Pm, giornalisti e politici: mai fare di tutt’erba…

È bastata una banale frase di Bossi, una semplice distinzione tra bene e male, tra bravi e incapaci, tra imparziali e faziosi, per dare fiato alla dietrologia, non nuova, su un asse di ferro tra il Colle e la Lega, in chiave antiberlusconiana, tanto per cambiare. «I giudici? Non sono tutti uguali». Acqua calda, in teoria, ma diventata subito benzina sul fuoco nel clima torrido della politica italiana.
Forse perché quando domenica sera il leader del Carroccio ha parlato dei giudici, correggendo Berlusconi e sostenendo che “non sono un cancro, ma è vero, ogni tanto c’è qualcuno che rompe le scatole”, quel pensiero quasi fanciullesco è apparso così diverso dagli sfoghi rabbiosi del premier, che poche ore prima si era espresso in termini oncologici sulla categoria dei magistrati. In realtà il senatùr non ha fatto altro che rappresentare una posizione che è condivisa dalla stragrande maggioranza degli elettori di centrodestra, che considerano i magistrati una categoria come tante altre, fatta di professionalità, incompetenze, fazioni, spirito di servizio, e talvolta di eroi, come tutte le categorie del genere umano. È sbagliato fare di tutt’erba un fascio, sui pm, ma anche sui giornalisti, i politici, i medici, categorie su cui tutti evitano di fare la criminalizzazione sulla base di pochi e isolati disdicevoli esempi.
Ma intanto le parole di Bossi hanno scatenato dietrologia a go-go. Patto segreto, inciucio, progetto golpista, congiura anti-Cav: lunedì s’è scritto e letto un po’ di tutto sull’asse Bossi-Napolitano, che dalla difesa comune dei giudici farebbero discendere un progetto politico volto a scalzare il Cavaliere per far strada a un nuovo governo, magari a guida Tremonti, in grado di mettere in cima all’agenda l’approvazione, bipartisan, del federalismo.
Fantapolitica? Forse. Ma intanto Berlusconi neanche commenta: «Io bacchettato da Bossi e Napolitano? Non ho letto, lo sapete che non leggo i giornali. Non ho sentito nulla», taglia corto in una pausa del processo Mills. Ma c’è anche chi ha letto e sentito, come Mario Landolfi, deputato del Pdl, e non s’è divertito per nulla: «La “Repubblica” non si è neppure accorto che, accreditando un fantomatico patto tra Bossi e il presidente Napolitano finalizzato a far cadere e a sostituire l’attuale governo, ha praticamente accusato il capo dello Stato di attentato alla Costituzione. Una cosa che ovviamente non sta nè in cielo nè in terra». Ma allora cosa accade tra Bossi e Berlusconi? Si dividono sui giudici o è solo un gioco delle parti, quello del poliziotto buono e di quello cattivo? Ieri, per esempio, Berlusconi, all’esterno del tribunale di Milano, dove campeggiavano alcune immagini di giudici uccisi dai terroristi, ha in parte corretto il tiro, concedendo alla categoria dei magistrati il riconoscimento di “eroi” per alcuni dei suoi esponenti. Ma non ha rinunciato a chiedere una commissione d’inchiesta parlamentare sulla magistratura. È evidente che la partita elettorale vuole giocarsela con le sue armi, non rinunciando a dire la sua sulle toghe più o meno rosse, ma su questa strada il Carroccio non vuol seguirlo più di tanto. Ma senza strappi in vista.
Ecco perché ieri la Lega, che non sembra avere alcuna intenzione di organizzare congiure dietro le quinte, s’è affrettata ad argomentare la posizione di Bossi per riportarla nei giusti termini.  Nelle stesse ore in cui Berlusconi rialzava il tiro suo giudici, a margine dell’udienza sul processo Mills (e Napolitano arrivava al punto di commuoversi nel giorno del ricordo delle vittime del terrorismo, giudici compresi) il Carroccio affidava al governatore del Veneto la sua linea. «I giudici – diceva Zaia – vanno lasciati in pace. Dobbiamo credere nella giustizia, se crediamo nella giustizia, e questo non è un bisticcio di parole. Come in tutte le buone famiglie c’è forse qualcuno che non tira dritto, ma questo non vuol dire che si debba generalizzare».
Ecco che la Lega ribadiva una linea soft anche a beneficio di coloro che nel Pdl sposano la linea dell’attacco generico e indiscriminato alla magistratura. Nel Popolo della libertà c’è chi ieri ha preso alla lettera l’invito del Carroccio a non fare di tutt’erba un fascio. È il caso del sottosegretario Daniela Santanché, che punta dritto su Ilda Boccassini, per riscaldare ancora un po’ il ring :«È un cancro della democrazia». E via ancora sulla linea oncologica, tra metafore su metastasi e cancro. Nel Pdl, però, c’è anche chi prova a spiegare in termini politici il duetto domenicale tra Bossi e Berlusconi sui giudici: «Non sono per nulla preoccupato perché la linea di Bossi non è così distante da quella di Berlusconi», spiega il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che si pone sulla linea di mezzo: «Ho sentito che Bossi ha detto che è sbagliato dire che i magistrati sono un cancro. Ce ne sono tanti bravissimi. È esattamente quello che ho appena cercato di dire – aggiunge – io non userei comunque la parola cancro, ma credo che anche Berlusconi la pensi nella stessa maniera, nel senso che non critica la magistratura, ma i provvedimenti e i magistrati che hanno avuto quello che io definisco un grande accanimento giudiziario nei suoi confronti. È solo un problema terminologico».
La Russa non si mostra stupito delle parole di Bossi. «Sono diverse nella forma ma nella sostanza anche Berlusconi non ha mai messo in discussione la magistratura o i sacrifici di molti magistrati, non solo le vittime del terrorismo, ma anche di quelli che lavorano bene dalla mattina alla sera». Leggere, interpretare Berlusconi, è anche l’invito che arriva da Fabrizio Cicchitto: «Non si è riferito nè a tutti i magistrati nè a tutti i pm ma, esplicitamente, solo nei confronti della procura di Milano che da anni sta realizzando nei suoi confronti un attacco sistematico, cosi sistematico da essere politico prima che giudiziario: basti pensare che il presidente del Consiglio e chiunque lo frequentasse ad Arcore sono stati intercettati dal mese di luglio fino a dicembre, mese nel quale fu inviato l’avviso di garanzia. Di conseguenza non c’è nessun attacco alla legalità, ma la richiesta del rispetto di essa in tutte le direzioni», conclude  Cicchitto.
Resta alle cronache, però, un’altra giornata di duelli, con il Pd che attacca Berlusconi per la richiesta di una commissione d’inchiesta sui giudici e il Colle che fa sponda con l’Anm in difesa della magistratura. Un copione già visto e che forse rivedremo ancora, almeno fino ai ballottaggi.