L’antipolitica genera solo qualunquismo

L’antiparlamentarismo ha prodotto il risultato dei referendum. Dire che hanno vinto i social network non vuol dire nulla. Certo, ormai la comunicazione viaggia più rapidamente e pervasivamente in rete, quindi chi vuole fare semplificazione, banalizzazione o anche semplice disinformazione deve saturare il web. I messaggi semplici, anche se falsi, vincono sulle teorizzazioni, sulle spiegazioni tecniche, sugli approfondimenti. Tutti si “interessano” ma quasi nessuno approfondisce. Siamo nella società del “lo sanno tutti che…” e quindi nessuno sente il bisogno di verificare se è vero. Oggi a doversi attrezzare per fare controinformazione non sono più i movimenti rivoluzionari o le opposizioni senza voce, sono i governi, i partiti, le associazioni professionali.
Se, tramite una mobilitazione fatta di slogan di massimo cinque parole, si decide di cancellare leggi fatte da tecnici e passate in due rami del Parlamento, significa che ha perso la politica.
Chi l’ha sconfitta? Una massa di individui indefiniti, senza nome, senza contatto diretto. Chi può canalizzare il loro consenso? Nessuno. Chi li rappresenta? Nessuno. Chi li orienta, influenza, gestisce? Chi controlla i network, che non sono affatto territorio libero. Non è la sinistra, quella istituzionale, ma nemmeno quella nichilista. Chi li guida? Le star, i vip, i guru. Insomma chi fa self-marketing sulla pelle loro. E sulla nostra.