Reti idriche ed energia: si ricomincia

Quattro su quattro, quorum largamente superato (56,8 per cento di votanti). Per tutti i quesiti la percentuale di “Sì” supera il 95 per cento. Su acqua, nucleare e legittimo impedimento gli italiani hanno scelto in maniera chiara. A Silvio Berlusconi non rimane che registrare «una volontà di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul nostro futuro che non può essere ignorata». In una nota ufficiale il premier riconosce che «anche a quanti ritengono che il referendum non sia lo strumento più idoneo per affrontare questioni complesse appare chiaro che la volontà degli italiani è netta su tutti i temi della consultazione». Ora «governo e Parlamento hanno il dovere di accogliere pienamente il responso dei quattro referendum».
Punto e a capo, dunque, con quali risultati? Sul quesito che riguarda l’energia la sintesi brutale è che Adriano Celentano ha battuto Umberto Veronesi. Il Molleggiato festeggia il no irreversibile al nucleare. «Ancora una volta gli italiani, nonostante la morsa dei partiti nella quale si trovano costretti a convivere, hanno dimostrato di essere avanti a tutti gli altri popoli». «Abbiamo vinto. Ma ora  dobbiamo pensare ai francesi (che, grazie alle loro centrali, ci forniscono l’energia elettrica ndr). Dobbiamo disinnescare quella bomba che hanno sotto il letto». Dall’altra parte Veronesi, riflettendo sulla vittoria dei sì «al quesito referendario sul nucleare», si dice «preoccupato seriamente perché l’Italia non possiede fonti energetiche proprie ed è già nella situazione di dipendenza energetica che gli altri Paesi – nota l’oncologo – si stanno impegnando a evitare con consapevolezza e impiego di risorse».
Con i due referendum sull’acqua, invece, si «rischia di buttare all’aria un intero settore sulla base di demagogie e falsità», attacca l’amministratore delegato di Acea, Marco Staderini. «Tutti hanno votato all’unanimità una legge (decreto Ronchi) e ora si dividono su un tema che è rimasto lo stesso». L’abrogazione del decreto richiede una nuova normativa. Al momento in Italia la gestione delle risorse idriche è solo per il 7 per cento affidata ai privati. Il sì, inoltre, vieta di fatto la liberalizzazione anche dei servizi pubblici come trasporto e rifiuti. Spetterà al Parlamento riscrivere una legge che eviti una contraddizione che ieri era posta in evidenza dal Sole 24 ore. «Il primo effetto formale è il superamento del divieto esplicito per gli enti locali di affide le gestioni a proprie aziende in house senza gara». Il rischio è che si realizzi quanto paventato da Emma Marcegaglia. «La gestione è già pubblica al 90 per cento ma si è fatta confusione con chi fornisce il servizio. Senza i privati chi investirà i 70 miliardi che servono per evitare la dispersione? Dovrà essere il pubblico a doverlo fare. Ma così aumenterà il debito». Con un rischio, dunque, è che tutto rimanga in mano pubblica con servizi amministrati «magari ai trombati della politica»
I quattro sì non vanno letti come un voto contro il governo secondo Angelino Alfano. «Il Pdl – ha notato il ministro della Giustizia – ha lasciato ai suoi dirigenti, militanti, iscritti piena libertà su tutti i piani, quello di partecipare o no al voto, quella di votare sì o no ai vari quesiti. Perdipiù nel merito di un paio di essi – quello sul nucleare e quello sul legittimo impedimento – la questione a nostro avviso era già risolta in un caso per la nuova legge, in un altro per un deliberato della Consulta». ,
Dimissioni di Berlusconi? «Quando la Democrazia Cristiana perse il referendum sul divorzio, poi governò per altri 20 anni», ha ricordato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Una lettura che per Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, va letta secondo parametri chiari: «C’è stato indubbiamente un effetto trascinamento prodotto dal quesito sul nucleare dopo la tragedia di Fukushima. Legare l’esito di questo voto alla tenuta del governo – come si sono affrettati a fare sinistra e Terzo polo – è una operazione vecchia e poco rispettosa del Parlamento e delle sue regole alle quali ci si appella a corrente alternata e solo quando fa comodo». Al Pd che esulta, Claudio Scajola ricorda invece che  «Bersani voleva rendere competitivi i servizi pubblici, ha più volte ribadito che servizio idrico dovesse avere una componente forte di privatizzazione e in questa legge che viene abrogata è previsto che il privato non possa avere più del 40 per cento. Insomma, chi governerà questo Paese troverà di nuovo questi problemi».
Chi non minimizza Gianni Alemanno: «È fin troppo evidente che in questo voto si sono intrecciati problemi politici e tematiche programmatiche di alto profilo. Il centrodestra – incalza il sindaco di Roma – non può in alcun modo minimizzare questo risultato e deve trarne conseguenze dal punto di vista della propria rotta politica e da quello dei propri contenuti programmatici». A non minimizzare affatto sono quelli della Lega. «Alle amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un’abitudine… Per questo – attacca il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli – domenica andremo a Pontida per dire quello che Berlusconi dovrà portare in aula il 22 giugno, visto che vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c’è il due senza il tre…».