Per favore restiamo italiani

Un tempo si diceva “non moriremo democristiani”, adesso, dinanzi agli annunci di Bossi che proclama che la Lega è ormai padrona del Paese, ci chiediamo se riusciremo almeno a morire italiani. Sappiamo che in campagna elettorale il Boss predilige le frasi e le parole forti ma, un po’ di agitazione cova. Lo stesso premier una volta mi disse “le sparate dei leghisti sul tricolore danno fastidio a noi, immaginiamoci a voi che per il tricolore avete lasciato i morti per strada…”.Quindi il concetto gli è chiaro. Più scioccante la dichiarazione di “possesso” nei confronti del ministro Tremonti, che giorni fa Berlusconi indicava come suo possibile successore. Sicuramente va registrato che, in alternanza alle intemperanze elettorali, Bossi e i leghisti danno segnali di adeguamento – o di tolleranza – verso i sentimenti di appartenenza nazionale del resto dei cittadini (noi compresi). Speriamo dunque si tratti davvero di un repertorio da comizio. Noi alla Patria ci teniamo davvero. E ci tenevamo in tempi non sospetti. Come disse il senatore Ramponi durante la celebrazione del 17 marzo a Montecitorio, osservando soddisfatto i colleghi della sinistra dell’emiciclo cantare con la mano sul cuore l’inno di mameli, con tanto di coccarda tricolore: “dobbiamo rendere merito aagli amici della Lega di aver fatto diventare patriottici persino i comunisti…”.