Fuoco amico su Santoro, Garimberti lo scarica

Era già tutto previsto, anche il record che faceva e i veleni che seminava, mentre se ne andava via. Michele Santoro ha lasciato la Rai con il suo stile, aggressivo e polemico, inquinando i pozzi, scaricando accuse sull’azienda che non avrebbe fatto nulla per trattenerlo, sul solito regime berlusconiano, sulla politica che occupa gli spazi di libertà, vera o presunta, e perfino sul presidente del Cda di viale Mazzini, Paolo Garimberti, che non può certo dirsi berlusconiano. L’attesa per l’anatema santoriano, all’indomani della transazione milionaria con la quale il conduttore ha accettato di chiudere le vertenze giudiziarie con la Rai, era talmente forte e così enfatizzata dai media, che giovedì sera Annozero, puntata di chiusura, ha registrato il record assoluto di ascolti, con una media di 8 milioni 389 mila telespettatori pari al 32.29% di share. Un trionfo annunciato, ma che non spiega tutto. E che spinge il Pd a riesumare una proposta di legge per riformare la Rai, come se servisse Santoro…

Gli ascolti a coprire tutto
Ascolti, dunque: quelli a cui Santoro si era appellato per indignarsi del fatto che la Rai non lo avesse trattenuto, per offrirsi ancora a Viale Mazzini “in cambio di un euro”, un bluff costruito per rispondere alle accuse di guadagnare tanto, tantissimo, e di aver incassato una cifra record per la transazione. Ma quegli ascolti e la pubblicità che ne deriva, per lui, come per il Grande fratello, non bastano a giustificare la messa in onda di un programma che parla a senso unico e che viene utilizzato come una clava solo sulla testa di Berlusconi. Non è un caso se perfino i consiglieri d’amministrazione vicini alla sinistra non si siano strappati i capelli per l’addio di Santoro, non è un caso se il presidente della Rai, Garimberti, sia il primo a reagire male alla requisitoria di Santoro, denunciano il suo ruolo di “tribuno” sulla rete pubblica. Non è un caso nemmeno se i palinsesti Rai, nei quali dovrebbero comunque trovare spazio i vari Fabio Fazio, Milena Gabanelli, Giovanni Floris e Serena Dandini, siano ancora congelati, forse proprio a causa dell’egocentrismo di Santoro.

Fatti privati, pubbliche accuse
Nella puntata dell’addio, Santoro aveva aperto lanciando la sua provocazione in un messaggio al presidente Garimberti, come se la sua questione personale fosse affare di altissima rilevanza pubblica: «Se il Cda della Rai lo volesse, la prossima stagione io potrei continuare a fare questa trasmissione per un solo euro a puntata». Ma, aveva spiegato, «non ho ancora firmato con alcun editore». E visto che l’accordo di risoluzione del contratto prevede che lo stesso Santoro possa ancora continuare a collaborare con l’emittente pubblica, «se volete se ne può parlare già da domani». Il giornalista aveva poi ripercorso la vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto, l’allontanamento dopo il cosiddetto «editto bulgaro» e il reintegro da parte dei giudici, con i conseguenti ricorsi della Rai. «Mentre Annozero incassava milioni di euro di pubblicità – ha spiegato Santoro – la Rai usava una parte di questi soldi per trascinarmi in tribunale».

Garimberti non ci sta
La replica del presidente del Cda della Rai non s’è fatta attendere, e ha innescato un nuovo botta e riposta con il conduttore: «Voglio dire una cosa su Santoro: certo dal punto di vista della scenografia non è la stessa condizione, perché lui aveva un grande studio, un grande pubblico e tutte le telecamere della Rai. Devo dire che questo uso delle telecamere del servizio pubblico per parlare dei suoi contratti non lo condivido, è fuori regola»,  ha attaccato Garimberti, utilizzando argomenti cari al centrodestra. «Ora ho capito – ha aggiunto – perché ha annullato la conferenza stampa, lì avrebbe avuto un manipolo dei giornalisti, ieri ha parlato ad otto milioni di persone. Io, essendo il presidente della Rai, mi devo accontentare di una conferenza stampa». Poi Garimberti ha smentito la ricostruzione fatta da Santoro in tv: «Non facciamo giochini come l’anno scorso queste sono cose serie. Io non ho visto gli accordi. Santoro è uomo Rai e conosce le procedure faccia un progetto e lo presenti al direttore generale, è lei che decide. Lanciare a me la sfida non ha senso, nè ha senso tirarmi per la giacchetta». Duro il giudizio anche sull’offerta a costo zero fatta dal giornalista: «È demagogia, il lavoro è una cosa seria e va retribuito».  «È inutile continuare il dialogo con chi cerca di imitare Ponzio Pilato senza averne la statura», è stata la replica di Santoro, che ha ribadito le accuse a Garimberti di non tutelare gli interessi del servizio pubblico, non battendosi nel Cda per dare a lui una nuova trasmissione.