Addio a Roberto Marchini

A dieci giorni dalla morte di Gaetano Tuccillo, l’Italia paga un nuovo tributo di sangue in Afghanistan. Ieri come allora a uccidere un italiano è stato un ordigno esplosivo improvvisato, il famigerato Ied che tante vittime ha mietuto da quando sono iniziate le operazioni militari in Afghanistan. Il primo caporal maggiore Roberto Marchini era un militare dell’Ottavo reggimento Genio Folgore di stanza a Legnago. Avrebbe compiuto 28 anni il prossimo 25 luglio ed era originario della provincia di Viterbo dove risiede la famiglia. Marchini era appena sceso da un mezzo per bonificare la strada da cui sarebbe dovuto passare un convoglio. L’esplosione lo ha colto di sorpresa a circa tre chilometri a ovest della Forward Operating Base “Lavaredo” nel distretto di Bakwa, nella provincia di Farah, non lontano dal luogo in cui il 2 luglio scorso aveva perso la vota il caporal maggiore scelto Tuccillo. Si tratta della quarantesima vittima italiana in Afghanistan dall’inizio dell’intervento. Il nostro contingente, inquadrato nella missione Isaf, a guida Nato, conta attualmente circa 4.200 uomini che si trovano soprattutto nell’ovest del Paese. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso «la gratitudine e il profondo cordoglio del Paese» . Lo stesso ha fatto, tra gli altri, il ministro della Difesa Ignazio La Russa e tutto il mondo politico. In maniera meno formale, a poche ore dalla notizia della morte dell’ultima vittima italiana caduta in Afghanistan, è stata creata su Facebook la pagina di saluto “Onore al Caporal Maggiore Roberto Marchini”. L’ultimo addio a Roberto dovrebbe svolgersi venerdì mattina a Roma. Al termine del rito, la salma verrà trasportata a Caprarola, dove sarà esposta fino alle 18 in una camera ardente nella chiesa di Santa Maria della Consolazione. I funerali in forma privata saranno celebrati nel cimitero di Caprarola. Era al suo ultimo giorno di missione in Afghanistan e alla terza missione all’estero.
La morte di Marchini riaccende le polemiche sulla permanenza dei nostri militari italiani in Afghanistan e nelle varie missioni internazionali in cui sono impiegati. Oltre la retorica del dibattito politico tra i sostenitori del ritiro dei nostri militari dai vari teatri geopolitici e chi riafferma ora più che mai il valore del ruolo dei nostri soldati, una “consulenza tecnica” sullo stato dell’arte delle varie missioni internazionali ci aiuta ad andare oltre le polemiche strumentali. Il recente decreto di rifinanziamento delle missioni ha lasciato inalterato il numero dei nostri militari in Afghanistan, «che però si ridurrà gradualmente dall’inizio del prossimo anno con l’obiettivo finale di lasciare, entro la fine del 2014, solo un contingente ridotto con compiti di addestramento delle forze di sicurezza locali» ci dice il generale Carlo Jean. C’è chi sostiene la necessità di una revisione delle decine di missioni militari per l’Italia che per anni ha schierato all’estero quasi diecimila soldati. «In realtà questo sta già avvenendo. Le nostre forze sono sono state ridotte un po’ dappertutto, d’intesa con i nostri alleati. In Libia è stata ritirata la portaerei “Garibaldi”; in Afghanistan gli accordi sono di dimezzare i contingenti del 25 per cento entro la fine del 2012 e del tutto alla fine del 2014, come per tutti i membri della coalizione». Si discute molto, poi, sulla necessità di ridurre il nostro impegno militare in Libano. Ma anche in questo scenario «la nostra presenza è stata più che dimezzata», ci spiega il generale Jean. «Da 1700 soldati siamo scesi ulteriormente a 700, dai 2100 iniziali». Alcune di queste missioni stanno gradualmente esaurendo la loro funzione, come in Kosovo.«Infatti da tempo i nostri contingenti sono stati ridotti drasticamente, impiegati solo per la stabilizzazione del paese e la protezione della cultura religiosa ancora minacciata». Il dibattito sulla dimensione dell’impegno italiano e sulla sua sostenibilità economica «non può prescidere dal fatto che l’Italia, come ha detto il Capo dello Stato non può agire in maniera unilaterale. Finora le nostre decisioni sui vari teatri militari sono state prese in base agli impegni presi e di concerto con i nostri alleati, adattando, noi come gli altri, le nostre forze alle situazioni contingenti. Non è possibile pensare che l’Italia possa sottrarsi agli impegni presi per la sicurezza internazionale».