Non gufate, l’alleanza regge

Quando nel centrodestra tutti si adeguano ad una linea, si dice che sono appecoronati o asserviti. Appena qualcuno manifesta un dissenso seppur solo tattico, partono i mortaretti e gli annunci dell’imminente catastrofe: «il governo va a rotoli!», «la maggioranza in ordine sparso!», «sono alla resa dei conti!». Basta una divergenza di posizioni all’interno dell’esecutivo su questioni ambientali o su pari o dispari opportunità che ecco arrivare l’annuncio dell’imminente crisi.
Decidetevi, amici agitprop delle redazioni blasè, ci volete singoli o plurali? Una coalizione presuppone delle diversità di partenza e una sintesi. È così che funziona. A sinistra non è mai riuscito perché le diversità non erano compatibili e si facevano i governi macedonia. Ma il centrodestra ha una sua storia sufficientemente consolidata.
Grottesco l’atteggiamento di chi – come Bersani – fino ad un mese fa ci attaccava perché condividevamo il governo della nazione con gli “anti-italiani” della Lega e ora fa appello a Bossi perché si smarchi e faccia un ribaltone. Tutti insieme per abbattere el invincible? Nostalgia del Cnl, dove poi i partigiani del IX corpus liquidano a guerra finita quelli della Osoppo. Un film già visto.
Noi crediamo che le differenze – territoriali, culturali e persino tattiche – siano un patrimonio da preservare e valorizzare. E perché no?
In democrazia vince l’addizione, non la sottrazione.