Tremonti “operaio”: colpisce Suv, pensioni d’oro e banche

La “bomba sociale” – come l’ha definita un po’ avventuristicamente Bersani – non è esplosa. Anzi, scelta dopo scelta, il testo della manovra ha messo al tappeto la sinistra, cancellando gli allarmismi della vigilia, il catastrofismo, le mistificazioni e tutto quanto era stato creato ad arte per gettare fango sul governo. È una manovra “operaia” (e questo già di per sé crea il panico nel Pd) perché “punisce” le banche e i Suv, mettendo invece al riparo le fasce deboli. È triennale, e quindi l’intervento viene spalmato e non fa male. Ricuce i rapporti con Tremonti, anche se la Lega mantiene alcune  perplessità in materia di pensioni e tiene la guardia alta. «Il governo  – ha detto Umberto Bossi – rimarrà in bilico fino a quando la manovra non passerà». In realtà, però, è più pretattica che altro. Il Carroccio, infatti, è riuscito ad avere ragione sulla possibilità di spesa per i Comuni virtuosi e adesso si limita a fare la voce grossa per ottenere qualche altro aggiustamento prima della presentazione del provvedimento in Consiglio dei ministri, attesa per oggi. Del resto è stato lo stesso ministro dell’Economia a dire che c’è tempo fino all’ultimo momento per proporre modifiche. L’importante è il pareggio di bilancio entro il 2014, secondo quanto previsto negli impegni assunti con la Ue.
Una stangata? No. In attesa della riforma fiscale che dovrebbe redistribuire il reddito a beneficio delle famiglie numerose e meno fortunate, cominciano a pagare le banche e chi possiede un’automobile particolarmente potente. Per le prime arriva la tassa del 35 per cento sulle operazioni di trading, che si applicherà al risultato complessivo netto derivante dalla gestione delle attività detenute per la negoziazione (un miliardo di gettito nel 2011, tre nel 2012). Per i secondi, se possessori di un’auto con potenza superiore a 125 kw/h, già da quest’anno viene introdotta un’addizionale sulla tassa automobilistica che aumenterà con l’aumentare della potenza. Per chi non paga sono in agguato multe del 30 per cento sull’ammontare dell’imposta.
Il quadro macroeconomico prevede circa 43 miliardi di euro di correzione complessiva, articolata quest’anno in 1,8 miliardi o poco più, nel 2012 per 5,5 miliardi, nel 2013 per 14 miliardi e nel 2014 per ulteriori 20 circa, anche se sulla cifra definitiva permane ancora qualche discordanza, visto che in un primo momento si era parlato di una correzione complessiva per 47 miliardi. Vanno in soffitta i tagli lineari e dal 2012 c’è un avvio di “spending review” per definire i “fabbisogni standard”  di tutte le amministrazioni dello Stato. Salta così la più gettonata argomentazione con cui l’opposizione di centrosinistra in questi anni si è contrapposta ai tagli del ministro dell’Economia. Finora, infatti, è stato sempre sostenuto che era stato bravo a mantenere sotto controllo i conti, ma con i tagli lineari aveva colpito alla cieca penalizzando anche chi non avrebbe dovuto esserlo. Da adesso in poi questo non succederà più. A meno che i ministeri non facciano orecchie da mercante. Nel qual caso i tagli lineari tornerebbero a manifestarsi.
A Via XX Settembre il tecnico spigoloso ha lasciato il passo a un Tremonti più dialogante che sponsorizza il confronto delle idee. Ogni ministero potrà esprimere un parere sulla strategia per il raggiungimento del budget che gli è stato assegnato. Intanto nel governo si apre un tavolo di discussione collegiale e la riduzione delle spese inutili potrebbe anche essere superiore al previsto. Come? Con robusti tagli che dovrebbero portare a risparmi per 8,7 miliardi di euro in quattro anni: 262 milioni nel 2001; 1,4 miliardi nel 2012; 2 miliardi nel 2013 e 5 nel 2014.
I sacrifici richiesti non si fermano qui. Tra le norme, c’è l’estensione anche al 2014 del blocco del turn over e degli adeguamenti economici (con deroghe) per il pubblico impiego; una stretta sulle pensioni d’oro per il 2012 e 2013 (almeno cinque volte il minimo) che si vedranno bloccata la rivalutazione automatica; l’aggancio delle pensioni alle aspettative di vita nel 2014 invece che nel 2015; un ticket di 10 euro sulle prestazioni specialistiche e di 25 euro sul pronto soccorso per i codici bianchi dal 2012. Norma già introdotta nel 2007 e tuttora presente in alcune regioni. Giorgio Napolitano affronta la questione  e ricorda che «il 7 giugno c’è stato un documento molto puntuale della Commissione europea che riconosceva lo sforzo fatto che rende credibile la vigilanza dei conti fino al 2012», ma sottolinea anche che «occorrono misure addizionali per il 2013 e il 2014». Quelle che il governo intende assumere con la manovra delineata martedì scorso.
Si poteva fare di meglio? Certo, tutto è perfettibile e, con ogni probabilità, prima del Consiglio dei ministri di oggi qualche cosa verrà ancora cambiata. Le polemiche che nelle prime ora sono arrivate dalle opposizioni hanno però tutta l’aria di essere delle mistificazioni gratuite. La correzione nei conti appare necessaria e nessuno la contesta. Il merito dei provvedimenti, invece, è un’altra cosa. Qui allarmismi, disfattismi e luoghi comuni la fanno da padroni. Bersani parla di «bomba sociale» che il centrodestra non è in grado di approvare. E c’è perfino chi, come Pier Ferdinando Casini, ipotizza che il governo pensi alle elezioni anticipate nel 2012. Come mai? Ma perché la richiesta di sacrifici, piuttosto modesta quest’anno, va poi crescendo da qui al 2014. Tremonti, in sostanza, è stato costretto a tenere conto del fatto che stiamo uscendo dalla crisi e che quindi i sacrifici immediati debbono essere più modesti. Via via, invece, i risparmi crescono, sia per effetto dei cosiddetti trascinamenti, sia perché si spera che, da qui al 2014, le cose vadano un po’ meglio in termini di Pil e di sviluppo. Quanto poi all’eredità pesante che verrebbe lasciato al Pd e agli altri partiti dell’opposizione per la prossima legislatura, c’è da dire che qui le polemiche si fanno sulla base delle speranze. Prima Bersani e i suoi devono vincere le lezioni.
Addirittura ridicole, infine, le polemiche sul ticket del pronto soccorso che, applicandosi ai soli codici bianchi, diventa doveroso, perché impedisce l’intasamento delle strutture ospedaliere pubbliche da parte di chi può anche rivolgersi senza problemi al medico di famiglia.
Nemmeno i tagli ai costi della politica vengono condivisi. Eppure lo stesso segretario del Pd, dopo aver letto la bozza di manovra, sostiene che il governo ha ripreso la proposta dei democratici «sui vitalizi e sul bisogno di uniformare i livelli retributivi ai parametri europei». Nonostante questo, però, contesta il provvedimento, mentre Giorgio Napolitano chiama tutti a «uno sforzo convergente» e Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, guarda con realismo alla normativa proposta e sottolinea che «bisogna disboscare nella politica e in tutte le strutture pubbliche. Una volta individuato il target europeo per i compensi ai politici – afferma – vanno commisurate anche le retribuzioni dei manager di Stato». E i distacchi sindacali? «Non ne parliamo – rileva – chissà se sono tutti necessari».
Fabrizio Cicchitto non ha dubbi: la manovra è un salto di qualità. «Il confronto ha consentito di definire una linea di rigore, temperata dall’esigenza di coesione sociale». E le critiche del Pd? «Giocano solo in una logica di scasso». Anche perché, sottolinea Giorgia Meloni,, «stiamo cercando di fare scelte condivise».