L’emergenza? Colpa di Nichi. La Lega non ha tutti i torti

Sarà un caso, ma ieri mattina lo stato maggiore della Lega, per entrare nella sede di via Bellerio per decidere che fare decreto sull’emergenza rifiuti a Napoli, ha dovuto fare lo slalom gigante tra i sacchetti non raccolti dalla sera precedente. Un banale disguido, ha fatto sapere l’azienda preposta alla raccolta, mentre sul web fioccavano le dietrologie. La più gettonata attribuiva il tutto a un gesto ironico, si fa per dire, dei napoletani che vivono a Milano. Sta di fatto che la patata bollente del decreto sui rifiuti, che il Consiglio dei ministri è chiamato ad approvare giovedì, ha tenuto banco per diverse ore nel quartier generale del Carroccio, chiamato a sciogliere il nodo – votarlo o meno? – in un clima di assedio da parte di tutte le forze politiche, Pdl compreso. Le ultime indiscrezioni, peraltro, non lasciano preludere a un via libera della Lega, almeno senza condizioni.
Nessun sacchetto, invece, né per caso né per sfottò, è stato rinvenuto sotto la sede della Regione Puglia guidata da quel Nichi Vendola che è da considerare il vero responsabile della crisi dell’immondizia a Napoli, visto che un suo ricorso al Tar ha reso impossibile il trasferimento dei rifiuti in altre regioni. Proprio lui, l’aspirante leader della sinistra dalla faccia buonista, il simbolo della solidarietà nazionale contro gli egoismi localistici, porta sulle spalle il peso di una crisi della quale si cerca di attribuire alla Lega il ruolo di capro espiatorio. E anche le dichiarazioni di ieri di Nichi, tra mezze aperture e paletti più o meno insuperabili, dovrebbero risultare, alle orecchie dei napoletani che hanno votato un sindaco di centrosinistra, molto più imbarazzanti delle posizioni leghiste, che in ogni caso nascono da ragioni politiche legittime.

Le ragioni della Lega
Facile dire che il Carroccio sta mostrando la faccia più egoista e ingenerosa, ma al netto dei deliri di Borghezio, qualche ragione gli uomini di Bossi ce l’hanno. Sono trascorsi tre anni da quando Berlusconi, dopo le elezioni politiche vinte, mise mano a un piano di emergenza che consentì alla città di venire fuori da una situazione molto più difficile di quella attuale. In tre anni s’è fatto poco o nulla per ricondurre la gestione dei rifiuti nell’ordinario e le principali responsabilità, come concordano tutti o quasi, sono state dell’amministrazione comunale di centrosinistra. E il nuovo sindaco? Per carità, dire che è tutta colpa sua se la città affoga nella monnezza sarebbe troppo, ma la realtà è che De Magistris s’è presentato alle elezioni con in piano così fantasioso e utopistico da far invidia a un cartoon di Dysney. Chiunque sapeva che non pensare a un trasferimento all’estero dei rifiuti, negare l’apertura di discariche e la costruzioni di termovalorizzatori, per perseguire la strada della differenziata, avrebbe comportato un’esplosione dell’emergenza nel breve e nel medio periodo. A parte la frase sui “cinque giorni” per risolvere tutti i problemi, è evidente che la Lega, e non solo, è infastidita dall’atteggiamento di un sindaco che ha sposato in pieno la linea dell’integralismo ambientalista: quella filosofia “nimby” (“not in my back yeard”, non nel mio giardino, per dirla all’italiana) coniugata alla richiesta ad altre regioni, ed ad altre province in Campania, di prendere ciò che lui non vuole nei propri recinti.

Quella Puglia un po’ leghista

In pochi, in questi giorni di tiro al piccione contro la Lega “egoista”, hanno ricordato per bene le responsabilità del governatore della Puglia, Nichi Vendola, che firmò un protocollo di intesa il 3 dicembre 2010 con la Regione Campania per il trasporto e lo smaltimento di 45.000 tonnellate di rifiuti speciali “non pericolosi” provenienti dagli impianti Stir campani presso impianti di discarica della Puglia. L’operazione, però, fu fermata a febbraio 2011 dopo una segnalazione dei carabinieri del Noe e le proteste delle associazioni ambientaliste che individuarono conferimenti irregolari. Vendola bloccò tutto, la società che gestiva la discarica decise di ricorrere al Tar del Lazio, che dopo una prima sospensiva diede ragione alla Regione. Morale della favola, partendo da quella vicenda, il Tar del Lazio ha riesaminato la possibilità di smaltire i rifiuti fuori Regione ed è arrivato alla conclusione che non è possibile senza leggi specifiche. Da qui la necessità del decreto, che la Lega ha perplessità ad approvare in quanto – come scritto nel testo – «la trasformazione formale dei rifiuti solidi urbani in rifiuti speciali, oltre a consentirne il trasferimento senza il via libera delle Regioni, comporta un costo ulteriore per i cittadini ed indirettamente per lo Stato».

Da Nichi paletti e speculazioni
Sull’onda di qualche perplessità sollevata dal suo stesso schieramento, ieri Vendola ha fatto sapere di essere pronto a ospitare una parte dei rifiuti campani, “a patto che sia dichiarata l’emergenza nazionale e si chiami in causa ogni parte d’Italia nell’opera di aiuto alle popolazioni napoletane”. Il governatore della Regione in questa vicenda si sente parte lesa, guarda caso, un po’ come la Lega. «Mi sono battuto in tutte le sedi per esprimere solidarietà alla Campania, ma si è preferito non rispettare il protocollo d’intesa in materia. La Puglia ha subito un sopruso», dice. E i napoletani, quanti suprusi hanno subito in questi anni dai suoi colleghi di partito e di coalizione che lui aspira a guidare, da grande leader nazionale?