Uniti nel dubbio e ognun per sé…

Fli, terzo polo, grillini, tutti liberi di votare secondo coscienza. Il rifiuto di apparentamenti o “l’andare da soli” rivendicato da ognuno dei vari “poli alternativi”, significa in sostanza questo. Difficile immaginare che la strategia di Udc, Fli e Cinque stelle si fermi veramente a questo. Un sostanziale rifiuto di schierarsi in modo palese nei ballottaggi non compromette scelte future, ma di fatto è un’autoesculsione dalle trattative. De Magistris a Napoli si dichiara fiducioso che il voto d’opinione convergerà su di lui. Rutelli sostiene che «il ballottaggio sarà un’altra tappa della fuoriuscita da questo bipolarismo guerriero». Il che non si sa cosa significhi. Potrebbe significare che vinceranno i candidati terzopolisti. Se ce ne fossero. Altrimenti il bipolarismo, guerriero o no, si riproporrà al ballottaggio che a Rutelli piaccia o no. Fini ritiene che invece il Terzo polo terrà e che anzi sarà unito nei ballottaggi e anche nei mesi successivi. Questo malgrado Andrea Ronchi abbia dato le dimissioni dalla presidenza dell’assemblea nazionale del suo partito in protesta contro il mancato appoggio ai candidati del centrodestra.
Mastella manifesta invece disinteresse per ciò che accadrà a Napoli, si dice “distaccato”. Dice che Lettieri non lo chiama e quindi lui non chiamerà Lettieri. Malgrado ciò avverte che il suo tre per cento al primo turno al ballottaggio vale sei. Tre a mettere e tre a levare…  Per tutti vale il filosofico commento di Antonio Leone, vicepresidente della Camera: «Quando si sceglie di non scegliere ci si relega in un limbo che è l’anticamera dell’anonimato politico, peggio della subalternità a chi offre di più o di meglio, a seconda dele situazioni». Il ministro Sacconi si dichiara certo che alla fine, come in natura, i simili sceglieranno i simili e gli elettori moderati, quindi, voterano per i candidati moderati. Resta solo da intendersi su cosa si intenda oggi per moderato, categoria molto affollata.