Quella lunga scia rossa che non si è mai interrotta

E’ tornata la violenza politica? Gli ultimi episodi di cronaca hanno ridestato l’attenzione dei media su aggressioni e pestaggi a sfondo “ideologico", rimarcandone la gravità in occasione della Giornata dedicata alle vittime del terrorismo e delle stragi. In realtà la violenza politica – o meglio: certa violenza – non è mai tornata, come ci fanno notare i grandi quotidiani, per un motivo molto semplice: c’è sempre stata, e quasi mai ne sono stati individuati gli autori. Una lunga scia rossa che ha origine negli anni Settanta e non si è mai interrotta. E negli ultimi venti giorni si contano almeno cinque episodi di violenza che hanno avuto una matrice identica: l’estrema sinistra. A Roma un ricercatore universitario è stato bloccato sul motorino e colpito brutalmente con un casco perché ritenuto, probabilmente a torto, “di destra"; a Napoli il candidato sindaco è stato picchiato da estremisti dei centri sociali e una bomba carta è esplosa vicino al suo comitato elettorale; sempre nel capoluogo partenopeo tre giovani di Casapound sono stati malmenati; nella capitale un altro giovane di destra è stato vittima di un attentato e un altro è stato “gambizzato" mentre era sul motorino. In tutti e cinque gli episodi le vittime sono dichiaratamente di destra (o comunque ritenute tali). Eppure i media si affannano a sostenere il ritorno della violenza politica, addirittura “di stampo fascista". Ma quale ritorno se c’è sempre stata?
L’episodio più recente risale al 5 maggio scorso: «Sei un camerata?», e giù botte. Un ricercatore universitario di 30 anni è stato avvicinato in zona San Paolo con una domanda ancora apparentemente inspiegabile, cui ha annuito dopo qualche attimo di tentennamento. E poi pestato brutalmente. E’ finito in ospedale con 35 giorni di prognosi, operato per varie fratture al volto, allo zigomo e al setto nasale. Il giovane è stato avvicinato da quattro ragazzi a bordo di due scooter in via Giustiniano Imperatore intorno alla mezzanotte. Scesi dai motorini e rivoltagli quella domanda, lo hanno assalito con i caschi lasciandolo per terra in un lago di sangue. La vittima non risulta iscritta ad alcun partito o movimento politico. L’amico che per primo lo ha soccorso ha dichiarato che non si occupa di politica ma di volontariato. Il sindaco Gianni Alemanno ha cercato di gettare acqua sul fuoco: a Roma «non c’è nessun crescendo di violenza che comunque noi combattiamo. Ci sono, piuttosto, una serie di episodi e di odi che sono possibili in ogni città». E’ passato appena qualche giorno e i quotidiani già non ne parlano più.
Il 29 aprile è stata la volta di un uomo politico, Gianni Lettieri, candidato a sindaco del Pdl a Napoli: decine di giovani dei centri sociali lo hanno avvicinato e poi aggredito davanti al complesso monumentale di San Lorenzo, nel centro antico, dove si era recato per una manifestazione elettorale. Lettieri è stato raggiunto da sputi, spintoni e invettive e poi costretto a rifugiarsi all’interno della basilica di San Lorenzo. Precedentemente erano state molestate alcune ragazze che conducevano biciclette elettriche trainanti manifesti elettorali del candidato. Inoltre una bomba carta è esplosa a pochi metri dal comitato elettorale di Lettieri, in piazza Bovio: molto lo spavento ma per fortuna non ci sono stati feriti. In altra zona del capoluogo partenopeo tre militanti di Casapound sono stati assaliti davanti alla facoltà di Lettere dell’università Federico II da una quindicina di ultras di sinistra, armati di manici di piccone: uno dei tre, Enzo Tarantino, candidato alla terza municipalità con la lista Liberi per Lettieri, è stato colpito alla testa e giudicato guaribile in quindici giorni. Il pestaggio è avvenuto nel giorno in cui ricorreva l’anniversario della morte di Sergio Ramelli, lo studente del Fronte della Gioventù aggredito a colpi di chiave inglese a Milano da un gruppo della sinistra extraparlamentare e morto il 29 aprile 1975 per le gravissime ferite alla testa. In una nota Casapound ha protestato con la questura di Napoli per aver sottoposto «a interrogatorio immediato Tarantino e trattenuto per diverse ore in via Medina, quando lo stesso, per le condizioni critiche in cui versava, sarebbe dovuto restare al Loreto Mare come prevedono le norme ospedaliere a seguito di un trauma cranico evidente».
Sempre nella stessa giornata del 29 aprile una bomba carta ha danneggiato l’ingresso del palazzo dove risiede Alberto Palladino, portavoce dell’occupazione di via Val d’Ala 200 a Roma. Secondo Casapound, l’attentato e la scritta sul muro davanti alla sua casa non lasciano adito a dubbi su quale sia la matrice. Infine, il 14 aprile a Roma, è stato gambizzato il consigliere circoscrizionale del XX municipio Andrea Antonini, ferito da due proiettili mentre percorreva in scooter la via Flaminia. Aveva già ricevuto minacce da frange della sinistra radicale. Anche in questo caso gli autori sono ignoti.