Nord-sud: l’inutile duello alla vigilia della verifica

Silvio Berlusconi stavolta ha fatto tutto da solo, facendo ricorso il meno possibile a suggeritori, consiglieri e presunti saggi: ha steso e corretto riga per riga quell’intervento che oggi al Senato deve centrare l’obiettivo di mettere tutti d’accordo, con un’oculata scelta dei termini, degli aggettivi, dei messaggi più o meno in codice da lanciare alla sua maggioranza. Le richieste della Lega, a Pontida, si muovono sul filo della propaganda, ma qualcosa bisognerà pur concedere ai reduci del pratone bresciano, tra ministeri al nord, Libia e riforma fiscale. Senza però mettere in imbarazzo il “partito del sud”, che scalpita e si nutre di questa conflittualità geopolitica. Lo scontro sul trasferimento delle sedi di governo al nord si è gonfiato a dismisura, creando un’inutile contrapposizione che danneggia la strada del rilancio per il governo ed enfatizza divisioni che si basano più su velleità propagandistiche che su reali necessità del Paese. Nord contro sud è lo schema sviluppato dalla Lega e dal Pdl “romano”, con un concorso di colpa che ha favorito una spaccatura intestina al centrodestra che non giova a nessuno e alla quale sarà necessario metter fine prima possibile. La roulette di governo inizia oggi, alla Camera con la fiducia sul decreto sviluppo, prosegue alle 16 al Senato con lo “show down” del premier sul futuro dell’esecutivo e il bis di domani, ancora a Montecitorio, con voto di fiducia possibile, se l’opposizione dovesse presentare una mozione di “sfiducia” per costringere alla conta il centrodestra. Due giorni di fuoco, fiamme e pallottolieri.

Ministeri, le trappole del Pd
Il Pdl “romano”, che da ieri ha iniziato una raccolta di firme per contrastare il secessionismo ministeriale del Carroccio, attende il premier al varco. Negli stessi minuti in cui Berlusconi oggi pomeriggio parlerà al Senato per la verifica richiesta dal Quirinale dopo il rimpasto di governo, spiegando come intende regolarsi con il trasferimento delle sedi, alla Camera il Pd proverà ad attirare i parlamentari del Pdl a trazione “capitolina” verso il proprio ordine del giorno contro i ministeri al nord, all’interno della discussione sul decreto sviluppo propedeutico al voto di fiducia. Stessa posizione potrebbe arrivare, in un altro odg, dal Pdl “romano”, come annunciato ieri dal sindaco Alemanno: ma sulla data della sua discussione non si sa ancora nulla. Di sicuro il sindaco avverte: sulla nostra mozione arriverà il 90% dei consensi bipartisan. Ma anche sulla Libia il premier, oggi, a Palazzo Madama, dovrà fare attenzione a concedere qualcosa a Bossi senza irritare il presidente Napolitano, che anche ieri ha ribadito come non sia possibile rimettere in discussione i termini della missione internazionale. Un bel rebus, per Silvio, che dal doppio passaggio parlamentare di oggi e domani, al Senato e alla Camera, ha necessità di ridare slancio alla propria maggioranza, tacitando il duello nord-sud ma anche garantendo respiro all’azione del suo governo, per portarlo fino alla fine della legislatura.  

La secessione irrita il Vaticano
«La Chiesa deve frenare queste mire secessionistiche», ha tuonato ieri l’arcivescovo Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale, commentando il discorso del ministro Umberto Bossi a Pontida, con particolare riferimento alla richiesta di spostare al nord alcuni ministeri. «Un gesto di grandissimo disprezzo per il sud», lo definisce il capo-commissione Cei, sottolineando che «la Lega paradossalmente ripete gli errori che rimprovera a Roma». La replica è arrivata direttamente dal ministro Calderoli, che ha personalmente preparato il ddl sui ministeri. «Il nostro progetto non riguarda soltanto il nord ma concerne l’intero Paese, compreso il sud: riteniamo, infatti, che anche il Mezzogiorno possa legittimamente aspirare ad avere dei ministeri dislocati sui propri territori», è la posizione del ministro.

La frenata dei vertici del Pdl
Nelle stesse ore in cui il governatore del Lazio, Renata Polverini, e il sindaco di Roma Gianni Alemanno, organizzavano le barricate contro la Lega, i vertici del Pdl mostravano un evidente fastidio per lo scontro in atto. «È sbagliato agitarsi se ancora non piove, in quel caso aprire l’ombrello porta sfortuna, quindi è prematuro aprire l’ombrello. Magari non pioverà mai. Polverini e Alemanno si bagnano prima che piova», diceva il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Chi volesse «mettere in discussione il ruolo di Roma Capitale, troverebbe in me un fiero nemico» aggiungeva il ministro, secondo cui “il trasferimento dei ministeri comporta una nuova legge, il fatto che Bossi abbia parlato di un suo decreto si riferisce a sedi di rappresentanza». La Russa ha aggiunto di avere a Milano una sede per il proprio ministero «senza aumento di costi». Per il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, il leader della Lega Umberto Bossi ieri a Pontida ha consolidato il rapporto con il Pdl, mentre «la questione dei ministeri al Nord è del tutto marginale». «Non mi pare che Bossi abbia detto solo questo – ha spiegato Matteoli – domenica ha detto diverse cose che mi paiono anche di buon senso. E soprattutto – ha sottolineato Matteoli – Bossi ha consolidato il rapporto con il Pdl e ha detto che bisogna andare avanti e terminare la legislatura. Vedo però che si registrano le cose che ha detto in maniera marginale, anzichè questo aspetto politico molto importante, cioè di continuare ad andare avanti con questo governo. Mi pare che questo lo abbia detto chiaramente». Acqua sul fuoco anche dal capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, in vista dei passaggi parlamentari, non senza qualche stoccata al pattito della “capitale”: «È in atto un confronto, ma è sbagliato drammatizzare sia da parte di chi è al nord e sia per chi è a Roma che dovrebbe occuparsi di governare la Regione e il Lazio». Immediata la replica di Alemanno: «Cicchitto non si deve innervosire troppo. È un romano e da parlamentare romano deve stare dalla nostra parte».

La raccolta di firme al Pantheon
Proprio il sindaco di Roma s’è confermato tra i più attivi sul fronte del “no” ai ministeri del nord. E ieri pomeriggio si è presentato al Pantheon dove la governatrice Renata Polverini ha aperto con il suo nome la raccolta di firme bipartisan contro il trasloco dei ministeri dalla capitale. A seguirlo poco dopo è arrivato anche Pier Ferdinando Casini che si è augurato che dietro l’ordine del giorno del Pd per fermare sul nascere lo spostamento dei ministeri al Nord si crei «una grande convergenza».