«È stato uno “schiaffo” alla loro oscurità»

«Sono d’accordo con il presidente Obama. Quella contro Bin Laden è stata una magnifica vittoria del mondo libero e democratico». Per Fiamma Nirenstein, vicepresidente della commissione Affari esteri della Camera e giornalista per anni corrispondente da Gerusalemme per La Stampa e il Giornale, ciò che è avvenuto in Pakistan con la scomparsa di Osama Bin Laden è un momento simbolico e «identitario» ma non solo per l’Occidente. «Sì, suo modo è identitario anche per gli islamisti e la loro cultura della violenza, per questo è importante non sottovalutare le ripercussioni».

Cosa ne pensa della decisione di Obama di non pubblicare le foto dello sceicco?

È legittimo il punto di vista americano. Mi sembra che le immagini possano diventare oggetto di propaganda dei seguaci di Osama per puntare il dito contro “l’assassino”. Dall’altra parte per i jihadisti potrebbe rappresentare anche un oggetto di culto mortuario: con Bin Laden immortalato nella sofferenza che finirebbe per rappresentare il martire pronto a sacrificare tutto per la causa. Certo, è legittimo il desiderio della gente, nell’epoca della comunicazine di massa, di vedere e di chiedere una spiegazione. Altra cosa, evidentemente, sono le teorie della cospirazione che non prendo nemmeno in considerazione.

In ogni caso si parla di possibilità di vendette.

Credo che sia naturale e realistico. Così come il fatto che Osama abbia in qualche modo previsto la sua morte e dato istruzioni alla sua organizzazione e ai suoi epigoni, anche se ormai frammentati, di farsi sentire in qualche modo.  

Quali potrebbero essere i risvolti in Medio Oriente a questo punto?

Diciamo che l’Islam estremista è molto proteso verso la vittoria e tiene sempre presente il progetto del califfato mondiale, per questo festeggiano ogni attentato come un gran risultato. Allo stesso modo percepiscono però la sconfitta. E in questo caso è evidente come abbiano preso uno schiaffone un “uno a zero” di cui ci dobbiamo rallegrare: è stato un segnale che non la fanno franca. Di conseguenza penso che adesso, soprattutto per il fatto che c’è l’Iran che mantiene la regia e concede armi, qualcosa si muoverà. Credo però che in ogni caso agiranno con cautela: perché hanno capito che l’Occidente è ancora in grado di difendersi.

A proposito, c’è chi invoca lo stesso trattamento riservato a Bin Laden per Gheddafi.

Un attimo. Gheddafi, tra le altre cose, è pure un terrorista. Ma dopo i suoi atti di terrorismo – e dopo le sconfitte che ha subito – ha modificato il suo atteggiamento. Detto ciò non credo che il mondo debba essere percorso da squadre speciali che vanno alla caccia di dittatori e terroristi, non mi sembra il modo giusto per procedere. La nostra forza non dobbiamo nasconderla certo, ma per compiere un assassinio mirato ci devono essere delle condizioni: ad esempio quando il personaggio in questione sta per compiere nuovi attentati. Per ciò che riguarda Gheddafi mi sembra necessario predisporre tutti i mezzi per fargli fare un passo indietro. La sua è una storia di “guerra”, ed è lui che ci si è messo, è lui che ha colpito il suo popolo e, certo, anche il suo passato ha influito sulla decisione dell’Onu. A questo punto si è arrivati a un momento in cui si sono decise alcune dinamiche: che per lui sono di guerra. Ed è questo ciò che gli spetta.

Le rivolte del Maghreb sembrano avere tratti più libertari che islamisti. È un fatto rassicurante?

Sarei cauta su quest’argomento. Da una parte ci sono tutta una serie di rivolte n atto a parte di questi popoli per liberarsi dalla tirannia e questo è il fatto che noi occidentali dobbiamo apprezzare. Ciò significa che queste rivolte dobbiamo sostenerle in linea di principio quando l’orientamento è decisamente democratico, antidittatoriale. Il discorso è capire, dall’altra parte, a che cosa corrisponde ciò nella testa della gente: dato che la propaganda antioccidentale da quelle parti negli anni si è fatta molto sentire.

Ad esempio?

In Egitto non sta andando bene per niente. Li il 65% della popolazione cancellerebbe la pace con Israele e i Fratelli musulmani sono dati in grosse percentuali di gradimento tra l’elettorato. Insomma a questi rivoltosi prima o poi dobbiamo chiedere la “carta d’identità”: ossia siete contro la sharia? Siete per la parità tra uomo e donna? Ecco ho tutta una serie di domande del genere da fargli prima o poi.