Un applauso azzera le polemiche su Cecchin

Da ieri il giardino di piazza Vescovio è intitolato alla memoria di Francesco Cecchin. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha scoperto la targa che lo ricorda come «vittima della violenza politica». Nonostante le polemiche e i tentativi di impedirlo, anche Francesco Cecchin ora appartiene alla memoria collettiva di Roma. La sua storia di diciassettenne assassinato 32 anni fa perché militava con il Fronte della gioventù non è più, anche ufficialmente, una storia di parte.

«Un dono per tutta la città»
Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il ministro Giorgia Meloni,  l’eurodeputato Roberta Angelilli, la parlamentare Barbara Saltamartini, gli assessori comunali Fabrizio Ghera e Dino Gasperini, quello regionale Luca Malcotti, il consigliere comunale Federico Guidi, la presidente del Municipio 2 Sara De Angelis. Quando è finita c’è stato un applauso. Lo hanno tributato i molti che erano in piazza per partecipare a quel momento che, ha detto Alemanno, «è un dono per la memoria di tutta la città». Ma lo hanno tributato anche le persone che abitano sulla piazza e che all’inaugurazione dei nuovi giardini hanno assistito dalle finestre delle loro case. L’amplificazione faceva arrivare anche lì quello che veniva detto.

Le polemiche
Quello di ieri è stato un «dono» simbolico, legato a una restituzione reale: la cerimonia si è svolta nel corso dell’inaugurazione dei giardini riqualificati. «Era una piazza abbandonata, degradata e ora è stata riconsegnata ai cittadini», ha spiegato Sara De Angelis, anche lei destinataria delle polemiche che in questi giorni hanno preceduto l’intitolazione del giardinetto e indirizzate prima di tutto al sindaco. Due giorni fa ad Alemanno è stata recapitata una lettera in cui intellettuali e politici di varia natura, da Ettore Scola a Citto Maselli fino a Fausto Bertinotti, chiedevano di fermare l’intitolazione, parlando di «mancanza di un’adeguata informazione» e di «conseguenze che potranno derivare in un quartiere che in anni non lontani è stato teatro di episodi di violenza politica».

Perché quella targa fa paura?
«Vogliamo rendere piazza Vescovio – si leggeva nella lettera – una piazza aperta, agibile a tutti, luogo di incontro democratico, dove gli anziani possano trascorre i pomeriggi e i bambini giocare». C’era una parentesi a un certo punto della frase: «(Senza offendere la memoria di nessuno)». Un’altra parentesi tornava più sotto, quando si chiedeva al sindaco di «riconsiderare le decisioni assunte»: «Le proponiamo di rendere piazza Vescovio (senza, ribadiamo, offendere la memoria di nessuno e senza entrare nel giudizio sul merito della memoria di Cecchin) una piazza aperta, intitolando i giardini a tutte le vittime della violenza politica». Quelle parentesi avevano l’effetto di un evidenziatore sulla cattiva coscienza di quell’appello da cui, nonostante le precisazioni, traspariva un solo messaggio: no alla targa per Cecchin.

«I cattivi maestri sono ancora vivi»
Il sindaco ha risposto prima con una lettera aperta sul Corriere della Sera e poi nel corso della cerimonia di ieri. Ha parlato di stupore, ha sottolineato l’incongruenza logica per cui intitolare il giardinetto a Cecchin avrebbe precluso quello spazio a chi ha posizioni politiche diverse, ha concluso spiegando che l’intitolazione è «un doveroso atto di memoria nei confronti di una vittima, per condannare complessivamente la logica dell’odio che porta a qualsiasi tipo di omicidio politico». Poi Alemanno l’ha ribadito anche a voce, durante la cerimonia: «Cecchin è stato ucciso dalla violenza politica. I cattivi maestri non sono morti e sono ancora nella politica a spargere odio. Sono onorato di poter intitolare questo spazio a Francesco». I cittadini hanno applaudito.

Il quartiere ricorda (e non ha paura)
Francesco Cecchin è un ricordo ancora vivo in quartiere. O almeno lo è nella memoria di chi già viveva lì quando fu assassinato, buttato giù da un tetto a due passi dalla piazza. Quando tra il 15 e il 16 giugno si svolge la veglia di commemorazione, non c’è anno che le signore della zona non si fermino a parlare con i ragazzi che sono radunati sulla piazza, che non rivolgano un pensiero ormai da nonne a quell’adolescente. È successo anche quest’anno. La memoria di Cecchin, a piazza Vescovio, non fa paura e i cittadini l’hanno voluto far sapere al sindaco consegnandogli una sorta di controlettera in cui lo invitavano, in nome della pacificazione, a «proseguire nella sua azione». Eppure c’è stato chi, ieri, cavalcando ancora le polemiche, ha bollato quelle commemorazioni come «manifestazioni nostalgiche». «È grave – ha detto il consigliere regionale del Pd, Enzo Foschi – che a legittimare tutto questo sia stato il sindaco».

Una «sfida» per la pacificazione

L’intitolazione a Cecchin è frutto di una delibera del Comune, un atto istituzionale della città di Roma, il cui iter risale al 2009. «Del ricordo particolare e specifico ci deve essere una presa di coscienza, da qui deve partire un messaggio per il futuro», ha detto Alemanno, accogliendo quella che ha chiamato una «sfida»: «Non mi sottraggo alla sfida di dire facciamo un monumento per tutte le vittime della violenza politica. Anzi me ne faccio promotore». «Mi auguro che si costituisca un comitato che coinvolga tutti – ha aggiunto Alemanno – e spero che ne faccia parte anche Walter Veltroni che ringrazio per il suo impegno negli anni». Il sindaco ne aveva parlato in mattinata con il suo predecessore, poi ha scritto una lettera appello in cui chiede la collaborazione di tutte le forze della città e si augura che la Consulta cittadina per la memoria condivisa esamini la proposta e trovi un punto di sintesi sul monumento.

Contro ogni «barbaro omicidio»
Veltroni fece intitolare, nel 2006, un viale a Paolo di Nella all’interno di Villa Chigi, proprio alle spalle di piazza Vescovio. Alemanno era ministro dell’Agricoltura e insieme all’allora sindaco scrisse una delle pagine più forti del processo di pacificazione cittadina. Quel percorso non si è interrotto e procede in tutte le direzioni: «Da quando sono il sindaco – ha ricordato Alemanno – ho sentito il dovere, come i miei predecessori, di deporre una corona di fiori nell’anniversario della morte di Walter Rossi ai piedi del monumento che ricorda quel barbaro omicidio».