Nuova età dell’oro con Pisapia? Ma prima…

«I maestrini a sinistra li possono fare poco». Primo perché «la Milano da bere ce la ricordiamo tutti». Secondo perché «da allora in poi non mi pare proprio che il loro progetto abbia convinto i milanesi». Riccardo De Corato è vicesindaco di Milano. Lo è stato per la prima volta nel 1997, ma in consiglio comunale ci sta del 1985, quando fu eletto con il Msi. Si capisce che trova piuttosto indigeribili le lezioncine che arrivano da Pisapia & co. sul presunto medioevo che starebbe vivendo la città e su una vagheggiata nuova età dell’oro che potrebbe vivere con il centrosinistra. Che non le trova accettabili né alla luce di quello che la sinistra ha rappresentato a Milano in questi anni, né alla luce di un eventuale confronto con il periodo pre-centrodestra, che politicamente parlando è un’era geologica fa: partendo da Marco Formentini, eletto nel 1993, sono quasi vent’anni che i milanesi scelgono il centrodestra e la sua idea di città.
Scriveva sul Fatto Quotidiano di ieri Nando Dalla Chiesa: «Pisapia deve vincere. Non per far cadere Berlusconi. Ma per regalare finalmente ai milanesi un’altra città. E per far sventolare su Palazzo Marino la bandiera, da tempo ammainata, del decoro civile». Proprio in quest’ultima frase si leggeva, nemmeno poi tanto tra le righe, un sentimento assai diffuso a sinistra e ora più che mai ostentato a Milano: quello della presunta superiorità morale. Questione vecchia e parecchio urticante, che anche De Corato non ha preso benissimo. E alla quale però ha replicato con i numeri e la cronaca amministrativa degli ultimi anni. Come a dire che a giudicare – e a essere abilitati a farlo – sono solo i milanesi. «Nando Dalla Chiesa? Ma se il suo progetto politico – ha commentato il vicesindaco – fu bocciato dai milanesi. Fece eleggere Formentini, regalando alla Lega una maggioranza bulgara. Qua tutti dimenticano il passato, invece bisogna ricordarlo».
Il passato su cui l’esponente del Pdl si è concentrato è quello recente, dell’evo del centrodestra. «Per dare la misura voglio portare solo tre esempi», ha esordito il vicesindaco, il cui pallino è un po’ da sempre la sicurezza. Invece, per raccontare la Milano del centrodestra De Corato ha scelto tre esempi che attengono alla vita culturale e al calibro internazionale della città: «Abbiamo rifatto la Scala, il più grande teatro lirico del mondo, in due anni e sforando solo del dieci per cento rispetto alla spesa complessiva. Abbiamo dato a Milano l’Arcimboldi, uno dei più grandi teatri d’Europa. Abbiamo portato qui l’Expo». Se le risposte di getto significano qualcosa, quelle del vicesindaco significano che la giunta ha le idee molto chiare su quale sia la vocazione della città. Detto ciò, però, De Corato non si è fermato affatto ai tre esempi che aveva annunciato e ha proseguito parlando di servizi: «Il centrosinistra aveva lasciato Milano senza neanche un depuratore, noi ne abbiamo fatti tre che coprono tutta la popolazione di un milione e trecentomila abitanti. Così abbiamo smesso di inquinare il Lambro, il Po e l’Adriatico». Poi è stata la volta del verde pubblico: «Milano, quando siamo arrivati a Palazzo Marino, aveva sette metri quadri di verde per abitante, ora ne ha venti come Copenaghen e poi abbiamo fatto un massiccio piano di illuminazione, con circa 100mila punti luce che illuminano le periferie, i monumenti, le chiese, i castelli, i porti». Dunque, ricapitolando: cultura, ambiente, qualità della vita. De Corato prima ha sfidato la sinistra sul “suo” campo, poi è passato a uno dei temi “d’elezione” del centrodestra e argomento top della campagna elettorale: l’immigrazione.
«La nostra – ha rivendicato – è una città col cuore in mano. Abbiamo 218mila immigrati regolarmente iscritti all’anagrafe. Tenendo conto del rapporto tra residenti e immigrati, non esiste una città che ha dato tanto lavoro agli stranieri. Poi abbiamo anche 50mila clandestini e questo dice chiaramente che non possiamo accogliere altri immigrati, perché si rischierebbe il razzismo e noi non vogliamo scontri e tensioni nelle nostre periferie». Infine, un passaggio sul welfare: «Siamo la città con la più alta spesa d’Italia». Dunque, anche su accoglienza e solidarietà le accuse vengono respinte. Soprattutto, però, i numeri portati il vicesindaco sono stati quelli del consenso: «La sinistra finora, a Milano, non era nemmeno percepita. Ha preso sconfitte su sconfitte. Ora c’è stato questo risultato, ma fa finta di non vedere che ha gli stessi voti del 2006, che non sono migliorati… siamo noi che abbiamo perso una fetta di elettorato che al primo turno non è andato a votare. Ma ora c’è il secondo turno e vedremo». E la Milano dei socialisti? A quella De Corato ha riservato poche battute: «Da una parte realizzava le opere, dall’altra vi lucrava sopra. Non mi sembra ci sia nemmeno da fare paragoni, tra l’altro il vicesindaco di allora era un comunista…»