E Santoro ora vuole fare il dg della Rai

Due milioni di euro un metalmeccanico non li vede in tutta la vita. Meglio non dirlo a Michele Santoro, fresco di buona uscita milionaria dalla Rai, che venerdì sera sarà la superstar della festa bolognese per i centodieci anni della sigla sindacale delle tute blu.
Per dare visibilità alla festa di compleanno, la Fiom non poteva chiedere di meglio. Archiviato Annozero, ieri Santoro annunciando la serata di venerdì a Bologna, ha sfornato dichiarazioni incendiarie. A cominciare dall’ennesima provocazione, candidandosi persino alla direzione generale della Rai. «Quando sono costretto a sentire l’ex dg Mauro Masi dire che avrebbe voluto affrontarmi faccia a faccia, lui che quando ci è accaduto di dialogare in diretta non ha saputo mettere quattro parole in fila. Forse pensava di utilizzare le sue competenze di ex parà…. Ma quello che mi chiedo è come sia potuto diventare dg uno che non sapeva distinguere tra un televisore e un aspirapolvere…. Allora mi candido io». E La7? Può attendere. L’eventualità di elezioni anticipate in autunno, con Bersani & co. al governo, aprirebbe scenari esaltanti per Santoro che, scherzando (?) già disegna i suoi palinsesti. Prendendo idealmente il posto che ora è di Lorenza Lei. «Se facessi il dg farei subito il giro degli autori: andrei da Adriano Celentano per chiedergli un programma, andrei da Sabina Guzzanti, andrei a dire a Corrado Guzzanti che sono stufo di vederlo su Sky, andrei da Beppe Grillo per dirgli se non lascia perdere Cinquestelle e torna a fare uno di quei suoi bei programmi, andrei dalla Gabanelli a chiederle cosa le serve per andare in onda tutto l’anno». Più disegna e più si esalta. E si intuisce che La7 gli sta stretta. Il destinatario della proposta per il futuro della Rai, ha un nome ben preciso, ed è il leader del Pd. «Visto che Bersani ha parlato di criteri professionali per la scelta degli amministratori, io presenterei il mio curriculum, anche per invitare gli altri a fare lo stesso. Un’operazione di trasparenza e i direttori di rete andrebbero scelti così, tra gente che sa fare tv: io farei così, come si faceva prima, con i Guglielmi, i Freccero, i Gori…». E il Cda? «Lo farei scegliere agli abbonati».
A qusto punto l’evento che si terrà venerdì prossimo nel parco di Villa Angeletti diventa quasi un corollario. Gongola il segretario della Fiom, Maurizio Landini mentre il giornalista annuncia il format dal titolo “Signori, entra il lavoro – Tutti in piedi”, la serata di «parole e musica». Tutto altisonante, ma la sostanza è un’altra puntata di Annozero. Sul palco anche Marco Travaglio, Antonio Ingroia e Vauro. La solita compagnia di giro con qualche innesto dal fronte degli artisti “schierati”: tra loro Daniele Silvestri, Maurizio Crozza, Serena Dandini e Teresa De Sio. Sebbene il giornalista parli di evento «completamente diverso», rispetto a “Raiperunanotte” di un anno fa al Paldadozza di Bologna, la serata si annuncia come una copia carbone. Solita diretta sul web e sul satellite (Current tv), ingresso gratuito e offerta volontaria di due euro mezzo tramite paypal o telefonando a un numero a pagamento. La differenza con la serata del 25 marzo 2010? Quella era indetta contro la cancellazione dei talk show durante la campagna elettorali per le regionali Questa riguarda la conquista di viale Mazzini. «Ora – proclama il conduttore  – l’emergenza è un’altra: è il futuro della Rai, della sua qualità strategica».
La veste resta quella da martire dell’informazione libera e giusta, ma che gli sta sempre più stretta. Basta sentire che cosa ne pensano colleghi non tacciati di essere “berluscones” come Paolo Mieli e Giulio Anselmi. A un convegno sull’informazione, interpellati sull’addio di Santoro alla Rai, portano testimonianze che non aiutano la causa di beatificazione per “Michele santo subito”. «Non è comico – nota il presidente di Rcs Libri – che per due anni si sia discusso solo dell’ossessione di cacciare Santoro? È comodo mettere sempre tutto nel conto del premier. Si parla tanto di ventennio berlusconiano, ma negli anni Novanta, a ben guardare, il Cavaliere ha governato solo per otto mesi. Il guaio è che si è costruita una rete di complicità con una parte non irrilevante dell’opposizione. Una rete che ha retto. E che regge ancora». Conferma e sottoscrive il presidente dell’Ansa: «Non dimentichiamoci che qualcuno aveva preparato il terreno, non scordiamo il cosiddetto partito Rai».
Dal partito di viale Mazzni a La7, l’idea che l’emittente di Telecom Italia possa diventare una roccaforte rossa con l’arrivo di Santoro, Fazio e Saviano, ha già scatenato una lotta intestina nel nome di chi è più duro e puro. Ieri Enrico Mentana, ha riservato una replica velenosa a un giornalista del gruppo l’Espresso che gli aveva rinfacciato gli anni «al servizio del Cavaliere». Il direttore del tg de La7 ha scelto Dagospia per contrattaccare con una mail al curaro. «Non è un po’ strano che un giornalista reagisca in modo così greve per difendere il suo editore?». La resa dei conti sembra appena iniziata.