«A novembre il voto del popolo del Pdl»

Come un nuovo allenatore di una squadra che ha bisogno di ritrovare il morale, Angelino Alfano ha avuto un pomeriggio da motivatore ancor prima che da tattico. Durante l’incontro con i coordinatori regionali del Pdl a Palazzo Grazioli il nuovo segretario del partito ha pescato anche una metafora è calcistica, particolarmente calzante per un partito il cui presidente è diventato famoso anche grazie alle vittorie del suo Milan. «Dobbiamo comportarci – ha detto Alfano – come se fossimo al novantesimo minuto di una partita di calcio. Esauriti i supplementari siamo in parità e chi segna il golden gol vince». La riunione per scaldare i motori e motivare i dirigenti è partita da una premessa solida quando ha sottolineato con orgoglio il ruolo svolto dal Pdl: dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo e difendere la nostra storia.
L’obiettivo è il coinvolgimento della base. In che modo è presto detto: «Penso a un election day a fine novembre che coinvolga tutte le province del nostro Paese per eleggere oltre cento coordinatori», ha aggiunto Alfano, in riferimento ai congressi del partito sottolineando l’esigenza che vi sia un’assemblea per ogni regione con la quale si spieghino le regole e alle quali è auspicabile che vi sia anche Berlusconi. Un capitolo a parte è stato riservato «il sentimento anticasta che l’opposizione vuole alimentare e il tentativo di far collassare il bipolarismo». Una miscela esplosiva, che si basa sul «tentativo di far andare la gente contro il Palazzo attraverso un sentimento anticasta, spacciando la manovra come una macelleria sociale e parlando di Parlamento di inquisiti».
Un intervento che ha galvanizzato i dirigenti, secondo quanto raccontato da un testimone d’eccezione.  «Ho riscontrato solo apprezzamenti sulla nomina di Alfano a segretario del partito, è amato da tutti e apprezzato anche fuori dal Pdl», ha raccontato ai cronisti Silvio Berlusconi. Complimenti che hanno fatto scattare l’applauso dei presenti. Il premier nel suo intervento è partito da alcune considerazioni. Intanto la necessità di recuperare consenso e fare le riforme promesse agli italiani. Berlusconi ha poi confermato la sua volontà di andare avanti e di completare la legislatura. Sulla rappresentatività interna, ha invece sollecitato a far valere il merito nella scelta delle persone. «Non chiamiamole primarie, ma elezioni popolari. Spetterà al nostro popolo scegliere i nostri candidati», ha  detto il premier parlando della scelta dei candidati alle prossime amministrative.
Sulle dinamiche interne alla maggioranza e sul suo rapporto con la Lega di Umberto Bossi, il presidente del Consiglio avrebbe confidato: «Certe volte riesco a spuntarla, altre no». Pur ribadendo la lealtà dell’amico Umberto e la solidità dell’alleanza con il Carroccio, Silvio avrebbe anche fatto notare che , come accade in tutte le buone famiglie, non sempre tutto fila liscio come l’olio. «Come accade in tutte le alleanze – avrebbe detto il Cavaliere – bisogna trattare su ogni questione e a volte riesco ad avere la meglio, altre no». Il metodo, indicato ai coordinatori regionali del partito, quindi, sarebbe quello di negoziare a oltranza e in continuazione pur di ottenere soluzioni condivise. A tal proposito, avrebbe citato il caso della manovra economica. «Non era come avrei voluto io, ma sono dovuto venire incontro alle richieste provenienti da varie parti, a cominciare da quelle del mio alleato più fedele», sarebbe stato il ragionamento del presidente del Consiglio. Pochi poteri che non gli permettono neanche di cambiare un ministro, ma «abbiamo una maggioranza per fare le riforme, compresa quella della giustizia e dell’architettura dello Stato».
Non sarebbe mancato l’ennesima critica ad alcune trasmissioni e ad alcuni conduttori della tv pubblica. A questo proposito, anche per recuperare consenso e arrivare direttamente agli elettori l’invito a usare «nuove forme di comunicazione, ricorrere ai nuovi media a partire da internet, come ha saputo fare bene Obama in America». Dal web alla vita quotidiana, ha pure ribadito la necessità di rilanciare il Pdl puntando sul territorio. Il premier, hanno raccontato alcuni dei presenti, si è presentato più motivato che mai «assicurando infatti che sarà presente in ogni regione per ridare slancio al partito».