Tessera e giornale fanno il partito

La massima esprime ottimamente l’idea di aggregazione politica che, in più interventi, abbiamo nel tempo rappresentato. L’ha coniata – involontariamente – un dirigente del Pdl, giovane e senza origini “targate”. Gli è uscita così, mentre si ragionava di quello che il partito dovrebbe essere o diventare e quindi aggiunge genuinità al concetto.
Il Pdl è la grande incompiuta della politica contemporanea: un partito che ha vinto tutto per poi scoprire di non essere “partito” proprio nel momento in cui ce n’era bisogno.
C’è da ridiscutere quasi tutto; per farlo meglio. La selezione della classe dirigente, la composizione delle liste elettorali (con le primarie o meno), la comunicazione (come farla e, soprattutto, chi deve parlare a nome del partito…).
La tessera è la carta d’identità, il biglietto per partecipare, il certificato di appartenenza. Il giornale è il simbolo della comunicazione interna ed esterna e serve per sapere cosa accade all’interno della casa comune, quali parole d’ordine veicolare, per trovare un linguaggio condiviso, raccogliere e diffondere informazioni.
Oggi ci sono altri e innovativi mezzi, certo, più veloci e sicuramente meno costosi. Bisogna incrementarli e potenziarli tutti. Ma il giornale si porta in giro e si fa vedere come un distintivo e come una bandiera. Il giornale contagia più di un virus telematico. E profuma di tipografia e lavoro. E tradizioni.