Stretta di mano tra Berlusconi e Fini. E D’Alema

Che sia gaffe o provocazione, l’ennesima uscita di Massimo D’Alema anche stavolta produce l’effetto contrario a quello auspicato. «Allearsi con Fini sarebbe utile al centrosinistra», dice sui giornali. L’ex premier lancia l’amo al presidente della Camera, teorizza un’alleanza terzopolista del Pd con la componente di Futuro e libertà ma finisce per mettere in imbarazzo un po’ tutti, dai suoi compagni di partito ai possibili alleati, che si affrettano a smentire.

Fli, mai col Pd. Anzi no.

«Mai con la sinistra», fanno sapere subito Urso,  Ronchi e Menia, le anime destrorse del movimento di Fini. «È un abbraccio mortale. Fli non andrà mai con loro», dice l’ex viceministro al Commercio. «Quell’intervista è un colpo di sole di D’Alema», taglia corto l’ex ministro per le Politiche comunitarie. «Un’alleanza col Pd è da escludere», chiarisce l’ex braccio destro della Prestigiacomo. Capitolo chiuso? No, perché c’è una parte “sinistrorsa” del Fli che si sente lusingata dall’offerta di D’Alema. «Noi possiamo e dobbiamo dialogare con chi ci sta sulle regole del sistema, e quindi anche con il Pd», si dice convinto il vice presidente vicario dei deputati futuristi Carmelo Briguglio.

Santa alleanza anti-Cav
Ma D’Alema, quando vuole riaccendere le luci dei riflettori su di sè, non va troppo per il sottile, soprattutto quando c’è da mettere insieme una Santa alleanza contro Berlusconi: ««Siccome sono profondamente convinto che il Paese ha bisogno quasi di un governo costituente – ha spiegato D’Alema – credo che questa ipotesi non sia campata in aria. Ci sono molti valori che ci uniscono come la legalità. E ci può essere un impegno comune per realizzare le grandi riforme. Poi ognuno va per la sua strada».

Berlusconi-Fini, la stretta di mano
Silvio Berlusconi arriva a Villa Miani per partecipare al 63° anniversario dell’indipendenza dello Stato di Israele. Il premier viene accolto dall’ambasciatore di Israele Gideon Meir che lo accompagna al palco presso la sala interna, dove sono attesi gli interventi degli oratori. Il Cavaliere è assediato da cronisti e tv ed appare soddisfatto. A chi gli chiede come procede il governo, assicura: «Sto bene, si lavora». Sul palco ci sono il presidente del Senato Renato Schifani e quello Camera Gianfranco Fini. Prima che Meir prenda la parola per un saluto alla platea Berlusconi e Fini si scambiano una veloce stretta di mano. Che diventa una notizia.

Il Cavaliere: nessun gelo col Colle
«Non c’è nessun gelo con il Quirinale», ha puntualizzato il Berlusconi conversando con i cronisti a Villa Miani. «Ieri – ha detto il premier – ho parlato della riforma della Costituzione, dell’architettura istituzionale, che tra l’altro, se riusciremo a realizzare, avrà vigore fra alcuni anni. Non c’è quindi nessun motivo di distacco o di gelo tra il Quirinale e Palazzo Chigi», ha concluso il premier, che si è anche detto felice per l’appoggio della Germania alla cadidatura di Mario Draghi alla guida della Bce: «È un buon successo per l’Italia». Berlusconi ha parlato anche della situazione in Libia. E alla domanda se Gheddafi sia vivo o morto, ha detto non di non avere notizie certe.

Italia, sede di negoziati di pace
«Speriamo possa essere l’Italia ad ospitareeventuali negoziati di pace tra israeliani e palestinesi», ha auspicato il premier durante la cerimonia, spiegando di aver già messo a disposizione per questo scopo la città di Erice. «Non ci sono destini diversi per Israele che la pace con la vicina Palestina», ha aggiunto, sottolineando anche come in questo momento Israele sia «l’unica vera democrazia del Medio Oriente». Intanto è arrivato l’annuncio che l’intero governo israeliano sarà in visita in giugno in Italia per un vertice intergovernativo che segue quello dell’anno scorso in Israele. Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu e il presidente del Consiglio italiano probabilmente apriranno assieme a Milano il progetto: «Israele che non ti aspetti!» che si svolgerà tra il 12 e il 23 giugno e il giorno dopo saranno a Roma per il vertice intergovernativo. Il progetto di Milano comprende un fitto programma di appuntamenti istituzionali, culturali e di spettacolo, che avranno come obbiettivo quello di promuovere la cooperazione economica, lo sviluppo tecnologico, l’arte, la cultura e il turismo tra Italia e Israele.

E Sarkoy finanzia Hamas
La notizia era stata pubblicata qualche giorno fa dal quotidiano israeliano Haaretz, ieri l’ha ripresa anche la testata francese Le Monde, con un commento preoccupato estratto da un blog israeliano: la Francia intende trasferire 10 milioni di euro all’Autorità palestinese, una decisione arrivata nove giorni dopo quella di Israele di congelare il trasfert del prodotto delle tasse raccolte a profitto dei palestinesi (conformemente agli accordi di Parigi del 1994), all’indomani d’un accordo di riconciliazione tra le due principali fazioni palestinesi, Fatah e Hamas. Nell’articolo di Le Monde si fa esplicito riferimento alla preoccupazione del governo di Tel Aviv, ma riferisce anche delle buone intenzioni di Parigi, secondo cui fintanto che il primo ministro palestinese Salam Fayyad, garante del buon uso dei doni internazionali, sarà in carica con la stessa squadra, è giusto sostenere l’Autorità palestinese, la quale oggi dipende, per il suo funzionamento, dall’aiuto esterno. Prima della Francia, anche la Commissione europea aveva deciso, il 5 maggio, di concedere 85 milioni di euro supplementari ai palestinesi. Ma le cose, secondo Le Monde, potrebbero complicarsi per le finanze palestinesi se il Congresso americano seguisse il governo israeliano e bloccasse i fondi previsti per sostenere l’Autorità palestinese.