La precaria anti-Brunetta? Se la prenda col papà senatore

Due pensioni d’oro al papà Giovanni, precaria a quarant’anni la figlia Maurizia. La famiglia Russo Spena, da ieri balzata sulle prima pagine dei giornali, è la rappresentazione plastica delle italiche contraddizioni.
A far notizia in queste ore è Maurizia Russo Spena, la «precaria di lusso» (la definizione è della diretta interessata) che ha scatenato il putiferio contro Renato Brunetta. «Ero lì a nome della rete degli “indipendenti precari” della Pubblica amministrazione», ha spiegato la dipendente ministeriale. Da cinque anni intasca uno stipendio da 1800 euro mensili in quanto dipendente dell’Agenzia Italia-Lavoro del ministero del Welfare. A novembre le scadrà il contratto: non le verrà rinnovato perché a gennaio ha chiesto formalmente di essere assunta a tempo indeterminato. Una ingenuità? No, una provocazione politica, come ha spiegato ieri in una serie di interviste. «Io sono la prima a dire – ha precisato la nostra eroina – che noi siamo precari di lusso, rispetto ad esempio a quelli dei call center. Ed è vero, io sono figlia di un politico di lungo corso. Ma la mia storia dimostra che i privilegi puoi usarli o meno: mio padre non ha mai fatto telefonate per me, ne io gliel’ho mai chiesto». Testimonial incongruente, ma ogni sindacato (in questo caso la Cgil) si sceglie il rappresentante che preferisce. Singolare, invece, che il padre sia Giovanni Russo Spena, tra i fondatori di Rifondazione comunista, un passato in Democrazia proletaria. Esponente di spicco della sinistra, quando la sinistra era al potere con i vari governi Prodi, D’Alema, Amato e di nuovo Prodi. Qualche tempo fa Mario Giordano, autore di (Sanguisughe. Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche Mondadori) che da anni si occupa degli sprechi delle casse pubbliche dello Stato, ha inserito proprio il papà della nostra indignata tra gli esempi di incoerenza. «A sfrucugliare nei meandri della previdenza italiana – ha scritto Giordano – si fanno scoperte assai interessanti. Per esempio, il cumulo di vitalizi d’oro è una consuetudine piuttosto diffusa, anche fra coloro che fanno professione di pauperismo operaio». E qui veniamo al caso dell’ex presidente dei senatori di Rifondazione comunista: «Due pensioni vanno in tasca al compagno Giovanni Russo Spena: quella parlamentare (pari a 5.510 euro netti dal 2008) si va a sommare a quella da professore universitario (2.277 euro netti dal 2002, cioè da quando aveva 57 anni), per un totale di quasi 8mila euro netti». Il paragone tra i privilegi del padre e i diritti rivendicati dalla figlia è inevitabile. Sugli slogan imperniati sulla «lotta al precariato», il parlamentare comunista ha costruito una carriera politica. Da capogruppo del partito di Bertinotti in Senato, chiedeva il posto fisso per tutti «dopo tre anni di contratti a tempo determinato». Dove trovare le risorse ed eliminare gli sprechi? Confrontando le pensioni di Giovanni con le istanze di Maurizia, la questione contabile sembra quasi un affare di famiglia.
Intanto il ministro della Pubblica istruzione (oggetto di una violentissima campagna sui social network) è tornato sulla polemica rendendo pan per focaccia mediatica attraverso un messaggio su youtube. La frase «voi siete l’Italia peggiore», ha tentato di spiegare, «non è rivolta al modo dei precari, che sono delle vittime, ma è un giudizio sulle quattro persone venute non ad ascoltare il convegno e il sottoscritto che parlava dell’innovazione, dell’Italia migliore e dei giovani che si impegnano». Inevitabile l’ironia sulla Russo Spena: «La loro leader  non mi sembra molto precaria». E proprio il mercato del lavoro è stato definito dal ministro «un sistema che non funziona, provocato dall’egoismo dei padri». Forse Maurizia, prima di prendersela con Brunetta, faceva prima a chiedere spiegazioni al papà.