Storie di ordinaria follia

La confusione, questa volta, è legittima. Persino i giornalisti possono aver frainteso in buona fede anziché per attaccare il ciuccio al carro del padrone. Perché questa storia dei precari della scuola ha davvero del demenziale. La sinistra editoriale ama i gruppi sociali, quindi parla sempre di “giovani”, “studenti”, “precari” ecc. La realtà – quella dannata reazionaria! – non vuole accettare di piegarsi a questa semplice razionalizzazione. Sui precari, poi, regna la confusione. Perché alcuni di loro – come facevano i traditori del proletariato – cambiano all’improvviso di status e abbandonano la lotta. Da mesi un gruppo di vincitori di concorso nel settore dell’educazione chiedono di venire inseriti nelle graduatorie. Questo li farebbe entrare in uno dei tanti “bacini” da cui si attinge per lavori precari. Nel frattempo, nel settore dell’istruzione come in qualunque altro, si sta cercando di estinguere i bacini di precari già esistenti, stabilizzandoli. Nel decreto sviluppo è stata prevista la stabilizzazione in tre anni di 65mila precari della scuola. Dovrebbe esserci una festa nazionale. Al contrario. Per intervento del Quirinale, i vincitori di concorso che volevano entrare nel bacino sono stati lasciati fuori, perché i funzionari hanno obiettato che fosse insensato creare nuovi precari prima di aver assorbito quelli esistenti. Gli esclusi hanno lanciato due petardi. E il titolo del giorno è “i precari della scuola” contro il governo.