«Niente poltrone, io lavoro per il partito dei moderati»

Il telefono squilla in continuazione. Più auguri o cattiverie? «Quasi tutti messaggi di benvenuto», spiega Dorina Bianchi, senatrice fresca di passaggio dall’Udc al Pdl. Quasi tutti, è ovvio. Il plebiscito in questi casi è improbabile. E Berlusconi? «L’ho sentito ieri, mi ha fatto gli auguri, faremo presto un brindisi al gruppo del Senato». Messaggi sfiziosi? «Molti mi hanno scritto: finalmente. Altri: ce l’hai fatta! Ma quelli che mi hanno fatto più piacere sono stati i messaggi che mi sono arrivati dalla mia terra», spiega.
In realtà Dorina Bianchi, che Rutelli qualche anno fa definì la deputata più bella dell’intero Parlamento, è nata a Pisa e vive a Roma. Ma considera la Calabria “la sua terra”, visto che lì fu eletta per la prima volta con la Casa delle libertà, nel 2001, quando militava nel Ccd di Pierferdinando Casini. Lupus in fabula, Casini. «No, lui non s’è fatto sentire…», taglia corta Dorina. Sembra passato un secolo da quando l’attuale segretario dell’Udc le mandò un sms in cui le suggeriva di andare “dove ti porta il cuore”, dopo la decisione della Bianchi di candidarsi a sindaco di Crotone col sostegno del Pdl. Eppure era solo poco più di un mese fa. «Ieri ho parlato con Cesa – spiega la senatrice – gli ho spiegato i motivi della mia decisione, l’ho ringraziato, ma non posso dire certo che non se l’aspettasse. Questo passaggio al Pdl era maturo da un paio di mesi».

Quanto ha influito la vicenda di Crotone?

Bè, è chiaro che in campagna elettorale si è cementato un rapporto di collaborazione con il Pdl, che mi è stato vicino con tutti i suoi vertici, da Berlusconi a Matteoli, ad Alfano, a Gasparri. A parte l’amicizia, da sempre mi sento molto vicina al Popolo della libertà su tanti temi.

Il Pdl le ha offerto posti da ministro, da sottosegretario?

No, assolutamente. Del resto, se avessi avuto queste ambizioni, mi sarei mossa molto prima. La mia scelta di candidarmi a sindaco a Crotone, nel mio collegio, che è anche da sempre feudo della sinistra, accettando una sfida difficilissima, dimostra che non rincorro posti o incarichi facili.

Che cosa ha detto a Cesa?

Che io credo nel progetto di un grande partito dei moderati, che voglio lavorare alla costruzione del Ppe italiano e che in questo momento politico trovo la sfida particolarmente affascinante: anche perché il Pdl sta dimostrando di lavorare al suo interno anche con spirito critico e costruttivo per dare vita a un percorso nel quale credo che farà parte, prima o poi, anche l’Udc.

L’annuncio del suo passaggio al Pdl arriva il giorno dopo la presentazione di una manovra molto rigorosa per i conti pubblici, sulla quale si cerca un’intesa bipartisan. C’è un nesso?

Sì, perché ritengo che mai come oggi l’Italia abbia bisogno di stabilità politica, di responsabilità, di una maggioranza che sappia portare il peso politico di scelte anche dolorose ma necessarie. Sarebbe stato molto più facile, per me, stare dall’altra parte e sparare a zero su ogni misura impopolare.

In quanti la pensano come lei, nell’Udc?

Diciamo che in pochi oggi sono disposti a fare una scelta non facile come la mia, per sposare da subito un progetto di riunificazione dei moderati. Certo, è più facile porre la pregiudiziale antiberlusconiana e stare ad aspettare. Ma anche l’intervista di Buttiglione (sul Secolo di ieri ndr) è un  primo segnale del fatto che in quel partito c’è chi lavora da subito per creare un fronte comune dei moderati e che vede un ritorno al bipolarismo, perché il Terzo polo non ha la capacità attrattiva per diventare maggioritario. Per questo  mi auguro che la divisione di oggi possa essere prima o poi superata a favore della riconquista di una prospettiva condivisa per i vari segmenti del Ppe che in Italia sono ancora separati.

Qualcuno dirà che lei è una voltagabbana, che dal Pd è finita nel Pdl.

Per favore, io nel Pd sono arrivata tramite la Margherita, per annessione, diciamo così, ma mi sono resa conto subito che per l’area cattolica non c’era margine di azione politica, che il quel partito dominava la componente laica. E nonostante questo, fino a che sono rimasta nel Pd, ho fatto le ma battaglie, talvolta anche votando, per ordine di partito, cose che non condividevo affatto. Il mio era un percorso verso il centro già segnato, che oggi termina nel Pdl perché un un partito che guarda a un grande polo moderato.

Che cosa si può fare di utile in questi due anni di legislatura che mancano?

Le prossime scadenze parlamentari, in particolare la manovra economica e la delega fiscale, a mio avviso sono decisive per il futuro del nostro Paese. Bisogna lavorare per agganciare la ripresa alla manovra di controllo dei conti, favorire l’approvazione della riforma fiscale, provare a migliorare il funzionamento della giustizia e cambiare la legge elettorale. Questo per me è un punto importante. Bisogna dare alla gente la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, basta con le liste bloccate, io faccio del radicamento sul territorio un motivo del mio impegno politico.

E il Pdl futuro, come lo immagina?

Ho molta fiducia in Alfano, che considero l’uomo giusto al posto giusto. La priorità sarà ricompattare il partito, eliminare le correnti e quell’assurdo schema 70-30 che non ha mai funzionato. Nemmeno nel Pd.