Meglio “Il Caimano” in onda che i piagnistei di Moretti…

Fossi in Lei (intesa come Lorenza, futuro dg della Rai) manderei in onda il prima possibile il film di Nanni Moretti Il Caimano. Anzi, data la rilevanza culturale, artistica e politica della pellicola, la manderei in onda in prima serata e a reti unificate. Visto che ci siamo, con l’occasione si può proporre al prossimo Cda di viale Mazzini di dedicare un canale tematico (Rai educational?) all’intera filmografia del “nostro” da mandare in onda non stop: da Io sono un autarchico ed Ecce Bombo in poi. Sarebbe un’operazione culturale plauditissima nonché un formidabile incentivo per i fanciulli inappetenti («Mangia, sennò mamma ti fa vedere Palombella rossa al posto di Ben 10!»).
Tutto, pur di non starli più a sentire. Moretti ha parlato non tanto sottilmente di insabbiamento della sua pellicola. «Dopo che il film è uscito – ha denunciato su La7 – è stato acquistato dalla Rai per un milione mezzo di euro per cinque passaggi in altrettanti anni. Sono già passati tre anni e un mese….». Poi il pistolotto contro i dirigenti di viale Mazzini. «I miei genitori mi hanno insegnato ad assumermi la responsabilità di quello che dico e di quello che faccio delle mie scelte o delle mie non scelte. Per ora non è stato messo in onda. Qualcuno mi spieghi perché». Il perché, i sostenitori del Nanni nazionale credono di saperlo già. Come pure i dipietristi che,addirittura nel giorno della festa dei lavoratori, sono partiti con una raccolta di firme aderendo a una proposta di Articolo 21 per chiederne l’immediata messa in onda: «Il Caimano è stato volutamente oscurato: in questo modo sono stati calpestati i diritti di milioni di cittadini che pagano il canone», ha tuonato il portavoce dell’Italia dei valori, Leoluca Orlando. Una perorazione per il beato martire Nanni, da «santo subito» a «in onda subito».
Una sollecitazione che va in onda a intermittenza. In febbraio si volevano trasmettere gli ultimi sette minuti del film nel corso di Parla con me di Serena Dandini. Non a caso le scene finali dove si vede il Caimano condannato a sette anni mentre lascia il tribunale, acclamato da una piccola folla che poi, mentre “Berlusconi-Moretti” si allontana in macchina, tira di tutto, bombe molotov comprese, addosso ai magistrati. In concomitanza con quanto accadeva al tribunale di Milano. Rai Tre ha chiesto anche di poter trasmettere il film in prima serata: una richiesta alla quale Masi ha replicato che sarebbe andato in onda su Rai Uno (che a sua volta ne avrebbe fatto richiesta). Il direttore di rete Mauro Mazza, dal canto suo, aveva sottolineato di aver egli stesso chiesto, una volta che ce ne fosse stata la disponibilità, che il film venisse trasmesso dalla rete da lui diretta: «Sono un giornalista, e anche se personalmente non lo ritengo un film di qualità eccelsa dal punta di vista cinematografico, a mio avviso in questo particolare momento diventa interessante e di attualità». Ma intanto il film sulle reti Rai non si è visto e la sinistra ha avuto gioco facile nel gridare al complotto.
Ecco perché tocca a Lei (in quanto dg) sollecitare una messa in onda “riparatrice”. Ammesso che sortisca l’effetto voluto dal suo autore. Basti ricordare che cosa accade nel 2006. Il film uscì in piena campagna elettorale. Tant’è che sul fronte prodiano, in tanti paventarono l’effetto boomerang. «Moretti è un bravo regista – si allarmò alla vigilia della prima l’ex diessino Lanfranco Turci – Spero che il suo film porti avanti una critica intelligente, non faziosa. Ma occorre fare attenzione: il film di Moore su Bush non provocò tutti quegli effetti positivi che sperava il partito democratico. Anzi, avvenne il contrario». E accadde proprio questo a leggere la recensione di Luca Telese su Il Giornale (proprio il giornalista che sabato scorso ha raccolto in tv le lamentazioni del povero Nanni):  Il Caimano? È un film «oggettivamente berlusconiano – osservò Telese – lo è a prescindere dalle intenzioni di chi l’ha girato, ma lo è di fatto, col rischio di costruire una apologia involontaria del Cavaliere, devastante per i suoi critici… Se c’è una sinistra, in questo film, è una sinistra che si sente antimoderna in tutto tranne che nell’antiberlusconismo».
Se è così, conviene soprattutto ai berlusconiani l’inserimento in palinsesto. Ma la messa in onda basterà a zittire i pasdaran morettiani? Non è detto. Per la prossima ipotesi di complotto si può sempre ripartire da Habemus Papam, accusando il Vaticano per gli incassi non eccelsi. C’è di certa, per ora, la caduta libera della pellicola al box office. Sceso di tre posizioni in una settimana, il film di Moretti è scivolato al quinto posto dietro persino a Brignano e Pannofino, protagonisti di una commedia ambientata a Cuba: isola della revoluciòn, del comunismo e della censura. Quella vera.