Meglio uno scivolone che il precipizio

La parola d’ordine del giorno è “rimettere mano al partito”. Come se la responsabilità di un mancato successo possa essere addebitata a qualcosa che non c’era. Forse un partito è ora di fondarlo o almeno prenderne in esame la costituzione. Centralista? Federale? Poco importa. Dovrebbe esserci un qualcosa che appartiene a tutti e a cui tutti appartengono, che tutti devono tutelare e che tutti tutela.
I parlamentari sono nominati, è vero. Questo dovrebbe indurre a una maggiore fedeltà, ma ha finito per mischiare il grano con la crusca. Nel momento in cui la tenuta della maggioranza è stata messa in crisi dal numero, sono diventati più importanti gli incerti di quelli certi.
Sul territorio si è visto un voto che pesca fuori dai partiti e che spesso premia proprio chi riesce a creare la suggestione di esserne scollegato. Vale per De Magistris come per Pisapia. Il giudizio delle urne sul Pd è molto severo.
C’è poi il governo, somma di tutto ma non necessariamente sintesi. La comunicazione politica gira tutta intorno all’esecutivo e si è confermata il tallone d’Achille del centrodestra. Ogni iniziativa è stata sfigurata dai media ed è giunta agli elettori con valenze spesso opposte a quelle reali.
In cima alla piramide – nel bene e nel male – Silvio Berlusconi, che assomma in sé, inevitabilmente, massima autorità e massima responsabilità.
La sua assoluta centralità ha fatto sì – nel passato come ora – che sia più conveniente restare fuori dal Pdl e trattare direttamente con lui che aderire al suo partito. I recenti problemi tra Renata Polverini e alcune componenti del Pdl nella Regione Lazio vanno letti anche in quest’ottica.
In passato le vittorie sono state sempre ascrivibili al suo intervento e alle sue capacità personali. Questo ha però impedito che emergessero figure che potessero coadiuvarlo e assumersi la loro parte di merito e responsabilità. Nel Pdl ci sono centinaia di validissimi quadri politici, di ogni età e provenienza. Valorizzarli sarebbe una grande opera a beneficio dell’Italia intera. Perché di buoni politici la democrazia ha bisogno. Che siano al governo o all’opposizione.