La manovra che spiazza le "chiromanti" del Pd

Le prime notizie che trapelano da Palazzo Chigi, quando le porte della stanza-riunioni del Consiglio dei ministri sono ancora chiuse col catenaccio, smantellano uno dei cavalli di battaglia del centrosinistra: al governo puoi dire di tutto, tranne che mortifichi la cultura. Sì, proprio la cultura, quella che è stata l’oggetto delle contestazioni di piazza, i cortei, i vip dello spettacolo travestiti da no-global, enti e associazioni, i sindacati e i partiti dell’opposizione, la gente sui tetti e gli studenti in sciopero. La manovra non solo non contiene tagli ma prevede la possibilità di devolvere proprio alla cultura il 5 per mille. E su Pompei non ci sono le sorprese negative previste dalle chiromanti della sinistra: le norme e le relative assunzioni sono garantite.
Il parto dei provvedimenti è stato impegnativo. A un certo punto il Consiglio dei ministri è stato addirittura interrotto per dar modo a un tavolo tecnico di affrontare lo spinoso problema dei costi della politica ma alla fine la quadratura del cerchio è stata trovata. I grandi numeri sono quelli annunciati nei giorni scorsi (tra i 43 e i 47 miliardi di euro), i tagli ai ministeri con l’avvio dello “spending review” ci sono (8,7 miliardi in quattro anni), c’è il concorso allo sforzo delle regioni, delle province e dei comuni, quantificabile in 9,7 miliardi in due anni (2013 e 2014), c’è il blocco del turn-over e degli adeguamenti economici nel pubblico impiego, ci sono i tagli alle pensioni d’oro e la tassazione a carico del trading delle banche. Salta, invece, il superbollo per i Suv, mentre sono confermate misure di sostegno all’economia, la tassazione delle rendite fino al 20 per cento, con esclusione dei Bot, e «una concentrazione dei regime di favore essenzialmente su natalità, lavoro e giovani». Tre capitoli, questi ultimi, in sofferenza particolare nel nostro Paese e su cui si concentra la riforma fiscale messa a punto da Via XX Settembre.
«La manovra è stata preparata e costruita con tutti i ministri e le loro strutture. Ringrazio Tremonti per la sua pazienza – ha detto Silvio Berlusconi in conferenza stampa – ora l’opposizione accetti il confronto senza pregiudizi, serve convergenza nell’interesse dello Stato». Convergenza che sembra difficile a causa delle strategie propagandistiche del Pd.
C’è dunque l’ok del governo. La manovra economica sarà in aula alla Camera la settimana tra il 25 e il 30 luglio. Il provvedimento, infatti, inizierà il suo iter parlamentare dal Senato. Ma i due passaggi si preannunciano tutt’altro che indolori, nonostante fino alla fine si sono cercati accomodamenti in grado di scongiurare barricate in Parlamento. L’aumento dell’età della pensione per le donne del settore privato, ad esempio, partirà solo nel 2020 con un incremento che il primo anno sarà soltanto di un mese. Poi ulteriori due mesi nel 2021 e così via fino ad arrivare a 65 anni nel 2032. Questo, comunque, non sembra bastare né a Bersani né agli altri leader del centrosinistra. Così come non basta la conferma, per il 2012, di «una tassazione agevolata del reddito dei lavoratori» collegato «a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa».
Aiuti sono poi in arrivo per le aziende agricole in crisi o indebitate (980mila circa), di cui 700mila nel solo Mezzogiorno. E poi, per favorire l’accesso alla proprietà della casa per i meno abbienti, è previsto che il governo concluda accordi con regioni ed enti locali «aventi ad oggetto la semplificazione delle procedure di alienazione degli immobili in passato di proprietà degli Istituti autonomi case popolari». Tagli di circa il 3 per cento sono previsti per le bollette elettriche. Le famiglie usufruiranno di una sforbiciata del 30 per cento ad alcune voci che appesantiscono il meccanismo di calcolo (Cip 6 e fotovoltaico, oltre che i costi di decommissioning delle centrali nucleari). Gli enti locali virtuosi, infine, non subiranno tagli.
Novità anche per Cinecittà luce Spa, che diventa Cinecittà luce Srl. Sarà più snella, avrà meno dipendenti, ma nessuno perderà il posto di lavoro. Il personale in esubero, infatti, sarà assorbito dal ministero. Anche le liberalizzazioni hanno la loro parte in questa manovra. Attenzione particolare alle pompe di benzina, con il fine di aumentarne il fatturato e snellire i costi. In futuro potranno vendere alimenti, bevande, quotidiani, periodici e sigarette. Tra le misure anche l’obbligo, entro un anno, di aprire pompe self service con pagamento anticipato in tutti gli impianti, che dovranno essere funzionanti anche nelle ore in cui è presente il gestore.
Le opposizioni sono a corto di argomenti. Casini definisce la manovra una «sconfitta annunciata», Bersani parla di «colpo micidiale al sociale». È evidente che non tutti hanno le idee chiare. Ma è altrettanto evidente che in questa difficile partita sulla quadratura dei conti, in vista della parificazione di bilancio da qui al 2014, non solo l’opposizione politica, ma anche una parte degli organi di stampa, ha scelto l’arma della mistificazione e della disinformazione. Fa testo per tutti il titolo di prima pagina di Repubblica che ieri annunciava: «Scuola, a rischio 100mila posti». Notizia sensazionale, peccato che non fosse vera. Non ci sono tagli che riguardano la scuola. «Anzi – ha ricordato la Gelmini – è confermato il numero di 65mila immissioni in ruolo».