Regole certe e uguali per tutti

Dicono gli inglesi: «Non puoi giocare a cricket quando tutti gli altri giocano a rugby». Difficile dire chi ha cominciato, ma sembra che siamo tutti d’accordo che un po’ di correttezza in più e un po’ più di rispetto delle regole farebbero bene non solo alla politica.  Non si tratta di un appello buonista, ma di un richiamo, da parte di chi ama la politica, a salvarne la dignità e la credibilità.
Prima di tutto il Parlamento. Decidiamo cosa farne. Abbiamo veramente deciso che non vogliamo più essere una democrazia parlamentare? Ci sono altre valide proposte? E allora perché si continua a tollerare il giornaliero bombardamento di fango su questa istituzione? La democrazia si fonda sull’ equilibrio dei poteri tra Parlamento, governo e magistratura. E allora perché si può dire tutti i giorni che il primo è un covo di parassiti, il secondo una cosca di mafiosi, mentre una critica alla terza è trattata come una blasfemia? Perché pubblicare le intercettazioni telefoniche del presidente del Consiglio è libertà di informazione, ma se si vìola la privacy di un giornalista è un’intimidazione? Perché se Feltri mette alla gogna Boffo l’Ordine dei giornalisti lo sospende, ma se il Fatto infanga un deputato del Pdl (reo solo di aver proposto di sottolineare la sovranità del Parlamento nel primo articolo della Costituzione) accusandolo di aver avuto una lite con sua moglie tredici anni prima, l’Ordine fa melina? Perché su Minzolini si possono fare dossier e sulla Berlinguer non si può fare un libro bianco? Perché è volgare dire che una parlamentare di sinistra è brutta ma si può dire che una di un altro partito è una “accompagnatrice”?
Se i giudici fossero davvero intoccabili come qualcuno desidera saremmo uno Stato di polizia giacobino. Se fossero incensurabili i giornalisti ogni cittadino – che non abbia il privilegio di vedere il proprio pensiero pubblicato – avrebbe la propria fama pubblica e il proprio onore alla mercé dell’ultimo scribacchino. E se fossero le banche o le grandi famiglie a dominare la politica saremmo una repubblica delle banane. Se non ci fosse il Parlamento ognuno di noi sarebbe in balia di poteri che dovrebbe subire senza garanzie e dei quali non potrebbe mai essere partecipe.