Silvio e Michele, due pesi e due misure

Si salva solo il teletribuno, perché – anche se dichiarato “colpevole” – avrà al massimo una tiratina d’orecchie e nel suo caso (la fortuna lo aiuta) non sono previste neppure sanzioni economiche. Ma si sa, Michele Santoro è un intoccabile, è il Verbo. E al Verbo è già troppo se si fanno delle piccole contestazioni. Nei confronti di Berlusconi, invece, si potrebbe aprire una nuova stagione processuale, l’ennesima, per un reato gravissimo: è stato addirittura intervistato in tv. Le due notizie sono arrivate ieri, nel bel mezzo dei risultati elettorali: la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio assieme ai direttori del Tg1, Augusto Minzolini, e quello pro tempore del Tg2, Mario De Scalzi. L’accusa è abuso di ufficio. I fatti si riferiscono al video delle interviste al premier trasmesse il 20 maggio scorso e l’inchiesta è nata dopo la denuncia dei radicali. Il fascicolo non andrà al Tribunale dei ministri perché Berlusconi è indagato come leader del Pdl e non come presidente del Consiglio.
Niente tribunali per Santoro e neppure multe. Eppure qualcosa è successo e non di poco conto. L’Agcom ha infatti ravvisato la violazione del divieto di manifestare le proprie preferenze di voto (previsto dalla legge sulla par condicio) nell’episodio che, all’interno della trasmissione Annozero del 26 maggio, ha riguardato le dichiarazioni di Adriano Celentano a favore di Pisapia. L’accertamento della violazione nei confronti di Annozero non prevede, come detto, sanzioni economiche. L’Autorità inviterà comunque la Rai a precisare, secondo modalità da stabilire, che nel corso del programma è stata commessa una violazione. «Ancora una volta Santoro ha considerato le regole sulla par condicio un optional – ha commentato Alessio Butti, capogruppo Pdl in Vigilanza – e come da noi chiaramente evidenziato, la telefonata di Celentano si è risolta in uno sfacciato spot elettorale a favore di Pisapia». Ma ora chi risarcirà il danno?