Par condicio violata, solo un buffetto alla Berlinguer

La buona notizia per Silvio Berlusconi è che in televisione continua ad avere un buon seguito. A distanza di due anni dalla sua ultima partecipazione a Porta a Porta, mercoledì sera il premier è stato seguito da oltre 1 milione 700 mila spettatori con uno share del 20,30%, che ha consentito a Vespa di vincere la sfida della seconda serata. La brutta notizia è che ieri alcune sue paroline contro i giudici, rivolte al presidente Obama durante il G8 di Deauville, hanno scatenato la solita cagnara di polemiche in Italia. Ma la cosa forse non gli sarà dispiaciuta più di tanto.

Agcom, due pesi e due misure
Dopo la stangata su Rai e Mediaset per gli spazi eccessivi concessi a Berlusconi nello scorso fine settimana, ieri l’Authority per le Tlc s’è mossa anche contro il Tg3, l’unico telegiornale non sanzionato per le interviste al premier. Ma lo ha fatto con un semplice ammonimento, nonostante il richiamo alla violazione della par condicio, lo stesso che era stato alla base delle sanzioni inflitte a Minzolini e company. «La Commissione servizi e prodotti dell’Autorità ha deliberato, a maggioranza, di richiamare il Tg3 a dare spazio, entro domani, ad un esponente dello schieramento opposto a quello dell’onorevole Di Pietro, in relazione all’intervista di questi trasmessa il 20 maggio scorso sui temi del ballottaggio di Napoli», è la nota dell’Agcom. Dunque, Di Pietro ha parlato da solo e senza contraddittorio, come Berlusconi. Ma questo non fa scattare la multa. Una disparità di trattamento che ha spaccato la stessa Agcom. «Due pesi e due misure», denunciano i quattro commissari dell’Autorità Antonio Martusciello, Stefano Mannoni, Roberto Napoli, Enzo Savarese, commentando il richiamo rivolto dalla Commissione al Tg3 e votato a maggioranza, con il solo voto contrario di Martusciello. «L’intervista ad Antonio Di Pietro andata in onda il 20 maggio, nell’edizione del Tg3 delle ore 19.00, presentava le stesse caratteristiche comunicative addebitate alle interviste del presidente del Consiglio trasmesse lo stesso giorno e pesantemente sanzionate – spiegano i quattro commissari –. Ma in questo caso è stato ritenuto sufficiente un buffetto sulla guancia».

La giustizia spiegata a Obama
In Italia «abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra». Indifferente al protocollo, come al solito, Berlusconi ieri s’è concessa una delle sue esternazioni fuori programma. Al G8 di Deauville, il Cavaliere s’è avvicinato al presidente degli Stati Uniti e, appoggiandogli una mano sulla spalla, gli ha spiegato: «Noi abbiamo presentato una riforma della giustizia che è fondamentale – si sente dire al premier, sbobinando la registrazione di un video – perché in questo momento abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra». Apriti cielo. L’Anm ha immediatamente dato alle stampe una nota di protesta mentre l’opposizione ha rispolverato la vecchia tesi: «Così Berlusconi danneggia l’immagine dell’Italia».

Le scuse della Moratti
Il tormentone del confronto con accusa di furto, finito male, prosegue a distanza, anche a tre giorni dal voto. Anche ieri Letizia Moratti ne ha parlato, raccontando di aver inviato una lettera di scuse, privata, a Pisapia «e deciderà lui se renderne pubblico il contenuto».Quanto alla possibilità di un faccia a faccia tra i due candidati, ha aggiunto: «Da parte mia c’è sempre la possibilità di un confronto con Pisapia, per rispetto verso i milanesi».  «I cittadini milanesi – ha proseguito il sindaco, durante una videochat del Corriere – hanno voglia di conoscere i programmi dei cadidati e le differenze tra di loro per meglio scegliere chi amministra la città. Con due visioni diverse – ha concluso – due modi diversi di intendere lo sviluppo». Il  sindaco uscente ha preso le distanze dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio, che durante la puntata di Porta a Porta aveva sostenuto che la sinistra vincerà solo se gli elettori lasceranno a casa il cervello. «Io ho molto rispetto per gli elettori, per tutti gli elettori», ha detto Letizia Moratti, criticando anche i toni eccessivi del Pdl in campagna elettorale. Molte le domande dei lettori del Corriere a Pisapia sulla moschea. L’eventuale costruzione dovrà essere autofinanziata da chi la vuole e non a spese del Comune, ha chiarito l’aspirante sindaco, convinto del fatto che qualsiasi centro religioso dovrà essere realizzato «nel rispetto delle regole e della legalità». Errori in campagna elettorale? «Tanti, ma tutti in buona fede. Non ho insultato nessuno, non ho detto menzogne, forse talvolta sono stato poco chiaro ma la mia campagna è stata su temi concreti» ha risposto l’avvocato, candidato del centrosinistra a Milano.

La solita boutade della Lega
E la Lega? Anche ieri ha rinfocolato la polemica sui ministeri, con Calderoli che è rientrato a gamba tesa nel dibattito con un vero e proprio ultimatum. «Ci sono problemi sui ministeri al Nord? E allora niente tasse», ha detto. La provocazione leghista non ha preoccupato più di tanto il Pdl, che con il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, ha replicato: «Della questione di un eventuale trasferimento dei ministeri parleremo nei prossimi giorni e troveremo soluzioni compatibili con tutte le diverse esigenze in campo: quella di un maggiore ascolto dei territori, al Nord come al Sud; e quella di un assetto delle istituzioni che rispetti le norme fondamentali della Repubblica».