«Noi? la terza via della cooperazione»

Il riconoscimento tanto atteso alla fine è arrivato. «Sì, dopo i ricorsi che abbiamo subito fin dalla nostra nascita qualche mese fa è giunto – dopo il Tar – anche il verdetto del Consiglio di Stato che ci ha dato ragione: siamo una “vera” esperienza cooperativa». Per Francesco Dello Russo, presidente di Unicoop (l’organizzazione che rappresenta un po’ la “terza via” in questo settore così fortemente caratterizzato politicamente a sinistra e al centro), questo è un risultato storico. «Siamo stati bersaglio da parte della Lega cooperative, dalla Confcooperative e dall’Unci che sostenevano che non avevamo i requisiti. La risposta finalmente è arrivata».

Presidente, che cosa significa questo?

Che possiamo continuare ad affermare che i principi della cooperazione sono un patrimonio di tutti, non solo di chi fa riferimento alla sinistra e al centro. Noi lottiamo affinché sia la qualità della cooperazione e il concetto della democrazia che si esprime in questa a rappresentate la carta d’identità. Noi, anche se siamo ancora minoranza, non abbiamo scheletri nell’armadio e non riceviamo nessun finanziamento. Ma viviamo solo con il sacrificio di quei pochi che hanno creduto in questo progetto: ossia nella buona cooperazione. Questo forse ha dato fastidio.

Che cosa intende con questo?

Noi vogliamo portare avanti un modello che vuole rivalutare il capitale umano rispetto a quello economico. Cooperazione intesa insomma come impegno sul territorio e da questo la possibilità di far partecipare chi ha contribuito a produrlo: un modello nuovo che vive a prescindere dalla situazione economica e che si differenzia da altri modelli.

Ammetterà però che sul mondo della cooperazione c’è da sfatare qualche pregiudizio. Ad esempio quello tra cooperative vere e quelle spurie.

È vero ma non ci riguarda. Noi abbiamo tremila cooperative che sono piccole e medie. Non intendiamo avere come associati delle realtà economiche che nulla hanno a che vedere con la cooperazione: alcuni carrozzoni, cioè, che sotto il target hanno interessi finanziari ed economici diversi e che sul mercato fanno sleale concorrenza con le aziende vere…

C’è chi dice, poi, che le cooperative siano diventate delle vere e proprie finanziarie.

Anche questo è vero. Prendiamo le grandi Coop: ecco non capisco perché, in base al volume che hanno raggiunto, non si trasformano in spa e non si confrontano sul mercato. Anche perché è ben chiaro come la Coop non è di tutti ma di pochi: perché se andiamo a vedere chi la gestisce è evidente come sia un numero esiguo di persone. Non mi sembra che lì si ragioni allora con il meccanismo di una testa uguale un voto: hanno invece un sistema di governance che non sta più al livello del socio ma esprime un rapporto di interessi che evidentemente non è di tutti.

L’Unicoop in questo contesto come si pone?

Siamo convinti che la cooperazione possa essere davvero uno degli strumenti per la riqualificazione del Paese. Noi proponiamo prima di tutto la costruzione di una concorrenza virtuosa, fondata sull’allenza tra più imprese legate alla realtà territoriale. Da questo punto di vista crediamo che questo medoto debba diventare strutturale essendo anche uno dei punti che la nostra Costituzione richiama esplicitamente. Oltre a questo una delle nostrre sfide è quella che riguarda il ruolo della donna. Ecco noi crediamo che oltre al ruolo di madri è fondamentale incentivare la loro funzione nel sistema produttivo.

Come?

Vogliamo creare delle cooperative a misura di donna. Per dare la possibilità a queste di conciliare vita lavorativa con vita familiare: se si allarga la possibilità di lavorare l’occupazione non può che beneficiarne.

A proposito di questo. In un momento di crisi economica qual è lo stato delle cose per la cooperazione?

Al contrario di ciò che si può pensare, con la crisi le cooperative stanno aumentando. Proprio in questo momento si capisce il valore e l’importanza del nostro modello nel sistema produttivo. Sono tanti infatti – tra giovani e precari – coloro che vedono proprio in questo momento la cooperativa come una possibilità di sviluppo: grazie anche al fatto che non necessita di un capitale importante. A maggior ragione in settori – come la formazione e il non profit – che come caratteristica hanno l’inventiva.

Capitolo accesso al credito. Ossia Basilea…

Capitolo problematico. Perché in base alla nuova legislazione le banche non avendo determinate garanzie sul patrimonio delle cooperative non possono finanziare. Questo processo ostacola pesantamente la crescita di una cooperativa. L’unica possibilità resta quella di consorziarsi. Ecco, davanti a questo il governo dovrebbe avere una visione più chiara. Perché – e noi siamo la dimostrazione – la cooperazione appartiene al Paese. Se cresce questa cresciamo tutti.