«Ora tocca a Coni e governo lavorare per un’altra etica»

«Guai a minimizzare, va immediatamente organizzato un tavolo con tutti i soggetti interessati: dal Coni alla Federcalcio, dai rappresentanti del governo alle associazioni dei calciatori per ragionare su eventuali interventi legislativi. Forse qualcuno ha abbassato la guardia». Sul nuovo scandalo del calcioscommesse Pino Capua parla da addetto ai lavori, ma anche da tifoso addolorato. È presidente della commissione antidoping della Federcalcio e consulente del sindaco Alemanno per le politiche sportive del Comune di Roma, ma parla soprattutto da uomo di sport e da “innamorato” di calcio. Il fatto che nell’inchiesta sul calcioscommesse che ha portato in carcere 16 persone ci sia anche Beppe Signori, per anni capitano della Lazio, per Capua, tifoso biancoceleste rappresenta una ulteriore amarezza.

Che idea si è fatto di questa inchiesta?

Fermo restando che non abbiamo ancora una verità processuale, la prima reazione è stata di sincero dolore. Anche per quanto accaduto a Signori. Non ero a conoscenza della sua passione sfrenata per le scommesse. Però, a parte lui, il quadro è quello di addetti ai lavori non di vertice, che evidenziano un’attitudine per certi versi ancora più sconfortante.

In che senso?

Segna una mentalità nella quale il guadagno, se non può arrivare attraverso l’ingaggio, passa attraverso le scorciatoie. C’è un evidente degrado culturale e di valori.

I precedenti casi di calcioscommesse non hanno insegnato niente?

Evidentemente queste persone si sentivano impunite, prese dalla cupidigia e dalla compulsività erano convinte di farla franca. Se fosse vero, sarebbero criminali e stupidi.

Perché stupidi?

Prendiamo il caso del portiere della Cremonese, Marco Paoloni che, sempre secondo le accuse, avrebbe somministrato del benzodiazepine  ai compagni di squadra, la sua è stata una mossa criminale e stupida. Un sonnifero così non sai che effetti può avere, di sicuro dal punto di vista medico non ha efficacia immediata così come si è visto. Alla fine, infatti, il tentativo di indebolire i compagni di squadra non ha avuto effetto, tanto che poi la Cremonese vinse lo stesso la partita.

Più che menti raffinate sprovveduti?

Non mi pare roba per cui pensare a chissà quale cupola.

Da medico sportivo e da presidente della commissione antidoping vede un legame tra il calcio scommesse e la pratica del doping?

C’è di sicuro la stessa aberrante logica. Giocare sporco pur di avere un vantaggio, ma per fortuna sono poche mele marce.

Anche lei con la definizione di mele marce? Lo ha detto anche Gianni Rivera, suona in un certo senso come un alibi del mondo del calcio.

Le sto citando dei dati oggettivi. Purtroppo le migliaia di praticanti che ogni domenica scendono in campo nel pieno rispetto delle regole e dei valori sportivi non fanno notizia. Quattro criminali, invece, rovinano tutti.

A proposito di doping, a che punto è la lotta?

Abbiamo numeri incoraggianti. Non esistono casi di positività da cinque anni. L’ultimo eclatante è stato nel 2003, il giocatore dell’Inter, Kallon, positivo al nandrolone.

Ne è sicuro?

Non tengo conto di chi è risultato positivo alla cocaina o ai cannabinoidi. In quei casi è un problema di stile di vita, ma un calciatore non assume quelle sostanze per alterare il risultato sportivo.

Non sarà che dietro tutti questi controlli andati a buon fine dall’altra parte c’è una forma di doping più raffinata che sfugge ai controlli?

Chi può dirlo? Di certo la nostra è una continua rincorsa, ma i parametri sono quelli imposti dalla federazione internazionale, a cominciare dal massimo organismo mondiale del Cio, che è la Wada. Seguiamo i parametri imposti dagli organi mondiali.

Nella lotta al doping a livello legislativo a che punto siamo in Italia?

Esiste una legge, la 376 del 2000, che può essere migliorata. Anche prendendo spunto da questo nuovo scandalo del calcioscommesse, si può ripartire alzando la guardia e sollevando la soglia di atttenzione in tutti gli ambiti che riguardano l’etica dello sport. Inclusa quindi la lotta al doping.