«Siamo ancora qua»: il governo a quota 317

Nessuna suspense, il primo appuntamento con l’Aula dopo Pontida fila via liscio per il governo che incassa la fiducia sul decreto Sviluppo. «Qua nessuno vuole staccare la spina», commentano tra i denti, un po’ accaldate e deluse, le seconde file dell’opposizione. Nessun terremoto come annunciavano i sismogafi politici, grandi esperti nel prevedere il giorno, il minuto e l’ora della Caporetto di Berlusconi che poi, come per le previsioni del week-end,  si rivela una giornata “normale”   
Ieri l’Aula della Camera ha approvato la fiducia (la 44esima dall’inizio della legislatura) sul maxiemendamento che sostituisce il ddl di conversione del decreto Sviluppo. Via libera con 317 voti favoreoli, 293 contrari e 2 astenuti (i deputati delle minoranze linguistiche Zeller e Brugger). La notizia “vera”, però, sta nascosta dietro il numero 317: è la prima volta che, dopo l’uscita di Futuro e Libertà dal Pdl, la maggioranza a Montecitorio supera quota 316 (in precedenza era arrivata al massimo a 314, tetto raggiunto sulla mozione di sfiducia del 14 dicembre e il 2 marzo scorso sul federalismo). Sfogliando i tabulati ci si accorge che la maggioranza può contare di fatto su 320 voti (se aggiungiamo i due parlamentari delle minoranze linguistiche e i due parlamentari della maggioranza assenti; uno del Pdl, per lutto e uno dei Responsabili, per malattia). Se i numeri contano devono contare sempre, quando si è in bilico, quando si perde e quando si conferma o si rafforza  un equilibrio che, per quanto difficile e imprevedebile, ancora «tiene», anzi aumenta la soglia di sicurezza.

La “quadra” tiene
Angelino Alfano, che non è certo uno spaccone, è «molto soddisfatto» e lo dichiara pubblicamente parlando con i cronisti di numeri «da maggioranza assoluta». Un viatico che consola il prossimo segretario del Pdl (che prenderà servizio ufficialmente a luglio) alle prese con le imminenti scadenze interne. Margherita Boniver si affida a una rockstar del calibro di Vasco Rossi per il suo commento, «eh già siamo ancora qua», dice indirizzando il suo sorriso alle Cassandre di turno, quelle dell’eterno tormentone che allunga la vita al premier («domani il goverrno cade, non ce la fanno più»). Lapidario anche Fabrizio Cicchitto che parla di «buon risultato» e non resiste al gusto della polemica, per quanto soft, nei confronti del presidente della Camera («chi ha parlato e parla della centralità del Parlamento ne deve tenere conto»).

Il “blitz” del Cavaliere
«Tanto tuonò che alla fine non piovve…», ironizza Ignazio La Russa che aggiunge, «oggi non eravamo in 317 ma in 318 perché l’onorevole Porcu era assente per un lutto». Maurizio Lupi decide di parlare dopo il secondo colpo della giornata andato a segno, la verifica a Palazzo Madama. «La maggioranza è solida e va avanti. Il voto di fiducia sul dl sviluppo è l’ennesima prova che, mentre le opposizioni passano il loro tempo a fare previsioni e a sperare che qualcuno stacchi la spina, il governo pensa al futuro del paese».
Le agenzie di stampa lo chiamano "blitz", il fatto che Silvio Berlusconi arrivi in Aula poco prima delle tredici e lasci la Camera subito dopo aver votato la fiducia per fare ritorno a palazzo Grazioli in vista della verifica parlamente al Senato, dove è atteso per le 16. Blitz? In realtà la mossa del Cavaliere è molto meno atletica e pericolosa: il premier va semplicemente in aula per esprimere il suo voto e "scappia via" per raggiungere l’altro ramo del Parlamento. Teatrale come sempre Tonino di Pietro, che non si accontenta di esprimere un semplice no al decreto (che si sarebbe confuso nell’anomimato dell’opposizione) e, alla seconda chiama, passa davanti al banco della presidenza e pronuncia a voce alta un romanesco “none”. Chiaro no? Nel pronunciare il suo niet all’amatriciana l’ex pm si sbraccia davanti a Rosy Bindi, presidente di turno, che lo ricambia con un sorriso divertito.

C’è chi dice no
In tutto sono  quattro i parlamentari finiani assenti al momento del voto, l’ex ministro Andrea Ronchi, Gianfranco Paglia, Mirko Tremaglia e Francesco Divella. Tra i Responsabili non vota Massimo Calearo, per il gruppo misto Antonio Gaglione, Calogero Mannino, Italo Tanoni e Ferdinando Latteri. Nell’Udc mancavano l’eletto all’estero Riccardo Merlo e Pietro Marcazzan, mentre per il Pd l’unica assente è stata la radicale Elisabetta Zamparutti. Un solo assente (per un lutto in famiglia) anche nel Pdl, Carmelo Porcu.

Quel giallo che non c’è
Durante l’esame degli ordini del giorno, appena votata la fiducia, un certo mormorio comincia a farsi largo tra i banchi: motivo? Non sono disponibili per i deputati i fascicoli che contengono i testi degli odg. «Di che cosa stiamo parlando se non abbiamo i testi? Come si procede cosi?», protesta nervoso l’uddiccino Angelo Compagnon. I Democratici, però, non si perdono d’animo ed Erminio Quartiani invita ad andare avanti lo stesso. «Siamo nella fase dell’illustrazione, e ogni deputato illustra il proprio odg, di cui si presume conosca il suo contenuto. Quando dovremo votare si vedrà». Quando si dice il buon senso. Tante le novità e gli accantonamenti del decreto Sviluppo, che ha esordito in Parlamento con il “decreto sulle spiagge” (l’introduzione del diritto di superficie per 20 anni per chi gestisce strutture balneari in prossimità di spiagge e zone turistiche). Alle imprese viene proposto un tris di crediti d’imposta. Ai due bonus iniziali su ricerca e assunzioni nel Mezzogiorno, durante l’esame alla Camera si è aggiunta la riapertura della Tremonti Sud, cioè del credito d’imposta riconosciuto alle imprese che effettuano nuovi investimenti nel Mezzogiorno. Per il mondo produttivo la speranza è che ora la trattativa con l’Unione europea per poter spendere almeno i due crediti d’imposta al Sud utilizzando i Fondi europei si sblocchi subito.

La sinistra grida allo scandalo

Il tentativo proposto dal Pd di anticipare la pronuncia di Bruxelles sui fondi comunitari ricorrendo subito al Fas alla fine non ha ottenuto il via libera del governo. Il decreto sviluppo, con un nutrito pacchetto di semplificazioni fiscali, rappresenta anche un tentativo di pax fiscale tra contribuenti ed Equitalia. All’opposizione non resta che gridare allo scandalo. Tra i più arrabbiati il democratico Cesare Damiano che parla di «colpo di mano del governo contro i lavoratori precari della scuola», ma si riferisce forse all’emendamento fatto togliere dal maxiemendamento – dicono – da funzionari del Colle. Un’altra vittima dell’autopropaganda?