«Fisco, la riforma si farà prima delle vacanze»

È un Berlusconi vecchia maniera, quello che si presenta in conferenza stampa accanto ai ministri Maroni e Alfano per presentare il Codice Antimafia fresco di approvazione in Consiglio dei ministri. Pimpante, combattivo, forse rinvigorito dalla sferzata dei “servi” capitanata da Giuliano Ferrara, che gli aveva chiesto di tornare a far politica ed occuparsi dei problemi veri della gente, il Cavaliere mette sul tavolo una lunga serie di buoni propositi, in grado di restituire, entro l’estate, un po’ di fiducia al suo elettorato e maggiore solidità alla maggioranza, che si appresta al test del pallottoliere in Parlamento. Berlusconi annuncia una manovra correttiva-soft, la legge delega per una riforma del fisco, i primi passi del nuovo Pdl. Ma non manca la fiera opposizione ai referendum, cui peraltro non attribuisce valore politico: «Non penso che andrò a votare. È diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum». C’è spazio anche per Bankitalia, dopo l’addio di Draghi. «Stiamo esaminando i candidati per trovare il suo successore», assicura. Ma nomi non ne fa. Più esplicito è invece sulle accuse old style alla sinistra, i tradizionali esercizi di training autogeno e gli attacchi ai media faziosi, per non parlare del fisco, di cui finalmente può parlare. Chiamatela scossa, svolta o fase due, di sicuro ieri il premier ha dato un colpo di reni e ha ripreso a pedalare, dopo le fatiche elettorali paragonabili alla scalata del Mortirolo.

Tasse, qualcosa si muove
«Siamo d’accordo che il governo varerà la legge delega sul fisco prima dell’estate», annuncia il premier, smentendo contrasti con il ministro Tremonti, ricostruiti con retroscena pesanti da alcuni giornali. Berlusconi ne sembra quasi turbato e precisa: «Della riforma con Tremonti abbiamo ripetutamente parlato in termini rispettosi e civili con lui, sono completamente destituite da ogni fondamento le notizie fornite da una stampa che sulla politica sta sempre più abbandonando la realtà».

L’orgoglio del Cavaliere

Considerato dall’opposizione un dead man walking, dal punto di vista politico, Berlusconi non ci sta a giocare il ruolo di vittima sacrificale, in attesa della possibile ulteriore spallata dei referendum. E reagisce così: «Gli italiani dovrebbero farci un monumento, se sapessero quello che il governo ha fatto per loro» perchè «credo che veramente abbiamo portato avanti una attività che ha del miracoloso», ma non lo sanno perchè i media mistificano la realtà. Poi spiega: «Io mi ritrovo ancora ad essere sulla vetta nella considerazione dei cittadini», e cita il gradimento di Sarkozy, fermo al 21%, e qiello di Zapatero sotto il 20%. Ricordando quanto fatto dal governo, Silvio Berlusconi inizia a parlare di se stesso: «In tutti i consessi internazionali sono quello più esperto» e «con la mia esperienza di tycoon» sono «un gradino sopra gli altri». L’autoelogio prosegue poi sull’intelligenza: «Il presidente del Consiglio – aggiunge sempre parlando di se stesso – non è secondo a nessuno».

Una manovra soft
Si era molto favoleggiato di cifre pesantissime e Finanziarie dolorose, per rispondere ai richiami della Ue sui conti pubblici. La manovra correttiva, a luglio, invece, sarà di soli 3 miliardi, una «manutenzione», la definisce Berlusconi. «Non si tratta di nulla di preoccupante – – aggiunge il premier – si tratta di aderire alle indicazioni che la commissione Ue ha proposto al Consiglio dei capi di Stato e di governo. Il nostro deficit bilancio è del 4,6%, meglio di noi solo la Germania, tutti gli altri Stati hanno deficit più elevati. La Francia ha 10 e mezzo per cento, la Polonia è al 7 e nove per cento per non parlare di Portogallo, Grecia e Irlanda, ma io credo che tutti si impegneranno per arrivare “close to balance” nel 2014».  

L’esame del pallottoliere
«Il presidente Napolitano aveva parlato di semplice comunicazione. Non credo che si sarà un voto di fiducia, ma se ci dovessere essere la fiducia, sono assolutamente tranquillo», spiega Berlusconi parlando dell’appuntamento del 22 giugno con la verifica parlamentare. “Mi raccomando, dobbiamo essere il più possibile presenti in aula”, sarebbe stata la raccomandazione del premier ai ministri. In particolare, riferiscono le stesse fonti, il Cavaliere si è raccomandato sulla necessità che ciascun ministro collabori, per la parte di sua competenza, alla stesura della relazione con la quale si vuole spiegare quanto fatto dal governo durante i tre anni passati. “Dobbiamo comunicare bene ciò che abbiamo fatto”, avrebbe sottolineato Berlusconi che più volte in passato si è lamentato per la scarsa comunicazione sulle cose realizzate.

«Santoro? Non sono dispiaciuto»
In conferenza stampa, il suo ragionamento si sposta sui media, accusati di aver sposato la causa dell’antipolitica: «I focus che abbiamo fatto fare questa settimana, ci dicono che tra i motivi che hanno portato gli italiani a non andare a votare ai ballottaggi, c’è il disgusto che provano nei confronti della classe politica. Da dove origina questo disgusto? Dalla rappresentazione che i media danno della classe politica, soprattuto la tv. E questo è un fatto molto negativo». Poi gli chiedono dell’addio di Michele Santoro alla Rai. Dispiaciuto che lasci? «Io sono sincero, non posso dirlo», risponde il  presidente del Consiglio.

La nuova stagione del Pdl
Il Consiglio nazionale del Pdl, che sarà chiamato a modificare lo statuto per prevedere la carica di segretario politico da affidare ad Angelino Alfano, «sarà convocato tra l’1 e il 4 luglio», annuncia il premier, che puntualizza: «Nel mio partito c’è una assoluta tranquillità, non c’è alcuna situazione che mi dia il minimo di preoccupazione», spiega. E riparte con gli attacchi ai media: «Le cronache che descrivono “malpancisti” e fibrillazioni in questo o quel settore del Pdl sono tutte invenzioni di certa stampa». Ieri Berlusconi ha anche affrontato il nodo-Micciché, per chiarire gli attuali rapporti tra il Pdl e Forza del Sud, la formazione che minaccia di creare sottogruppi in Parlamento. Il Cav ha visto il “dissedente” a Palazzo Grazioli, alla presenza del segretario Alfano. Micciché ha annunciato di aver rimesso l’incarico di sottosegretario nelle mani del premier e di voler uscire dal Pdl, ma non dalla maggioranza.

Fatti, non parole, contro la mafia
Non solo Pdl, per Alfano, che ieri s’è goduto l’approvazione del codice Antimafia. «Rappresenta il completamento della strategia del nostro governo fin dal suo insediamento: nel maggio 2008, a Napoli, esordimmo con il primo pacchetto di contrasto alla criminalità organizzata». Nel 2010 con il Consiglio dei ministri a Reggio Calabria, ha proseguito il Guardasigilli, «abbiamo completato l’opera sostituendo le chiacchiere con tre direttrici di marcia: arresto dei latitanti, carcere duro, aggressione ai patrimoni criminali. Fatti non parole», rimarca il titolare del dicastero di via Arenula.