Matteoli: serve una vera organizzazione

Sarà un caso, ma il nuovo Pdl chiamato a ritrovare la pace perduta nascerà in un luogo che richiama la Conciliazione, l’auditorium a due passi dalle finestre di San Pietro. Ma per una strana forma di esorcismo politico (questo forse non casuale) l’evento andrà in scena nello stesso luogo in cui, un anno fa, si consumava anche la frattura più violenta e dolorosa nel partito, quella tra Berlusconi e Fini, durante la direzione nazionale. Tra falchi, colombe e qualche aspirante delfino, di sicuro oggi il consiglio nazionale del Pdl farà chiarezza e segnerà un percorso irreversibile per il centrodestra italiano, chiamato a un salto di qualità verso un progetto politico di ispirazione popolare ed europea che sappia catalizzare l’attenzione di un elettorato moderato che vada oltre i recinti tradizionali, oggi intaccati dalle cesoie dell’antipolitica: chiamatela scommessa, guardate a Bruxelles,  pensate intensamente al Ppe e avrete un quadro chiaro di cosa potrebbe nascere oggi a due passi dal Vaticano.

Non sarà un evento bulgaro
Il dibattito ci sarà, a dispetto di chi aveva già delineato un copione blindato, bulgaro. Parleranno i big, ma anche qualche seconda linea, oltre ai triumviri e al designato, Angelino Alfano, l’uomo della fase 2 del Pdl. La votazione per alzata di mano, più o meno plebiscitaria, arriverà nel primo pomeriggio con l’elezione del neosegretario, chiamato a compiti di risanamento fisico e psicologico di un partito che deve interrogarsi sul passato recente fatto di sconfitte elettorali e su un futuro promettente ma tutto da costruire. Segreteria unica, dunque, per superare le quote 70-30 tra ex Fi ed ex An, per sanare i giochini delle correnti interne e talvolta trasversali, dei veti incrociati, del sottobosco di aspiranti delfini. Ma anche per trovare un accordo tra chi punta sulla figura quasi monocratica, come quella di un Alfano super partes, e chi invece chiede di affiancarlo con un organo collegiale, che qualcuno chiama direttorio, altri no, ma al quale in tanti, nel Pdl, chiedono di diventare cinghia di trasmissione con la base per un partito più partecipato. L’appuntamento di questa mattina con il Consiglio nazionale del Pdl, all’auditorium di via della Conciliazione, arriva a due giorni dai rovesci parlamentari della maggioranza alla Camera, andata sotto due volte sulla Legge comunitaria: ma arriva anche a poche ore dal giorno più difficile per il governo, quello dell’approvazione della manovra triennale chiamata a dare stabilità ai conti e ad agganciare la ripresa. Ieri, però, è stata anche la giornata del voto contrario della Lega sul decreto rifiuti per Napoli, altro aspetto da inquadrare in una logica più generale di definizione dei rapporti tra Pdl e Carroccio di cui il Consiglio nazionale di oggi non potrà non occuparsi.

Apre i lavori Berlusconi
I lavori delle assise saranno aperti dal presidente del partito Silvio Berlusconi, che con tutta probabilità chiuderà anche la giornata, nel primo pomeriggio. Seguiranno l’illustrazione delle modifiche statutarie approvate all’ultimo Ufficio di presidenza del partito e il voto per la formalizzazione della nuova figura di segretario politico. Successivamente ci sarà la relazione programmatica di Angelino Alfano. In mezzo, gli interventi degli iscritti, dei vertici del partito e dei triumviri. Fino al momento del voto sulle modifiche statutarie che formalizzeranno la nuova figura di segretario politico del partito, riferiscono autorevoli fonti della maggioranza, saranno ammessi solo gli aventi diritto. Sala blindata, dunque, all’auditorium della Conciliazione. A rischio perfino la presenza dei body guard. Nessun invitato, ma solo chi è in possesso del cartellino nominativo potrà certificare il quorum necessario per la nomina di Angelino Alfano. Salvo cambiamenti dell’ultima ora, il programma delle assise resta ridotto all’osso. Con tempi strettissimi: inizio alle 10 e conclusioni nel primo pomeriggio.

Tutti con Alfano, ma c’è dibattito
In questi giorni gli scenari delineati per il consiglio nazionale del Pdl sono passati dal “volemose bene” all’utilizzo di termini come “faide interne” e “rese dei conti”. Di sicuro, oltre il generale consenso nei confronti di Alfano, le declinazione sulla strutturazione futura del partito saranno diverse, forse appoderanno in ordini del giorno da votare. I distinguo più marcati al momento emergono soprattutto nell’area degli ex Forza Italia, che vedono nel fronte che fa capo a Scajola e Formigoni il settore più critico.

Basta con le “quote”
Chi da sempre sostiene la necessità di superare lo schema 70-30 per dare fiato a un’organizzazione dalla mano ferma ma con la massima partecipazione degli organi dirigenziali, è il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, che ieri, alla vigilia del Cn, salutava con soddisfazione l’avvento di Alfano: «Con lui si chiuderà definitivamente la stagione del Pdl fondata sul rapporto tra ex Forza Italia ed ex Alleanza nazionale. Sono certo che il partito uscirà davvero unito e coeso, sia riguardo alla linea politica sia rispetto alla nuova organizzazione che si intende dare. Per tali motivi voterò convintamente per il ministro Alfano segretario del Pdl così come proposto dal presidente Berlusconi». Secondo Matteoli, «è naturale che un grande partito per funzionare debba darsi un’organizzazione all’altezza delle aspettative politiche e dei traguardi che vuole raggiungere». «È giusto quindi che Alfano chiami attorno a sé dirigenti cui affidare la responsabilità dei Dipartimenti fondamentali», conclude Matteoli. Per il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, «Alfano deve cambiare un partito finora fortemente verticista, in un partito democratico, radicato sul territorio e dare un forte contributo perchè il Pdl confermi e sviluppi la sua natura di partito moderato e riformista, aderente al Ppe e in grado di coprire una vasta area di centro». Sulla stessa linea anche il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, secondo cui «con la scelta di Angelino Alfano a segretario politico si dà un chiaro messaggio di fiducia per il futuro del partito». «Il Pdl non è un’aggregazione momentanea nata per ragioni elettorali, ma è lo strumento permanente di aggregazione di un vasto movimento moderato di centrodestra», aggiunge Gasparri, che fa esplicito riferimento al Ppe come obiettivo comune per una nuova casa dei moderati. Per Fabio Rampelli, invece, il Pdl da oggi «si trasformerà nel movimento di popolo che abbiamo tutti immaginato di costruire all’atto della sua fondazione, agile ma con la sua architettura solida e credibile». Anche l’area di “Liberamente”, che fa capo al ministro Frattini, sembra inquadrata solidamente verso una posizione di ricompattamento del partito: «La giornata di domani sarà una tappa fondamentale nel percorso di consolidamento e di rilancio del Popolo della libertà», dice Maria Stella Gelmini, mentre Roberto Formigoni, che si candida a rappresentare un’area di minoranza interna, chiede ad Alfano di lavorare sulle funzioni dirigenti. «Sono convinto che si debba andare a un’elezione diretta tramite primarie dei segretari a ogni livello, cittadino, provinciale e anche regionale, tutti eletti con le primarie, entro settembre». Gli auguti ad Alfano arrivano anche dai “nemici” politici del neosegretario, che da tempo, pubblicamente, si espongono con posizioni critiche. È il caso del corregionale Gianfranco Micciché, che parla di compito “arduo per Angelino, ma potrà fare bene”. Il leader del movimento arancione assicura che «Forza del Sud farà la sua parte, nella ferma convinzione che occorra ricercare, insieme, le ragioni di una coesistenza che ci renda reciprocamente più forti. «Ne ha bisogno il Paese, ne ha bisogno il Sud. L’Italia – continua Micciché – ha bisogno di un centrodestra in grado di affrontare i temi cruciali con lo spirito liberale di sempre; temi rispetto ai quali anche noi di Forza del Sud (sebbene concentrati su obiettivi più strettamente afferenti al nostro territorio) siamo pronti a dare il nostro contributo». Pieni poteri ad Alfano, è la richiesta di Enrico La Loggia: «È bene che il prossimo segretario decida con la propria testa le scelte da fare. Lo conosco da tempo – conclude il presidente della Bicamerale – ed ho piena fiducia nelle sue capacità di guida e di coinvolgimento per tutti coloro che credono in un radicale rinnovamento del modo di fare politica in Italia».