… Ma noi non ti dimentichiamo

Da questa mattina il giardino di piazza Vescovio sarà intitolato a Francesco Cecchin. Francesco era, come tanti suoi coetanei, un ragazzo impegnato in politica, nel Fronte della Gioventù. Più volte minacciato da attivisti di sinistra mentre affiggeva manifesti, una sera, mentre passeggiata con la sorella, fu inseguito, aggredito e scaraventato da un muro altro tre metri. Francesco è morto il 16 giugno del 1979, a soli 17 anni, dopo un’agonia di settimane. Le indagini furono tardive e piene di omissioni, e di conseguenza il processo che ne seguì non ha reso né verità, né giustizia. A pochi metri dal luogo in cui fu ritrovato il corpo agonizzante di Francesco, ora vi è un luogo dedicato al ricordo e alla riflessione. Una tappa importante, frutto di un percorso della memoria che, al di là dell’appartenenza politica, deve rimanere patrimonio condiviso di pacificazione di tutta la città di Roma, che negli anni di piombo pagò un prezzo di sangue altissimo. Tante sono le strade, le vie e i giardini dedicati a giovani vite spezzate dalla violenza politica. Un tributo doveroso, un gesto di partecipazione verso le famiglie e un monito per le giovani generazioni, affinché non dimentichino e imparino che il confronto politico non può mai degenerare nell’odio e nell’annientamento dell’avversario.
Proprio per questo è inaccettabile l’appello lanciato da un presunto gruppo di intellettuali di sinistra, capitanati dall’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, contro l’intitolazione del giardino a Cecchin. Perché tanto astio? Perché strumentalizzare politicamente un atto dovuto di umanità e di ricordo? Evidentemente questi presunti intellettuali di sinistra solo dei paladini dell’intolleranza e della faziosità, che non riescono a fare i conti con la storia, che non hanno ancora compreso il valore  della parola “pacificazione”. Rimandiamo al mittente questa penosa e sterile polemica e affidiamo agli abitanti del quartiere e della città la memoria di Francesco.