Sisma elettorale: il voto riapre le polemiche

Due ballottaggi, forse tre con quello incerto di Bologna, e una vittoria del centrosinistra al primo turno, quella di Piero Fassino a Torino. Se il Pdl (a Milano) piange, il Pd non ride (soprattutto a Napoli) mentre il Terzo polo non sfonda ma può consolarsi con il ruolo determinante che potrà giocare al secondo turno, se non si spaccherà sulla strada da scegliere. Se la spassano solo Antonio Di Pietro e Beppe Grillo, perché nelle urne vince l’anti-politica, l’anti-berlusconismo estremista, quello che guarda alla divaricazione della sinistra dal centro: non piace, invece, l’anti-berlusconismo moderato, quello che punta alla creazione di un’alternativa basculante tra i poli, con la triade Casini-Fini-Rutelli che si ferma intorno al 5% a Milano e Bologna, due punti sotto a Torino e solo a Napoli tocca percentuali dignitose, vicine al 9%.

Grillo e Casini, la doppia incognita
Il voto nelle quattro principali città italiane chiamate al rinnovo dei consigli comunali coglie un po’ tutti di sopresa, ma per un bilancio definitivo bisognerà aspettare i balottaggi di Napoli e Milano. Da oggi, messo da parte il pallottoliere, si inizierà a discutere soprattutto di chi sosterranno Fini, Casini e Rutelli, poco assistiti dagli elettori delle urne ma forse determinanti, insieme ai grillini, anche loro chiamati a sciogliere le riserve. Se il Movimento Cinque Stelle forse lascerà libertà di voto ai proprio elettori, una possibile lacerazione è il rischio che corre Fli, dove già da ieri si fronteggiano i filo-destrorsi (Urso e Ronchi, pronti a lasciare il partito se costretti a restare in minoranza) e i filo-sinistrorsi (Bocchino, Briguglio, Granata), che da tempo hanno lasciato intendere di voler sostenere chiunque possa contribuire a picconare Berlusconi.

Milano, delusione Moratti
A Milano la sorpresa è il mezzo flop di Letizia Moratti (42-43%) che si lascia scavalcare da Giuliano Pisapia (46-47%), che ipoteca anche la vittoria finale anche grazie al possibile sostegno dei grillini, che nel capoluogo lombardo sfiorano il 5%. Niente di cui rallegrarsi, per il sindaco uscente. Vero è che Letizia Moratti non aveva questa volta i voti dell’Udc e della pattuglia finiana, come era accaduto nel 2006. Ma sommando i voti attribuiti dalle proiezioni al terzista Palmeri, Moratti si sarebbe fermata al 47, forse 48%, ben al di sotto del 52% del 2006. In più il sindaco prende meno voti delle liste che la sostengono e che arrivano al 45,5%, con il Pdl al 29,7 e la Lega al 10,6%. Anche per il Pd, però, ha poco da ridere, visto che Pisapia è un candidato espressione dell’estrema sinistra vendoliana, un elemento che condizionerà le scelte del centrosinistra anche nei futuri assetti politici rispetto all’ipotesi di alleanze con il centro moderato e alla possibilità di incassare il sostegno di Casini & c. «A Milano avevamo un’aspettativa diversa», ha ammesso Denis Verdini, coordinatore del Pdl. «Se il centrodestra a Milano non vince al primo turno, come sembra – ha attaccato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato – vuol dire che ha un serio problema politico. Questo non lo diciamo noi, ma lo ha detto Berlusconi stesso».

Urso e Ronchi: stiamo col centrodestra
A partire da Milano, il sostegno del Terzo polo diventa l’argomento più interessante della giornata, visto che subito dopo i primi dati arrivano le dichiarazioni categoriche di Adolfo Urso e Andrea Ronchi: «Nelle democrazie dirette e bipolari – dice Urso – è normale che al secondo turno si converga sui candidati con i quali si hanno maggiori affinità culturali e politiche, quindi programmatiche. Per questo – dice l’esponente del Fli – normale per il terzo polo la convergenza sui candidati del centrodestra ai ballottaggi». E Ronchi lo segue a ruota: «I dati che emergono da queste elezioni impongono scelte chiare ed inequivocabili, per bloccare una sinistra estrema e populista. Nei ballottaggi è necessario mettere nuove basi per ricostruire il centrodestra ed è per questo motivo che è necessario appoggiare i candidati del centrodestra». Dopo qualche minuto arriva però la doccia fredda, quando interviene Italo Bocchino, vicepresidente di Fli: «Urso e Ronchi parlano a titolo personale». Chi invece plaude alle dichiarazioni di Ronchi e Urso è il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, secondo cui la loro richista di appoggiare ai ballottaggi i candidati del centrodestra «è coerente con le loro convinzioni politiche grazie alle quali sono stati eletti in Parlamento». Idem Gianni Alemanno, che parla di “dichiarazioni coraggiose” a proposito di quanto detto da Urso e Ronchi.
Ed è proprio nel Popolo della libertà che, pur senza esultare, si fa notare come con il risultato frammentato che emerge dai primi dati sul voto alle amministrative «aumentano le possibilità che si arrivi al 2013», fino alla conclusione della legislatura, come ha spiegato ieri il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa. Che s’è mostrato ottimista anche su Milano: «Il ballottaggio lo vinciamo noi».

Napoli, vince il voto di protesta
L’anti-politica trionfa a Napoli. La disaffezione nei confronti dei Palazzi è testimoniata da un dato clamoroso sull’affluenza alle urne, in calo di quasi sei punti percentuali. Il candidato del Pdl Gianni Lettieri è comunque in testa, come previsto, con una percentuale buona, superiore al 40%. Ma nel capoluogo partenopeo è a sinistra che si registra il clamoroso sorpasso dell’esponente dell’Italia dei valori, Luigi De Magistris (23%) che scavalca nettamente quello del Pd, Mario Morcone (19-20%, infliggendo una durissima punizione al partito di Bersani, che dopo le primarie annullate per infiltrazioni camorristiche si era rifiutato di sostenere l’ex magistrato. Qui il Movimento Cinque Stelle di Grillo non va oltre il 2%, mentre incassa un confortante 9-10% il candidato del Terzo polo, Raimondo Pasquino, più che mai determinante per il ballottaggio. Ma peserà anche il 3,5% di Clemente Mastella, acerrimo nemico di De Magistris.

Bologna, il boom dei grillini
A Bologna la vera sorpresa è l’exploit del candidato di Grillo, Massimo Bulgani, che tocca il 10% dei voti, mettendo a rischio la possibilità che il candidato del centrosinistra, Virginio Merola, possa vincere al primo turno, visto che le ultime proiezioni lo davano a cavallo del 50%. Il candidato leghista, sostenuto dal Pdl, Bernardini Manes,  si ferma intorno al 30% mentre il Terzo polo, nella città di Fini e Casini, non va oltre il deludente 5% con Stefano Aldovrandi.

Torino, Fassino ok, male Casini-Fini
A Torino Piero Fassino passeggia al primo turno con percentuali intorno al 56%, nonostante il calo del Pd e la crescita della Lega, mentre il Terzo polo non va oltre il 3%. Ma anche per Fassino, a voler cercare il pelo nell’uovo, c’è da riflettere sul calo di oltre dieci punti rispetto alla trionfale vittoria del suo predecessore, Sergio Chiamparino. Bersani, però, a fine giornata esulta come se avesse vinto ovunque, non solo a Torino: «Il vento del nord è cambiato». Almeno per quindici giorni.