Le facce di bronzo di quelli che contestano lo spot…

Ha «fatto arrossire di vergogna» lo storico dell’arte Salvatore Settis, che pure a settant’anni dovrebbe essere uomo di mondo. È stato definito «uno sfregio» dal Corriere della Sera, che gli ha dedicato un articolo in prima pagina. Il quotidiano di via Solferino ha raccolto le lamentele contro la nuova campagna di promozione turistica della Regione Calabria.
In particolare è parsa blasfema la scelta dei protagonisti: i bronzi di Riace in versione animata, che fanno pari e dispari per scegliere tra montagna e mare, «mostrando chiappe e pudenda come due bulli di un club nudista». Come se la colpa dei pubblicitari fosse quella di non avere infilato un paio di mutande alle due statue. Insomma, «è questo il modo di trattare due capolavori?».  Per che capire di che si tratta (lo spot è visibile sulle reti nazionali) basta andare su youtube. E fa specie che il fronte di “indignados” da far invidia alle piazze spagnole, sia così nutrito. Il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli elenca esponenti della Confindustria regionale e un quotidiano calabrese. Per non parlare dell’aspetto che solletica di più, il costo degli spot: «2,5 milioni di euro».
Tirato direttamente in ballo, Giuseppe Scopelliti replica con una battuta e qualche dato. «Intanto vuol dire che la campagna ha funzionato alla perfezione. Se di uno spot ne parlano tutti, mi spiegano i pubblicitari, questo vuol dire che ha raggiunto il bersaglio». Il governatore della Calabria non entra nel merito dei gusti: «Uno spot può piacere o meno ma anche le altre Regioni promuovono la loro terra. Se il nostro rimane impresso vuol dire che è efficace». Capitolo economico. «Sono lieto che se ne parli. Il mio predecessore al posto dei bronzi scelse come testimonial Gennaro Gattuso, il costo complessivo di tutta l’operazione fu di oltre nove milioni di euro».
Ancora prima, solo per l’anno 2007, per la campagna realizzata da Oliviero Toscani l’amministrazione regionale spese oltre tre milioni di euro. Noi l’abbiamo affidata a un team di giovani creativi calabresi, può piacere o meno, ma ha fatto centro e costa di meno».  In particolare, «il costo dello stesso spot è di appena cinquantamila euro, un’autentica inezia rispetto ai costi esorbitanti del passato, con nessuna commissione pagata ad agenzie intermediarie». Accuse di sprechi non se ne possono addossare, dunque. E l’“offesa” fatta ai due capolavori? «L’oltraggio per la Calabria sarebbe usare l’immagine dei bronzi di Riace? Si rende conto di quanto sia pretesuosa l’accusa? Vuole l’elenco di opere d’arte nazionali ed estere utilizzate per spot pubblicitari? Della Gioconda liscia, gassata o Ferrarelle chissà questi critici cosa hanno pensato? Oppure sui bagni d’autore a Milano, o meglio i bagni chimici creati da Oliviero Toscani sempre con la stessa Gioconda di Leonardo? O la Statua della Libertà con i jeans della Levis? O ancora del David di Michelangelo ciccione diffuso via web dalla Federazione dei Giochi olimpici della Germania? O il David della Mc Donald’s? E potrei continuare a lungo. Come mai su questo non si è mai creato scandalo?».
Non a caso perfino Vittorio Sgarbi, che ha una parola cattiva per tutti, è costretto a riconoscere che lo spot «fa schifo, è sgradevole ma non è un peccato mortale. Il compito di uno spot è quello di far parlare di sè. Nel momento in cui va in prima pagina sul Corriere della Sera, e quindi guadagna uno spazio senza doverlo pagare, significa che ha ottenuto comunque un risultato positivo». Da anni il critico d’arte caldeggia un’altra soluzione: «Sarebbe meglio se i Bronzi si staccassero dalla Calabria e girassero per l’Italia. Sono un patrimonio nazionale, non solo calabrese». Per Claudio Strinati, già sovrintendente del Polo Museale di Roma, e ora direttore generale del Ministero per i beni culturali, nello spot, «non c’è niente di particolare o di strano. Viene utilizzato il linguaggio dei nostri tempi. Non capisco perché bisogna fare tanta polemica. Non so se lo spot funzionerà anche perché è stato appena introdotto. Solo i risultati che otterrà potranno stabilire se questa pubblicità funziona oppure no». Più o meno il concetto espresso dalla Federalberghi calabrese: «Non è il momento di fare polemiche – dice il presidente Vittorio Caminiti – se lo spot è valido lo sapremo alla fine dell’estate. Bisogna dare messaggi positivi ai turisti che ciccano sulle pagine dei bronzi di Riace in internet, non negativi, per invogliarli a venire in Calabria».
Proprio la scarsa valorizzazione dei due capolavori ospitate dal museo di Reggio Calabria si sono spesi fiumi d’inchiostro. Due anni fa fece scalpore il dato emerso dal dossier del touring club per l’anno 2008. In quell’anno i bronzi hanno totalizzato appena centotrentamila visitatori. Tanto per avere un’unità di misura, meno della città dei bambini di Genova, più o meno il numero di ingressi del museo di scienze naturali di Bergamo. Ancora più allarmante la disanima di quei centotrentamila visitatori: ottantamila ingressi gratuiti e appena cinquantamila a pagamento con il biglietto a quattro euro a testa. Più o meno il prezzo di una corsa su un vaporetto veneziano o il prezzo di un ticket giornaliero in una grande città italiana.   
Ed è singolare che a denunciare la scarsa valorizzazione dei bronzi di Riace, siano stati il 27 marzo scorso proprio il Corriere della Sera con lo stesso giornalista che ieri ha raccolto le denunce degli “indignados”. Gian Antonio Stella poneva la questione in termini accorati: «È mai possibile che due tesori immensi come i Bronzi (che sarebbero il cuore dei più grandi musei del pianeta) abbiano un terzo dei visitatori paganti dello zoo di Pistoia?». Giusta domanda, ma perché prendersela meno di tre mesi dopo con chi prova a invertire la tendenza?