La sinistra “surf” cerca disperatamente un’onda

Alla disperata ricerca di una protesta su cui mettere le mani, costi quel che costi, e chissenefrega se c’è strumentalizzazione o magari un lancio di uova di troppo, un tentativo di forzare i blocchi della polizia, una bomba carta che scoppia chissà perché e chissà dove. L’importante, per la sinistra, è trovare terreno fertile, un numero di manifestanti che s’ingrossi e possa costituire un bacino elettorale cospicuo. In tempi di magra non c’è da soffermarsi troppo sui dettagli. Figuriamoci poi se la manifestazione di turno arriva sotto casa, a un passo da Montecitorio, targata “aspiranti precari” (con la partecipazione straordinaria degli okkupanti) e a margine la richiesta delle dimissioni del Cavaliere.
Un boccone ghiotto. Ecco che, nel day after della protesta alla Camera, la stampa schierata sembra aver vinto alla lotteria: diamo fiato alle trombe, gli indignados ci sono anche nel nostro Paese. Sì, gli indignados. E il termine non è stato scelto a caso perché quelle piazze occupate a Madrid e Barcellona, la Puerta del Sol invasa dai manifestanti, gli slogan e gli striscioni avevano già stuzzicato la fantasia della sinistra. Così come gli intellettuali organici avevano tentato di accostare in qualche modo la “primavera araba” a una più improbabile “primavera italiana”, una sorta di rivolta contro il regime berlusconiano, che resta il loro incubo quotidiano. Alla fine, visto che le proposte mancano (e non è il caso nemmeno di farle, perché si rischia di perdere voti), meglio dedicarsi alla protesta sic et simpliciter, mandando al diavolo le ricette sul rigore dei conti pubblici, il nodo delle pensioni, le agenzie di rating e altre diavolerie del genere. Meglio cavalcare l’onda, cosa che accade da decenni. La “sinistra surf” è più frizzante della sinistra seriosa.
L’ha fatto con gli studenti, già dai tempi della Pantera, cercando (con scarsi risultati) di mettersi alla guida dei cortei. L’ha ripetuto con le manifestazione contro la Gelmini, salvo poi esserne inghiottita dalle conseguenze. Continua a farlo nelle manifestazioni sindacali, confondendo le istanze dei lavoratori con le esigenze politiche e  costringendo Cipputi a piegarsi alle logiche di partito. Ma l’ultima onda, quella che è giunta alle porte della Camera, proprio perché etichettata come protesta dei precari, è la più allettante. Liberazione ieri titolava significativamente «Piazza degli indignati». Con una spiegazione tutta di comodo: «Così hanno ribattezzato piazza Montecitorio i precari che manifestano contro la cinica indifferenza del governo verso la condizione disperante di una generazione alla quale sono negati reddito, diritti, futuro». E ancora: «I giovani “indignati” fanno capire a tutti che rifiutano il destino che il potere ha confezionato per loro».
Anche il Manifesto ha avuto un’idea simile: «Indignati fuori dal palazzo», titolava a pagina 3, con l’attacco del pezzo che ricalcava il solito cliché: «Manganelli in risposta a verdura e uova». Tutti gli altri giornali di sinistra strizzano l’occhio. L’onda si può cavalcare. A meno che non sia anomala.