Sviluppo: Palazzo Chigi passa ai fatti

Dieci articoli in tutto, ma sono di quelli destinati a non passare inosservati. Il governo delinea il piano per lo sviluppo, regolarizza circa un precario su tre della scuola, lancia la fiscalità di vantaggio per le imprese del Sud, fa partire il piano casa, dà una marcia in più al turismo e rilancia le grandi opere. Uno spot? Per nulla. Il decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri mette insieme tante cose, non pone oneri aggiuntivi a carico del bilancio pubblico e punta a quella “scossa” nei confronti dell’economia che si rende necessaria per incentivare la crescita, creare nuova occupazione e imprimere la svolta necessaria per l’uscita definitiva dalla crisi. Finiscono in fuorigioco, invece, quanti, a sinistra, già parlavano di una manovra aggiuntiva di sette miliardi, in arrivo per giugno. Tremonti si limita a dire: «Oggi abbiamo parlato di sviluppo». E Berlusconi va oltre: «La manovra? È una parola che non capisco». Confindustria e Unioncamere plaudono soprattutto alle norme sulla semplificazione.
Punta di lancia della strategia messa a punto dall’esecutivo sono le imprese, incentivate a investire e a creare lavoro attraverso un pacchetto di semplificazioni fiscali e il credito d’imposta per quegli impreditori che assumono nel Mezzogiorno e nella ricerca, anche sanitaria e farmaceutica. Ne beneficeranno quanti producono medicinali, Università ed enti di ricerca. In particolare, il provvedimento prevede una defiscalizzazione del cinquanta per cento dei costi salariali per assumere lavoratori svantaggiati nei dodici mesi successivi all’emanazione del decreto. Il termine diventa di 24 mesi se lo svantaggio risulta particolarmente accentuato. Tutto questo, precisa il ministro dell’Economia, non avrà ricadute in termini di deficit. Il motore, infatti, non sarà la spesa pubblica, ma i fondi europei. «Pensiamo di poter avere la fiscalità di vantaggio – dice Tremonti –  è l’unico modo per spendere i soldi che arrivano da Bruxelles. Nel 2011 rischiamo di perdere cinque miliardi. Il tasso di utilizzo dei fondi è scandalosamente basso. E se non spendiamo i soldi che ci vengono dati questi tornano alla base».
Nel decreto c’è anche una stretta sui controlli. Il fisco, infatti, non potrà opprimere più di tanto. Le “visite” in azienda  dovranno essere riunite in un’unico accesso che sarà semestrale e non potrà durare più di quindici giorni. Quanti con la tendenza al rialzo del costo del denaro stanno cominciando ad avere problemi sul fronte del pagamento dei mutui, contratti per l’acquisto della casa, avranno poi la possibilità di rinegoziarli. Il termine per usufruire di questa agevolazione è il 30 aprile 2012. Per una via, dunque, si tagliano gli oneri a carico delle aziende, per l’altra si aumentano gli incentivi e le spinte che dovrebbero invogliare chi intende fare impresa e rischiare. Il risultato sarà che si libereranno risorse e si investirà di più. Il menù del governo, però, non si limita solo a queste pietanze. La semplificazione delle procedure punta a dare un forte impulso al settore delle infrastrutture, pubbliche e private. Le misure, secondo quanto reso noto dal ministro Altero Matteoli, avranno ricadute positive in materia di appalti, sull’edilizia privata e sul settore della nautica. Tempi più veloci per le grandi opere, quindi, ma anche più donne che lavorano al Sud in settori che presentano un forte gap uomo-donna (superiore al 25 per cento). Arrivano buone notizie anche per la scuola, che potrà assumere con contratto a tempo indeterminato 65mila precari (docenti e personale tecnico amministrativo). Il piano è triennale e riguarda gli anni compresi tra il 2011 e il 2013.
Finalmente scatta anche il piano casa. Per aggirare i problemi posti dagli enti locali alla vecchia normativa viene infatti introdotta una disciplina nazionale a cui le Regioni dovranno adeguarsi. Diventano possibili ampliamenti fino al 20 per cento per gli immobili che vengono ristrutturati introducendo la riqualificazione energetica e del dieci per cento per gli edifici non residenziali. Per tutti procedura semplificata, con l’introduzione del silenzio assenso e la Scia (segnalazione semplificata di inizio attività). Una marcia in più anche al turismo. Gli stabilimenti balneari sulle spiagge di proprietà del demanio non dovranno più chiedere la concessione, ma il diritto di superficie che avrà validità per 90 anni. Per tutti, poi, arriverà la carta di identità elettronica che dovrebbe assorbire in un chip tutti i dati dei documenti vari di cui oggi è titolare il cittadino. E nel Mezzogiorno si insedia la Banca del Sud: ha già avuto l’ok di Bankitalia e potrà contare su settemila sportelli.
Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta fa qualche conto e giunge alla conclusione che l’intero pacchetto (c’è anche una norma che riguarda l’Autorità per l’acqua) permetterà risparmi per dodici miliardi. Tutti d’accordo? No. Le opposizioni parlano di spot elettorale e il verde Angelo Benelli definisce le novità introdotte per le spiagge «una vera e propria svendita». Ma Tremonti spiega che l’utilizzo, oltre che al canone che dovrà essere pagato e stabilito annualmente, è legato anche alla necessità di «essere in regola con fisco e previdenza. E noi – precisa –  pensiamo anche che si debbano assumere giovani».