De Magistris e il legittimo impedimento

Maledette regole dell’(in)coerenza. Che colpiscono persino la stella nascente della politica partenopea e nazionale, quel Luigi De Magistris, dipietrista tutto d’un pezzo, che ha raccolto voti in ogni quartiere di Napoli presentandosi nei vicoli e nei salotti borghesi come l’uomo dell’antipolitica, del rinnovamento, dell’uno contro tutti, l’eroe alla Breveheart capace di sfidare i nemici di ferro e di rivoltare i partiti come un calzino. Lui, con il suo partito, è stato tra i promotori del referendum sul legittimo impedimento, simbolo della prevaricazione del Cavaliere, un referendum che – a detta dell’Idv – ha l’obiettivo di cancellare uno scandalo perché «la giustizia è uguale per tutti», anche per il premier. Verrebbe da aggiungere, «anche per il neosindaco di Napoli». Perché? La notizia è stata diffusa ieri proprio nel momento in cui ha preso possesso dell’incarico a Palazzo San Giacomo: è stata rinviata al 7 luglio l’udienza preliminare che a Roma vede lo stesso De Magistris imputato, insieme con il consulente informatico Gioacchino Genchi, di concorso in abuso d’ufficio. Il motivo? Legittimo impedimento del neosindaco, impegnato nelle procedure di insediamento. Sembra un paradosso, ma alla fine è sempre colpa di Berlusconi e delle maledette regole dell’(in)coerenza. Il procedimento si riferisce all’acquisizione, ritenuta dal pm illegittima, nell’ambito dell’inchiesta “Why not” dei tabulati delle utenze telefoniche di diversi deputati, tra queste anche quelle di Romano Prodi e di Clemente Mastella. Eppure il buon De Magistris, alla notizia del rinvio, non si è scandalizzato. Anzi, con l’Idv – c’è da scommetterci – sarà in piazza per supportare i quesiti referendari, compreso quello sul legittimo impedimento. Il 10 giugno, infatti, i dipietristi hanno organizzato quattro manifestazioni a Milano, Roma, Napoli e Palermo. Tutti mobilitati contro l’ingiustizia. All’insegna del “fate quello che dico io, ma non fate quello che faccio io”.