Scuola: i libri di testo e il pensiero unico

Una cosa è certa: qualsiasi proposta sulla scuola, anche la più innocua, finisce per provocare una catena di reazioni scomposte, manco si abbattesse un totem sacro. Lo si è visto con il maestro unico, il tempo pieno alle elementari, l’introduzione dei voti, il famoso 7 in condotta. Polemiche di fuoco, che a conti fatti si sono rivelate inutili e fuorvianti (tanto che oggi non ne parla più nessuno). Ma ormai è un’abitudine: viene fuori un’idea nuova, suonano le trombe e gli “indignati” nostrani, tutti schierati militarmente a sinistra, scendono in campo per gridare allo scandalo, all’attentato alla scuola pubblica e ad altre corbellerie del genere, con annessi scioperi e cortei. Ora sta per aprirsi un altro fronte su quanto dichiarato, in un’intervista a Pocket, da Giorgia Meloni. Per la titolare del ministero della Gioventù, infatti, «nelle scuole ci sono libri che denotano scarsa obiettività sulla storia contemporanea, che va a interessare anche la cronaca politica di oggi». Fin qui, nulla quaestio, basta sfogliarne uno qualsiasi per averne conferma. «Credo – ha aggiunto – che la soluzione sarebbe liberalizzare lo studio, proponendo agli studenti una rosa di testi tra cui scegliere, senza vedersi imporre un unico testo dai docenti». Parole che non scandalizzerebbero nessuno, se non fosse che toccano un nervo scoperto. Non a caso, il Pd è intervenuto subito per tirare il freno: «La soluzione secondo la Meloni? Liberalizzare libri come fossero pompe di benzina». Sì, non saranno pompe di benzina ma chissà perché da quei testi sacri sono state strappate parecchie pagine (il caso delle foibe non è certo il solo) e le interpretazioni della società contemporanea sono sempre a senso unico. Ma anche qui la sinistra è maestra: la sua prepotenza politica viene presentata come difesa della democrazia. Ergo: dare la possibilità allo studente di scegliere un libro di testo è una forzatura, imporglielo è invece segno di libertà. Di quale libertà si parli, però, è tutto da verificare. E forse ai prof di sinistra conviene… starsene zitti.