Zemanlandia, e il film continua…

Lo Zaccheria. Un enorme striscione con caratteri gotici “Regime rossonero”. In campo una pattuglia di giovani satanelli, idoli di un pubblico laborioso come quello di Foggia, dove allo stadio si possono incontrare tenutari terrieri con la coppola in testa e braccianti dalle mani rugose, attivisti del Fuan e CasaPound mischiati a militanti irregolari di sinistra e incandescenti bellezze femminili daune. La magia di Zemanlandia, il nuovo mondo calcistico incarnato dalla filosofia dell’allenatore boemo Zednek Zeman, ha vissuto una nuova stagione di sperimentazione. Quasi un amarcord. Con  in sella al club la “triade” formata dal presidente Pasquale Casillo insieme al direttore sportivo Beppe Pavone e al Gandalf boemo.
All’età aurea del Foggia tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta il giovane regista barese Giuseppe Sansonna ha dedicato un documentario di successo Zemanlandia, un racconto visivo che nel luglio prossimo si impreziosirà di una seconda puntata, trasmessa da Rai Tre prima di diventare un libro con dvd per la Minimum fax. Con il giovane cineasta, collaboratore delle pagine sportive de il manifesto, abbiamo ripercorso alcune tappe della narrazione zemaniana.

Sansonna, come nasce il suo amore per il “Foggia dei miracoli”?

Da ragazzo ero arbitro, e grazie anche all’onnipotente tesserino dell’Aia (Associazione italiana arbitri) da Bari andavo ogni domenica a seguire sulle gradinate dello Zaccheria le esibizioni di Baiano, Rambaudi e Signori. Mi piaceva il calcio di Zeman e il clima cinematografico che si materializzava con il suo ingresso in campo.

La partita aveva un corollario di ritualità …

Nel prepartita l’odontotecnico Fernando Iannucci gli allungava un pacco di caramelle attraverso la recinzione che separava la panchina dalla tribuna. E il tecnico accendeva la sua ennesima sigaretta, incorniciato nel suo trench.

L’estate scorsa, con l’acquisizione del pacchetto delle quote sociali da parte di Pasquale Casillo, si è dato inizio al remake …

Non vorrei prendermi meriti, ma proprio le proiezioni del mio documentario hanno accresciuto nel patron, in Pavone e Zeman la voglia di tornare a lavorare insieme nel calcio. La pellicola ha avuto un ruolo tonificante nel ripensare un impegno sportivo.

La stagione in Prima Divisione però non si è conclusa centrando l’obiettivo play off.

È stato un campionato controverso, in chiaroscuro. L’organico è stato allestito con investimenti minimi, prendendo i giovani più talentuosi delle giovanili dei grandi club. Insigne e Sau sono nomi da appuntarsi. Faranno carriera nel mondo del pallone che conta. La cura dell’allenatore boemo non è però bastata a qualificarsi per le finali promozione in una categoria piena di mestieranti, di veterani, vecchie volpi .

Per un anno, però, si è rivista all’opera la macchina zemaniana …

Anche i collaboratori del tempo sono tornati in pista. Da Franco Mancini, passato dai pali al ruolo di preparatore dei portieri, al responsabile del lavoro atletico Pietro Paolo Danza, al team manager Franco Altamura.

Casillo, Pavone e Zeman come personaggi cinematografici?

Sì. Don Pasquale è una maschera scorsesiana, un misto tra Al Pacino e De Niro. Zeman, serafico, silenzioso, intrigante, mi ricorda il Clint Eastwood di Gran Torino nel rapporto con il giovane protagonista del film. Ritrovo gli stessi sorrisi misurati dei suoi dialoghi con i giovani calciatori. Pavone è un rabdomante, un raffinato esploratore di polverosi campi di periferia, alla ricerca di nuove stelle da sgrezzare.

La visione del mondo di fondo per Zeman non è mai stata in discussione.

ILa cura dell’allenatore boemo non è però bastata a qualificarsi per le finali promozione in una categoria piena di mestieranti, di veterani, vecchie volpi . tre gol di vantaggio. Recupera lo spirito dei ludi romani, l’anima olimpica…
È un pizzico di berlusconismo applicato alla filosofia della pelota. Ci sono tante somiglianza tra il sacchismo dei primi tempi e le tesi di Zeman.

La differenza è nella visione etica del boemo?

Sì. È ontologicamente contro i sotterfugi, gli “aiutini”. È l’antitesi dell’Italia sbracata che cerca di raggiungere il traguardo con i mezzucci. Resta contro il sistema, distante dalla rappresentazione del “calcio business” come una sottospecie di Minority report. Non a caso Luciano Moggi continua a mandargli velenose frecciate.

La via per la vittoria passa per gradoni?

Sì. Anche prima dell’ultima gara con il Cosenza, alla ripresa degli allenamenti del martedì, Zeman ha fatto salire e scendere di gran carriera i gradoni dello stadio foggiano ai suoi giocatori. Un esercizio massacrante che Totti ricorda ancora.

Radiomercato annuncia un possibile interessamento del Bari per il tecnico boemo.

La sua speranza è di proseguire il progetto a Foggia. Arrivare alla corte di Matarrese sarebbe una svolta per le coronarie dei suoi sostenitori dauni. Ma nel calcio, come nella vita, può succedere di tutto. Il futuro di Zemanlandia lo scopriremo solo vivendo.