Quei “bravi ragazzi” dei centri sociali: «Milano è…

Giuliano Pisapia ha subito preso le distanze dai compagni che sbagliano, invitando gli estremisti di sinistra a non rovinare la festa di Milano «liberata». Il fair play non gli manca e così, un po’ per dovere, un po’ per convinzione, è costretto a denunciare le esuberanze degli antagonisti con la bava alla bocca contro Riccardo De Corato.
Con un fischio verso le 21 di lunedì sera una cinquantina di loro si sono ritrovati sotto l’abitazione dell’ex vicesindaco, all’angolo con piazzale Loreto, per dargli una lezione, metaforica, s’intende.  Slogan, petardi, fumogeni. Poi cori e insulti per festeggiare il vento nuovo che tira. “De Corato disoccupato” è tra gli slogan più gettonati. Ma c’è anche “Il tuo ufficio ce l’abbiamo noi”, un messaggio tutt’altro che cifrato, da quarantott’ore leonkavallini e autonomi si sentono i padroni della città, si sentono di casa nella nuova amministrazione che invece Pisapia promette sarà moderata e illuminata e orgogliosamente antiberlusconiana. «Noi siamo portatori di una nuova politica», ha detto anche ieri ma il rischio che la legittima volontà di discontinuità con la stagione Moratti, volontà che è stata premiata dai milanesi e che il nuovo sindaco ha il diritto-dovere di rappresentare, possa indirettamente ringalluzzire le frange estremiste e violente è ben presente. Un rischio che si accresce se si continua con i distinguo tra violenza e violenza, tra intimidazione e intimidazione, tra antagonisti buoni ed extraparlamentari cattivi. Nel mirino degli antagonisti milanesi ci sono le «politiche dell’ex assessore alla Sicurezza che ha fatto della guerra ai centri sociali una battaglia personale». Lo dicono chiaramente senza che accada nulla, per molto meno in altre città qualcuno tra le file della sinistra progressista ha invocato la riforma del Codice penale. «Pisapia dice che vuole una metropoli felice – osserva De Corato – bene, cominci da una città che rispetta la legalità e il diritto di proprietà costantemente violata dai centri sociali abusivi». Questi – aggiunge – non sono quattro deficienti. Sono gruppi organizzati che hanno capito dove tira il vento e iniziano da me. Il problema però, a questo punto, è di Pisapia. «Dovrebbe far capire che nella sua idea di città questi signori sono marginali quando invece mi sembra che siano autorevoli interlocutori visto che nella nuova maggioranza sono rappresentati». Nessuno nel centrodestra vuole alzare i toni, «sarebbe da irresponsabili fare paragoni con stagioni passate o invocare lo spettro degli anni di piombo», ma tutti chiedono maggiore vigilanza anche da parte del Viminale rispetto a chiari segnali di turbolenza, chiedono di non sottovalutare l’allarme violenza e l’escalation di episodi di intolleranza che hanno catterizzato tutta la campagna elettorale all’ombra della Madunina. «Se l’era Pisapia inizia con la caccia all’uomo iniziamo male, è un cattivo segnale», dice ancora l’ex assessore alla Sicurezza, un passato nel Msi e in An, «non mi sono fatto intimidire negli anni della spranga e non succederà ora. Faremo un’opposizione puntigliosa, ma non urlata. E ci rivolgeremo a quella Milano moderata e riformista che crede in valori imprescindibili e che non ha capito quanto di buono ha fatto l’amministrazione Moratti. E per protesta non è andata a votare. Pisapia comunque non deve mai dimenticare che oggi il Pdl è ancora il primo partito di Milano». Bandiere del Pdl bruciate, scritte contro il Cavaliere (“Berlusca stai attento ancora fischia il vento”), intimidazioni, aggressioni verbali, scrittte deprecabili che rispuntano sui muri (“dieci, cento, mille Ramelli”): tante tessere di un mosaico pericoloso, che andrebbe scomposto prima che sia troppo tardi, prima che le tante avvisaglie degenerino in violenza sistemica a senso unico. Resta un dubbio: perché se i leonkavallini festeggiano a “modo loro” la vittoria di Pisapia, il sindaco di Milano non ha colpa? Perché invece se tre esaltati fanno il saluto romano sotto il Campidoglio (come è avvenuto ad aprile 2009) per festeggiare la fine dell’era Veltroni, la loro foto fa il giro del mondo, a dimostrazione che il sindaco di Roma è un pericoloso fascista?