Da Cipputi ad Angelina Jolie, la parabola della sinistra

Da Nilde Jotti ad Angelina Jolie, avvilente parabola dei compagni che sbadigliano. Se tutto il resto è noia, perfino Lara Croft può accendere i cuori della sinistra.
Non condannateli, mettetevi nei panni di un militante del Pd. Il tuo candidato premier (Veltroni) quello per cui hai fatto campagna elettore fino a tre anni fa, ormai si fa vivo solo per promuovere libri. Il tuo attuale leader (Bersani) assomiglia sempre più all’imitazione triste di Maurizio Crozza. Il tuo quotidiano (l’Unità) ha divorato l’ennesimo direttore (De Gregorio) dopo averlo portato in giro in tutti i salotti tv come una Madonna pellegrina. In un panorama così desolante chiunque dica o faccia qualche azione sensata, sia capace di pronunciare una frase di senso compiuto (Di Pietro è fuori) comprensibile a tutti (è out pure Vendola) venga accolto più o meno come Maradona al suo arrivo a Napoli.
L’ultima in ordine di tempo, l’attrice americana, che nelle vesti di ambasciatore onorario dell’alto commissario per le nazioni unite per i rifugiati ha fatto tappa a Lampedusa. Jet privato, bagno di folla sull’isola, discorso ai profughi con testi e sequenze da B-movie, «Io sono come voi» ha detto alla massa di disperati accampati sull’isola siciliana. Poi l’apposizione delle impronte digitali come viene fatto per i clandestini che sbarcano. Qualche ora di permanenza per darsi in pasto ai fotografi accanto al rappresentante dell’Onu, Antonio Guterres. Al centro che ospita i migranti, la Jolie ha recitato la sua parte, non troppo dissimile da quella che ha interpretato in Turchia davanti ai rifugiati siriani e che è stato definito perfidamente dal New York Post  «con molte luci ma senza azione». Si sa, Oltreoceano la moglie di Brad Pitt viene vista con maggiore disincanto. Il profilo biografico è più da Oscar che da Nobel per la pace: la rivista Forbes la pone tra le personalità più ricche d’America, undicesima attrice più pagata al mondo, venti milioni di dollari all’anno, patrimonio in comune con il marito stimato intorno ai 300 milioni di euro. Demagogia per demagogia, la Jolie ne ha sparsa a piene mani nel suo intervento siciliano, considerando che un profugo a Lampedusa costa 45 euro al giorno e che domenica quando l’attrice è arrivata nel centro di accoglienza ne ha trovati 190 si può fare qualche calcolo. La spesa è di circa ottomilacinquecento euro al giorno. Considerato che per organizzare una festa di compleanno la coppia Brad-Angelina ha speso mezzo milione di dollari, sarebbe bastato un party in meno per garantire ai poveri profughi il sostentamento per tutta l’estate.
Ma sono considerazioni capziose. Tutto sommato, la plurimilionaria star hollywoodiana non è neanche la più inverosimile delle nuove icone della sinistra. Sicuramente è molto più credibile degli ambientalisti Beppe Grillo e Adriano Celentano che esternano contro il nucleare e la caccia (è l’ultima battaglia del comico genovese). Poco importa che gli stessi non siano propriamente degli esempi di vita in armonia con la natura. Il suv di Celentano e il motoscafo di Grillo sono finiti sulle prima pagine di molti giornali a testimonianza della loro condotta contraddittoria.
In questo contesto è emblematica la serata bolognese “Tutti in piedi”, che ha surrogato una puntata di Annozero. È ingenuo domandarsi come mai la Fiom faccia indossare la tuta da operaio a Michele Santoro, che avrà due milioni e duecentomila euro di liquidazione dalla Rai. È sufficiente fotografare gli eventi: al posto di Cipputi si è scelto di far salire sul palco un’aristocrazia militante. Mentre la sinistra e i suoi leader si nascondono, la piazza diventa terreno di conquista per chi mischia intrattenimento e “ideali”. Una standing ovation, che è la traduzione di “tutti in piedi”, che affida a un nobile guitto, Roberto Benigni, il gesto che ormai sostituisce quello dell’incoronazione dei veri miti della sinistra. Prendere in braccio il leader (dai tempi di Enrico Berlinguer) si è trasformato in un farsi prendere in braccio (Santoro). Quella frase del premio Oscar, «L’Italia s’è desta», vale più di uno slogan elettorale.  Come l’accenno al calcioscommesse, buttato in satira, ma espresso come una testimonianza di solidarietà proprio al giornalista: «C’erano dei giocatori che danneggiavano la propria squadra per farla perdere: un po’, insomma, come fa il direttore generale della Rai». Così Daniele Silvestri, che si appropria “indebitamente” di Giorgio Gaber cantando Io non mi sento italiano in quella stessa piazza scalda i cuori della piazza e dei militanti (oltre due milioni di spettatori tra web e network televisivi sono un dato importante) più di un comizio di D’Alema.
Non a caso Bersani e compagni brillano per la loro assenza. Probabilmente perché la stessa classe dirigente di sinistra preferisce farsi da parte e cedere il timone ai personaggi della televisione e dello spettacolo.
Una linea che va a sposare anche il quotidiano diretto, fino a fine giugno, da Concita De Gregorio, che ha intervistato Geppy Cucciari, conduttrice “brillante” de La7 che dopo i risultati delle amministrative e dei referendum ha fatto “outing”, anzi, per dirla con l’Unità «con gli speciali sulla doppia tornata di amministrative e sui quesiti referendari ha rivelato un volto per molti inaspettato». Al giornalista confida di essere stata «molto contenta dei referendum, sono contro il nucleare in Italia. Per le amministrative il mio era lo sguardo esterno di donna sarda residente in Sardegna, ma qualche volta i cambiamenti così profondi come in queste due occasioni – non la cosa singola ma la somma degli eventi – dà un’aria di risveglio delle coscienze che travalica la singola posizione politica». E chi vuol capire, capisca. Per il partito democratico dopo il ticket Veltroni-Bindi del 2008 alle prossime elezioni la coppia candidata sarà Santoro-Cucciari? Dai prodromi e dallo stato di salute della sinistra non è da escludere neanche questo.
Tornando alla Jolie, il suo tour umanitario arriva in concomitanza con la campagna pubblicitaria (per la quale intascherà dieci milioni di dollari) per Louis Vuitton. Ironia della sorte, una marca che va per la maggiore in versione taroccata, tra le borse vendute da quegli stessi migranti che d’estate fanno i “vu cumprà” sulle spiagge italiane. Ci starebbe bene il riadattamento di una frase del compagno Bertolt Brecht, uno che arte e politica le ha coniugate davvero: «Felice quel paese che non ha bisogno di eroine (hollywoodiane)».