E Di Pietro rimase travolto dalla sua creatura

Quando William Gibson ha iniziato a scrivere i suoi romanzi Antonio Di Pietro stava ancora studiando per il concorso in polizia. Oggi al leader dell’Italia dei Valori converrebbe rileggere (o più probabilmente leggere per la prima volta) qualche libro del creatore del genere cyberpunk. Vi ritroverebbe persino l’apocalittica deriva della politica quando l’antipolitica diventa il valore principale. Stavolta il protagonista e la vittima è proprio l’ex pm. Il plot è collaudato ed è stato sfruttato persino dalla Disney: l’apprendista stregone vittima delle conseguenze del suo stesso sortilegio.

L’apprendista stregone
Travolto dall’onda antiberlusconiana, che lui stesso ha cavalcato, Di Pietro si è trovato costretto a giocare in difesa. Il suo colloquio con l’odiato nemico Silvio Berlusconi, catturato mercoledì in aula a Montecitorio, nonché il successivo attacco al segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ha scatenato la rivolta sul web del popolo dell’Italia dei Valori. Sul sito del leader dell’Idv è un fiorire di critiche e di botta e risposta tra chi attacca (timidamente) e chi difende (in maniera furibonda) il povero Tonino. La sensazione generale è quella di incredulità per quel conciliabolo fitto-fitto. Qualcuno parla anche di voler togliere il saluto allo stesso Di Pietro o peggio ancora. «Vergognati, non ti voterò più», è uno degli attacchi più frequenti. Il senso è esplicito: “Con il nemico (il nemico in oggetto è Silvio Berlusconi) non si fa conversazione”. La risposta prosaica dell’ex contadino molisano è stata: «Che dovevo fare, menargli?». Poi l’ex magistrato ha cercato invano di fare un minimo di ragionamento politico: «Mi dispiace tanto per chi si risente, però devo insistere. Se vogliamo non solo vincere ma anche governare e fare qualcosa di buono per questo Paese dobbiamo capire prima cosa vogliamo fare, con chi e perché».

C’è sempre qualcuno più puro
Antica tradizione quella di essere travolti dall’ondata rivoluzionaria che si è prodotti. Negli ultimi tempi la campagna contro la casta ha ricevuto una nuova accelerazione. Lo stesso Di Pietro è stato sorpassato sul fronte del giustizialismo più sfrenato da Beppe Grillo che, a sua volta, è stato scavalcato dal suo movimento Cinque stelle. Per avere un’idea del criterio del Movimento cinque stelle basta andare sul blog dell’(ex?) comico genovese: «Nel Movimento c’è un solo e unico riferimento: il cittadino. Nessuno sopra di lui, nessuno sotto di lui. La peste dei cosidetti “quadri intermedi”, capi e capetti, capopanza e ballerine di prima fila sempre pronti per visibilità personale a farsi intervistare dai media lo farebbe deperire e, dopo poco tempo, estinguere. Hic Rodus, hic salta. O partito, o movimento di democrazia diretta». Anche per cambiare una lampadina vanno ascoltati tutti i cittadini. Capito che «utopia»? Il che, per rimanere in tempi recenti, non è dissimile dalle istanze del movimento no global che cercò di promuovere concetti analoghi al Forum di Porto Alegre all’inizio degli anni 2000. Un esperimento del genere, in concreto, è stato portato avanti dal sindaco della città del Rio Grande do Sul, Tarso Genro (lo stesso che poi da ministro della Giustizia ha negato l’estradizione per Battisti) ma i risultati si sono rivelati più adatti alla propaganda che al governo della vita dei cittadini.

Le rivoluzioni fallite
Ma il trend ormai è avviato. La campagna di demolizione della politica e dei suoi rappresentanti allo stesso tempo rafforza il potere economico. Così l’ondata degli “indignados” cavalca la contestazione fine a se stessa. Con quali effetti? Potere politico sempre più inconsistente, potere economico sempre più prevaricante. Del resto, gli storici insegnano, persino la regina Isabella di Castiglia quando avviò la sacra inquisizione lo fece per motivi più pratici che nobili avendo a cuore più i beni da requisire che le anime da salvare. Di Pietro che viene travolto dalla sua stessa rivoluzione non è il primo e non sarà l’ultimo. A ogni latitudine c’è stata la stessa dinamica: i protagonisti diventati vittime. L’elenco delle rivoluzioni tradite e fallite è nutrito. Dalla Cina al Nicaragua, dalla rivoluzione iraniana a quella arancione di Kiev. L’ultima in ordine di tempo, con la bella pasionaria Timoshenko finita addirittura sotto processo. Insomma, moralisti e moralizzatori finiscono sempre per trovare qualcuno più moralista che li “moralizza”.

La profezia di Philip K. Dick
Le conseguenze sono imprevedibili e, anche in questo caso, può essere illuminante uno scrittore “cult” di fantascienza. Philip K. Dick, nella sua opera d’esordio, Il disco di fiamma, scritta nel 1955, immagina un futuro dove, al posto delle elezioni, il governo dell’umanità viene scelto attraverso una sofisticata lotteria. L’autore di Blade Runner descrive uno scenario dove ogni persona che gode dei diritti civili ha ad ogni estrazione, una identica probabilità di divenire l’uomo più potente del Sistema Solare. Con una piccola controindicazione: dato il suo immenso potere, chiunque può ucciderlo senza correre il rischio di essere incriminato. Scenario apocalittico, quello immaginato da Dick. E senza aver conosciuto Grillo e Di Pietro…