Il ministro e la Lega: qualcosa si è rotto

Non è proprio come la separazione tra Clooney e la Canalis, ma il mistero sulla crisi tra la Lega e Tremonti è quasi più fitto. Così la domanda che attanaglia notisti politici e retroscenisti è sempre la stessa: è la Lega che vuole scaricare Tremonti o è Giulio che si è smarcato in vista di tempi migliori (leggi candidatura a premier al posto di Silvio)?
«Il grande amore di un tempo non c’è più – sentenzia David Parenzo, giornalista de La7 e di Radio 24 che al partito del Carroccio ha dedicato trasmissioni televisive e un paio di libri – e la ragione è semplice, Bossi sa bene qual è il suo elettorato. Per usare un termine antico, il Senatùr conosce il suo blocco sociale di riferimento della Lega Nord, che al momento è spaesato. Finora Giulio incarnava l’uomo del dialogo, ora però il popolo delle partite Iva è incazzato. Il livello della tassazione rimane quello di quando c’era il povero Padoa Schioppa, ai leghisti si è fatto ingoiare provvedimenti come i soldi al Comune di Catania per che cosa avere in cambio? Praticamente nulla». E adesso? «Fino a settembre non succede niente, questa estate Bossi farà un giro per le varie sagre del Carroccio per sentire che aria tira. Dopo Pontida non si è mai deciso niente. Le decisioni cruciali Bossi le prende a settembre all’appuntamento di Venezia. Lì tirerà le somme». Con Tremonti sacrificato? «Non è detto. Hai presente quei matrimoni dove l’amore finisce ma non ci sono i soldi per lasciarsi e c’è ancora il mutuo da pagare? Umberto e Giulio saranno separati in casa. Non ci sono alternative, per ora».
Attilio Fontana, leghista di stretta osservanza maroniana (nel senso di Roberto, ministro dell’Interno), parla da sindaco di Varese e da coordinatore lombardo dell’Anci. In entrambi i ruoli non spende parole di miele per il titolare di via XX settembre. «Se Tremonti ci ha deluso? I fatti sono evidenti, ha fatto pesare tutto sui comuni virtuosi. Con il patto di stabilità penalizza gli amministratori del Nord che si trovano con bilanci sani e con risorse che non possono spendere». Per Fontana o il ministro inverte la rotta o “dura minga”: «La salute del governo dipende da quel che succederà a via XX settembre. Noi, dopo la segreteria politica a via Bellerio abbiamo ribadito la linea comune. O si cambia o Bossi prenderà le sue decisioni». Sul fronte mediatico, dalle parti della Lega Nord si sceglie un metodo insolitamente democristiano. Ieri la Padania per attaccare Giulio ha scelto di lanciare un messaggio “subliminale”. A tutta pagina, in prima il titolo «Governo, il giorno della verità». E a chiusura di un lungo catenaccio la frase sibillina: «I conti non tornano…». Senza mai essere nominato è appunto il ministro dell’Economia l’oggetto delle critiche. Tanto che viene dato ampio risalto alle dichiarazioni di Guido Crosetto: «Dubbi del Carroccio sulla bozza Tremonti, ma contro il ministro è il Pdl a sparare». Nell’articolo del quotidiano leghista la polemica dell’ex responsabile dell’Economia di Forza Italia è musica per il lettore (elettore) padano: «Le bozze che sono filtrate sulla manovra andrebbero analizzate da uno psichiatra. Per fare il ministro così basterebbe un ragioniere».
Luna di miele finita? Aurora Lussana, direttore di Telepadania, non si fa illusioni: «Il commercialista di Sondrio è sicuramente molto stimato dalla base leghista quando passa le vacanze con Bossi, ma alla lunga l’operazione simpatia non basta». Come nelle grandi storie d’amore, «Tremonti è l’uomo che ti fa grandi promesse, grandi discorsi, che ti fa sognare, ma poi ti delude nella vita quotidiana…» La Lussana, «tutta casa e Lega», per sua stessa definizione, ha il polso dell’elettorato e degli ascoltatori: «Ci sono categorie deluse o addirittura inferocite. Ci telefonano in trasmissione i contadini che si vedono vessati da Equitalia, che mette le ganasce al loro trattore. Come pure sono furibondi i frontalieri, parliamo di cinquantamila lavoratori che vivono in Lombardia e lavorano in Svizzera. Tremonti li ha trattati come evasori fiscali». Oltre ai sindaci leghisti evocati da Fontana, l’altra categoria in apprensione «è quella di chi teme di vedere ridotte le pensioni di anzianità». Con quali conseguenze? «Tremonti ci faceva sognare, ci piaceva, sui grandi temi macroeconomici sembrava uno dei nostri, ma poi al dunque il nostro elettore è molto concreto. Se non mi abbassi le tasse, non mi consenti investimenti, mi tagli risorse come un Visco qualsiasi, a questo punto l’aut aut è inevitabile: o Giulio cambia registro o è meglio cambiare ministro».