Media anti-Cav? Lo dice pure la sinistra…

adesso come lo spiegheranno ai loro lettori i corrispondenti esteri che il tycoon, il Caimano, il padrone di quattro quinti della tv italiana, della metà dell’editoria nazionale, il clone italiano del dittatore dello stato libero di Bananas, ha perso le elezioni perché aveva contro le tv e i giornali? Per ora non l’hanno fatto, hanno registrato il tracollo di Milano («Casa non più dolce casa», come ha notato l’Economist) e di Napoli, dove sarà interessante leggere prima o poi qualche reportage su quale è stata l’influenza della camorra in questa tornata elettorale.
La sconfitta alle amministrative sembra contraddire il tutto. Berlusconi una lettura l’ha data, in netta controtendenza. «Abbiamo pagato dazio perché siamo al governo. Ma hanno inciso trasmissioni micidiali come Annozero. Lavoreremo in Parlamento perché non accada più». Ovviamente mai spot fu più efficace per Michele Santoro e per i suoi sostenitori. Non a caso Beppe Giulietti ha già gridato alla censura. Per il portavoce di Articolo 21, il premier «sta preparando il terreno ad una nuova campagna di mobbing che favorisca l’uscita dalla Rai di Santoro e di altri protagonisti della tv pubblica, ipotesi che lo farebbe felice come politico e ancora più ricco come imprenditore».
Un ragionamento al quale replica a stretto giro di posta Giorgio Lainati, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai. «Appena si parla di rispetto delle regole per Santoro e la sua gestione privatistica di quasi tre ore della prima serata della tv pubblica, i tanti paladini della libertà d’informazione della sinistra si scatenano e cominciano a parlare di censura. Eppure anche nel Partito democratico c’è chi, coraggiosamente, accusa Annozero di essere un programma “ostentatamente fazioso”». L’esponente Pdl invita «gli esponenti della sinistra moderata a leggere quanto ha scritto su La Stampa Luca Ricolfi». Che cosa ha scritto il professor Ricolfi? «Che vince il cosiddetto “partito di Santoro”, quello degli ospiti eccellenti della trasmissione Annozero. Partiti e leader di partito, come Di Pietro e Vendola. Agitatori come Beppe Grillo, che ha lanciato le liste Cinque Stelle (dieci per cento nella rossa Bologna!). Giornalisti come Marco Travaglio e i colleghi del Fatto quotidiano. Ma anche folle, piazze, categorie, territori in collegamento con il conduttore e gli ospiti in studio». Sulla Stampa Ricolfi ha ricordato che «il partito di Santoro non è solo il luogo di precipitazione dell’antiberlusconismo, ma è stato anche, in questi anni, la voce – una voce talora faziosa e unilaterale – delle mille realtà che l’informazione ufficiale tende a ignorare». Quindi «le sole forze politiche che hanno sfondato sono quelle della protesta (Vendola e Grillo)». Uno scenario dove «Berlusconi ha perso, ma solo il partito di Santoro ha vinto. Questa è certamente una buona notizia per i molti nemici di Berlusconi, ma non è detto che lo sia per il centrosinistra».
Tra i paradossi, oltre quello citato da Ricolfi, c’è la campagna referendaria. Prendete     quello sull’acqua. Il messaggio che sta passando in questi giorni va solo e unicamente in una direzione. Quella di chi è per il sì all’abrogazione della legge Ronchi. Il massimo della contraddizione si vive nel partito di chi ha firmato la legge, l’ex ministro delle Politiche comunitarie, oggi esponente (non si sa ancora per quanto) di Futuro e libertà. Da una parte c’è una pubblicità schiacciante in favore del sì. In primis gli esponenti più movimentisti, su tutti Fabio Granata. Pare sufficientemente emblematico il fatto che l’associazione Libertiamo che fa riferimento a Della Vedova cerchi di spiegare le ragioni del no in un clima pressoché clandestino. Così, mentre ieri Repubblica ospitava un articolo in favore di Paolo Rumiz, dal titolo «Il Far West dell’acqua», i promotori del no, tra i quali il giornalista Oscar Giannino, siano costretti a rivolgersi alla posta dei lettori per far valere le loro argomentazioni. «Riceviamo e pubblichiamo una lettera indirizzata dai suoi autori al quotidiano La Stampa, non pubblicata, che risponde ad una serie di tesi e congetture pubblicate dal medesimo quotidiano a sostegno del SI al referendum abrogativo della legge Ronchi del  prossimo 12 giugno. Vista la ristrettezza degli spazi di informazione per il fronte del NO, Libertiamo.it mette a disposizione i propri al fine di contribuire alla partecipazione consapevole all’appuntamento referendario». Un modo non troppo implicito per denunciare il fatto che le voci favorevoli al governo faticano a trovare spazio sui media.  Insomma, proprio il capogruppo dei finiani alla Camera finisce per dare indirettamente ragione a Berlusconi. E un altro indiretto sostegno alla tesi berlusconiana è firmato da Piergiorgio Paterlini sul blog Piovonorane dell’Espresso. Il giornalista, tra i fondatori di Cuore arriva a sostenere che «Berlusconi non ha cominciato a perdere a Milano Napoli e in altre cento città. Ha cominciato a perdere a Sanremo (il Festival, non il Comune), il 19 febbraio». In che senso? «Roberto Vecchioni ha vinto Sanremo 2011 cantando «per l’operaio che non ha più il suo lavoro / per chi ha vent’anni e se ne sta a morire / in un deserto come in un porcile / e per tutti i ragazzi e le ragazze / che difendono un libro, un libro vero / così belli a gridare nelle piazze / perché stanno uccidendo il pensiero». Se non è il manifesto poetico dell’antiberlusconismo questo…». Perfino Sanremo in mano ai comunisti. A questa lettura neanche il Cavaliere ci era ancora arrivato.