Quanto silenzio su quel quarto referendum…

Facile come un gol a porta vuota in una partita truccata. Le battaglie referendarie per il 12 e il 13 giugno sono già vinte dal comitato del sì: trendy, glamour e politically correct. E chi più ne ha (di aggettivi alla moda) più ne metta.
Emblematica la campagna machista virante verso il porno che circola da alcune settimane sul web e sui social network. Una procace signorina esplode di piacere artigliando le lenzuola: “Sì, sì, sì, sì. Vieni. A votare”. Roba da far sembrare un gentiluomo anglosassone Rocco Siffredi mentre promuove le patatine. Eppure non una sola voce femminista si è levata per dire che quello spot forse è volgare. Neanche una cultrice del bon ton istituzionale, né uno solo degli indignati speciali che affollano i salotti della sinistra. Tutti in silenzio, incluse le signore che tanto si sono battute contro l’uso del corpo femminile nella comunicazione, in politica e nelle pubblicità. Niente di niente. Segno che in questi referendum, come in guerra e in amore, tutto è lecito. E pazienza se l’immagine della donna ne esce peggio che in una puntata di “Colpo grosso”.
L’altro aspetto che balza agli occhi è che del poker di quesiti a monopolizzare il dibattito siano i due sull’acqua e quello sul nucleare. Il quarto che riguarda il legittimo impedimento, viene dribblato con insolita prudenza persino dalla sinistra. L’eventualità di porre un vero e proprio plebiscito sulla figura di Silvio Berlusconi evidentemente viene considerata troppo rischiosa persino da Bersani e soci. È vero, ci si batte per i quattro sì, ma a tenere in piedi il dibattito sul quarto quesito è solo l’Italia dei Valori, che da sola ha raccolto le firme e promosso il referendum. Eppure, se davvero Berlusconi fosse così in caduta libera e al tramonto della sua popolarità, sarebbe facilissimo insistere su questo tasto: “Dopo le amministrative andate a votare per mandarlo a casa". A dirlo in questi termini non c’è neanche Antonio Di Pietro, che proprio sul quarto referendum si gioca una parte del suo peso specifico all’interno del centrosinistra. «Veramente, vorrei de-dipietrizzare e de-berlusconizzare i referendum. Quei quesiti non trattano problemi politici, ma esistenziali». Il legittimo impedimento?  «Dobbiamo essere tutti uguali davanti alla legge. Chi governa deve essere processato prima degli altri, in modo che i cittadini sappiano se è ladro o galantuomo». Alla domanda, che succede se vincono i sì, replica con un messaggio che pare indirizzato più ai democratici di Bersani che alla maggioranza. «Mi impegno a non usare la vittoria come una clava nei confronti del governo. I temi politici su cui combattere sono altri».
Il silenzio sul quarto referendum coinvolge tutta l’informazione, inclusi i telegiornali del servizio pubblico, di Mediaset e La7, come ha notato Roberto Zaccaria, deputato Pd e coordinatore del gruppo di ascolto sul pluralismo dell’informazione. «Dalle rilevazioni dell’8 giugno emerge che l’attenzione dei tg è focalizzata su acqua e nucleare. Quasi nessun cenno al legittimo impedimento». Intanto si allarga il fronte trasversale per il sì, tutti uniti appassionatamente: dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani a Marco Pannella, padre di quasi tutte le campagne referendarie italiane. «Andrò a votare e voterò 4 sì» per convinzione e per tattica» spiega il leader radicale. «Voterò sì al quesito sull’impunità con assoluta convinzione  perché sono un garantista e non voglio privilegi, e sì ai due quesiti sull’acqua perché, al di là dei pro e dei contro, spero che successivamente possa maturare una vera riflessione sul tema».
Le cause già vinte fanno uscire allo scoperto personaggi dei quali si era persa traccia. Ieri è stata la volta di Oliviero Diliberto, segretario nazionale Pdci-Federazione della Sinistra, che ha lanciato un memorabile appello su youtube. Per la serie “a volte ritornano”, si è fatto vivo anche l’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: «Andare a votare sì ai referendum è un atto di responsabilità per sé stessi e per le generazioni future». Un altro intervento del quale i posteri faranno sicuramente tesoro. All’appello sul web non poteva mancare Nichi Vendola. Anche l’immaginifico governatore pugliese ha approfittato di Facebook per sollecitare gli elettori a non far mancare il quorum. Dall’altra parte del fronte ovvio che faccia quasi tenerezza chi prova a opporsi. Come Riccardo Migliori (Pdl) che ha invitato «all’astensionismo consapevole» per boicottare i questiti e far mancare il quorum. O come Oscar Giannino, eroico testimonial del fronte del no al referendum sull’acqua. Le argomentazioni del giornalista economico sul fatto che con la legge Ronchi nessuno verrà assetato hanno visibilità pari a zero. Per non parlare dell’oncologo Umberto Veronesi, ricoperto di insulti persino da alcuni compagni di partito del Pd solo per il fatto di aver difeso l’energia nucleare nonostante l’onda emotiva del dopo Fukushima.
Per capire quanto è diventata trendy la campagna referendaria bastava passeggiare ieri pomeriggio per il centro di Roma, dove si è registrato un piccolo incidente diplomatico per il rinvio della corsa «nudi» per il referendum organizzata sul web dal comitato “Nudi per 4 sì”. «Non ci faremo intimidire la corsa si farà ma non comunicheremo né luogo né orario» ha tuonato David Boriello, uno degli organizzatori de “Il miglio nudo per il quorum”. Ovviamente non è mancata la provocazione. Una donna, che doveva partecipare alla corsa, si è svestita davanti ai giornalisti e cameramen ed è tornata nell’ex cinema Rialto, punto di partenza dell’iniziativa rinviata, in topless per la gioia dei fotografi. Tutti in fila per salire sul carro dei vincitori, se fa più chic, anche senza vestiti.