Ma il dolore non è un dentifricio…

Evitate, se potete. Lasciate fuori la sofferenza dallo scontro politico e dalla propaganda, dai maxi-poster e dalle gigantografie, dai talk show televisivi e dagli spot. Le immagini choc non aiutano, sono solo un tentativo di utilizzare il dolore come uno strumento e chiunque, al di là degli schieramenti, dovrebbe prenderne le distanze. Significativo è ciò che sta accadendo con i manifesti dell’associazione Luca Coscioni, legati alla campagna del 5 per mille: mostrano un malato terminale sormontato dal messaggio “Lasciatemi morire in pace”. Sono stati affissi a Milano, in pieno centro, e subito ne è scaturito un confronto duro tra i favorevoli e contrari, con i botta e risposta sull’eutanasia. Un’iniziativa di dubbio gusto, le cui conseguenze negative erano ampiamente prevedibili o, a dirla tutta, sono state volutamente previste. Non è una questione di moralismo (il moralismo fa accapponare la pelle a chi non si è mai arreso al politically correct). È invece una questione di rispetto perché le decisioni sulla vita e sulla morte delle persone sono valori non negoziabili e soprattutto non trascinabili nelle contrapposizioni, men che meno nella propaganda per il cinque per mille. Il dolore non è un dentifricio e neppure un paio di jeans da mettere sui cartelloni pubblicitari. Proprio per questo va condiviso l’intervento del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha incaricato gli uffici comunali di valutare le vie tecniche e giuridiche per rimuovere i manifesti: «Sono convinta che il messaggio e l’immagine utilizzati per questa campagna pubblicitaria siano contrari alla sensibilità della maggioranza dei milanesi – ha osservato la Moratti – siano essi credenti o meno». Si lasci morire in pace chi soffre. Senza sbattere la sua faccia sui manifesti e senza utilizzare la sua storia nei salotti televisivi o nella campagna del cinque per mille.