Ritorno alla Casa delle libertà?

Di Pietro ci ha detto che il tempo dell’antiberlusconismo è finito, che le contrapposizioni manichee non daranno risposte ai problemi del Paese, che sostenere che – se se ne andasse Berlusconi –  magicamente tutto andrebbe al suo posto è da irresponsabili. La sinistra del tanto peggio tanto meglio, del buttiamo giù tutto il palazzo pur di fare fuori l’eterno avversario, non convince più. La vittoria alle amministrative di esponenti importanti dell’antiberlusconismo potrebbe essere un boomerang: De Magistris non riuscirà a dare le risposte alla richiesta di legalità e di normalità che i suoi elettori napoletani si aspettano; Pisapia dovrà governare Milano insieme agli inossidbili poteri forti; Fassino si nasconde per non finire stritolato dalla pressione della sinistra massimalista che lo ha votato e che ora assalta i cantieri della Tav e cerca di bloccare l’accordo sindacale con la Fiat.
Se Berlusconi non si candidasse nel 2013 cosa resterebbe della coalizione anti-Cav? Quale collante la terrebbe insieme? Gli elettori di De Magistris e di Di Pietro sono di sinistra? E Casini potrebbe ragionevolmente motivare un intruppamento nelle file di Bersani, di Vendola o di D’Alema? Buttiglione pensa di no. Anzi va oltre, quasi a rispolverare immagini del ’94, quando l’Italia dei “moderati” iniziò la sua lunga marcia. Questa maggioranza governerà fino al 2013, è evidente. Due anni circa per rilanciare il Paese. Chiunque voglia governare dopo, dovrà salvarlo oggi.