Sinistra e nucleare? “Sì, “no”, “forse”, ma è solo…

La Corte costituzionale ha detto sì. Il testo del referendum sul nucleare così come licenziato dalla Cassazione è ammisibile in quanto è «connotato da una matrice razionalmente unitaria e possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneità ed univocita». Così è arrivato l’ultimo pronunciamento sul quesito che era stato riformulato dopo le modifiche introdotte al decreto omnibus che conteneva la moratoria sul nucleare. Ad alimentare le speranze dei referendari sull’ammissibilità del quesito era stato l’altroieri lo stesso neoeletto presidente della Consulta, Alfonso Quaranta che, pochi attimi dopo la sua elezione, aveva già annunciato: «Personalmente ritengo di no, il referendum non può essere cancellato».
Festeggia il comitato che sostiene i referendum: «Dalla Consulta arriva l’ennesimo e definitivo stop alle pretese di un governo che con una mano lascia libertà di voto e con l’altra cerca con ogni mezzo di sabotare il referendum. Ora la parola passa ai cittadini». E, ovviamente, anche le opposizioni gongolano. A partire dall’Italia dei valori: «Dopo quest’ultima lezione giuridica e di civiltà – ha affermato Antonio Di Pietro – ci auguriamo che il governo la smetta di frapporre bastoni tra le ruote del referendum sul nucleare». A ruota segue il Pd che non perde occasione per rilanciare l’attacco all’esecutivo,: «Il governo – ha affermato Stella Bianchi, responsabile Ambiente – le ha provate tutte per sfuggire ai referendum ma la Cassazione prima e la Corte Costituzionale all’unanimità ora hanno riaffermato il diritto di voto dei cittadini. Non è più tempo di trucchi».
Insomma, tutto secondo i piani. Il responso della Corte interpretato come un grande “spot” per il quorum, i referendari che approfittano della decisione per cantare vittoria e l’opposizione che si prepara al rush finale anti-atomo. Un attimo però. Siamo sicuri che l’opposizione sia proprio-proprio tutta antinuclearista? Certo, gran parte del partito di Di Pietro si è speso per raccogliere le firme per i quattro referendum. Però è anche vero che proprio all’interno dell’Idv c’è stato chi al Parlamento europeo (Gianni Vattimo e Luigi De Magistrisad esempio) la pensava in tutt’altro modo assieme ai colleghi del Pd Deborah Serracchiani e Luigi Berlinguer: come dimostra la risoluzione del novembre 2009 sulle emissioni. Ed è proprio all’interno del Pd che si contano le conversioni eccellenti. A partire dal segretario Pier Luigi Bersani (liberalizzatore sì, ma solo quando al governo ci stava lui) che sull’atomo ha detto tutto e il contrario. Tanto che uno dei firmatari di una lettera indirizzata a lui un anno fa sul nucleare come Tiziano Treu, di fronte all’ennesima capriola del segretario, ha alzato le mani: «Continuo a non credere che il nucleare sia il demonio». Per non parlare di Umberto Veronesi – contestato da tempo per aver accettato di guidare l’Agenzia per la sicurezza nucleare – che ha scelto addirittura di non parlare perché ha ben compreso che in questo momento il tasso di politicizzazione sui referendum è altissimo. Restano coerenti, anche se (quasi) in silenzio, alcuni rappresentanti dell’area più riformista del partito come Franco Bassanini e Matteo Renzi che sull’acqua ad esempio hanno detto che voteranno no. Sul nucleare invece, come conviene ai neoconversi, adesso tutti tuonano contro l’atomo e il governo che intendeva scippare l’istituto democratico ai cittadini.
Certo, in mezzo c’è stata la disgrazia di Fukushima. Ma quello che emerge dai cambi di opinione è quel “terzo tempo” (celato per la preoccupazione di raggiungere il quorum) con cui l’opposizione intende chiudere la tornata elettorale contro il governo. Eppure proprio sul nucleare un’icona della sinistra come Margherita Hack qualche giorno fa non ce l’ha fatta a tacere. «Occorre non interrompere la ricerca sul nucleare. Se tutte le volte che l’uomo ha scoperto una nuova applicazione della scienza si fosse fermato al primo incidente, saremmo ancora all’età della pietra e non avremmo mai messo piede sulla Luna. Da tutti i fallimenti si impara e si progredisce». Non c’è che dire: ragionamemto progressista fino al midollo. Eppure, dopo sua la dichiarazione e le polemiche interne che ha determinato, l’astrofisica ha fatto in qualche modo marcia indietro: in Italia «non è necessario né economico puntare sulla costruzione di centrali nucleari. È preferibile invece sviluppare la ricerca sulle rinnovabili». Eretica, ma con “disciplina”: voterà infatti “sì”. Contro il nucleare…